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Storia

 

Le origini della città di Bari risalgono a tempi molto antichi, come testimonia un villaggio preistorico risalente all’età del bronzo. Nel III secolo a. C. la città era già un fiorente ed attivo porto della Peucèzia, il territorio che occupava la parte centrale dell’Apulia. Dopo aver resistito a lungo alle invasione dei Greci, Bari fu conquistata dai Romani ed ebbe la qualifica di Municipium con il nome di Barium. Fu sede episcopale in età paleocristiana (V-VI secolo). Caduto l’Impero Romano, si trovò coinvolta nelle lotte fra Bizantini e Longobardi, con la presenza di un gastaldo. Nell’840 la città di Bari cadde sotto il dominio dei Saraceni, che crearono un piccolo emirato con a capo Kalfun, sin all’870, quando fu conquistata dai Bizantini. In quel periodo divenne il maggior centro politico, militare e commerciale italiano dell’Impero d’Oriente e sede del “Catapano” (comandante greco), che governava tutti i territori di Bisanzio in Occidente. Attorno al Mille la città subì tremendi assalti da parte dei pirati saraceni. Il più grave di questi, nel 1002, si protrasse con un lungo assedio, dal quale la città fu salvata dall’intervento della flotta veneziana, guidata dal doge Orseolo II. Il dominio bizantino terminò nel 1071, quando il normanno Roberto il Guiscardo conquistò la città. Sotto la dominazione normanna, il porto di Bari assurse a grande notorietà, quale uno dei principali porti d’imbarco per le Crociate. Bari è legata particolarmente ai Normanni perché sotto di loro, e più precisamente il 9 maggio 1087, furono portate in città le spoglie di San Nicola, il più prestigioso santo taumaturgo dell’Oriente, trafugate a Myra (Turchia) da 62 marinai baresi a bordo di tre imbarcazioni, facendo diventare così il centro uno dei principali luoghi della cristianità del tempo. Il dominio normanno terminò nel 1156, quando Guglielmo I, detto il Malo, assalita la città, la rase al suolo salvando solo la Basilica di S. Nicola. Gli Svevi ricostruirono Bari e la stessa città trascorse uno dei periodi più splendidi sotto Federico II di Svevia. Il sovrano illuminato diede nuovo impulso alle attività portuali ed industriali, restaurò il Castello ed alla sua corte fiorirono le arti e la cultura. Nonostante ciò i Baresi lo tradirono e Federico lasciò un distico sferzante: “Ut nudos enses, videas vitare barienses” (in sostanza avvisa di stare alla larga dai Baresi nello stesso modo in cui si evitano le armi bianche affilate). Si succedettero nel controllo della città prima gli Angioini con Carlo I d’Angiò, che impose dure tasse; Bari decadde al punto che, nel XV secolo, fu assoggettata al dominio feudale dei principi di Taranto e poi dei duchi di Milano, gli Sforza. Il XVI secolo con Isabella d’Aragona, che era giunta a Bari nel 1501, fu caratterizzato da un periodo di notevole prosperità. Ad Isabella successe la figlia Bona, che, rimasta vedova di Sigismondo I, re di Polonia, si trasferì a Bari ove regnò con tanta saggezza che, alla sua morte (1557), i Baresi vollero onorarla seppellendola in S. Nicola. Secoli bui (XVI-XVIII) furono quelli di dominazione prima spagnola e poi borbonica, anche se Carlo III di Borbone fece passare da Bari l’importante strada che collegava Napoli a Brindisi. Si intensificarono anche i rapporti con il mondo culturale napoletano. Nel 1813, con decreto di Gioacchino Murat, cognato di Napoleone e Re delle Due Sicilie, si iniziò la costruzione della città nuova, oltre le mura medievali. Dopo la caduta di Murat Bari tornò sotto il dominio dei Borbone e nel 1860 entrò a far parte del Regno d’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

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Testi:
Stefania Maffeo

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