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Folklore e manifestazioni

  • Fiera del Levante: ogni anno, a settembre, si svolge, nell’ambito della Fiera vera e propria, la rassegna “Agrilevante”, salone internazionale delle macchine per l’agricoltura, il giardinaggio e la zootecnia, abbigliamento, salone auto, moto e imbarcazioni, galleria delle merci varie (bancarelle di paesi africani e del Medio Oriente, per vendita di collane, anelli, cappelli ed altro). La Fiera del Levante di Bari viene definita la più grande campionaria d’Europa.
  • Festa di S. Nicola: la città è indissolubilmente legata al nome di S. Nicola, onorato in due occasioni, durante le quali si svolgono particolari riti legati alla fede ed alla tradizione popolare. Il 6 dicembre, data in cui si rievoca la sua nascita e la sua morte, è associato il rito delle nubili: tutte le fanciulle in età da matrimonio si recano ad assistere alla prima messa, celebrata alle 5 del mattino, cui segue il giro intorno alla cosiddetta “colonna miracolata”, nella speranza di trovare marito entro l’anno. Ma la tradizionale festa patronale ha luogo in primavera, in particolare nelle giornate del 7, 8, 9 maggio, che celebrano proprio le giornate dell’arrivo, in città, dei marinai e della conseguente traslazione delle ossa. Già dal 28 aprile per la città vecchia vengono condotte in processione le reliquie del Santo. Il 7 maggio prevede l’arrivo dei pellegrini (ziazie) devoti, provenienti soprattutto da Abruzzo e Campania. Il giorno 8, invece, si suole rendere omaggio al santo che si trova in mare: appositi barconi sono messi a disposizione dai pescatori per accompagnare i pellegrini desiderosi di rivolgere una preghiera a S. Nicola. Ma il momento più toccante e singolare del culto nicolaiano prevede il prelievo della S. Manna dalla tomba: la cittadinanza barese, dopo la celebrazione eucaristica, si raccoglie in cripta intorno all’Arcivescovo per assistere in preghiera alla cerimonia condotta dal Rettore, il quale, introducendosi sino a mezzo busto con la sonda all’interno del sacello, preleva con un sondino di gomma il liquido, fatto confluire in un’ampolla di vetro. Anticamente i pellegrini, il cui arrivo scandiva la festa del patrono, erano ospitati dagli abitanti della città vecchia, i quali dando in affitto una stanza della propria casa avevano precorso, in un certo senso, i tempi del Bed & Breakfast. La tradizione, inoltre, prevedeva, allora come adesso, la preparazione di piatti tipici: primo fra tutti le seppie ripiene con contorno di patate. Ma, altrettanto caratteristico è l’assaggio, durante l’uscita serale in piazza, tra un gioco pirotecnico e l’altro, delle cozze crude accompagnate dal provolone (vedanze de Sanda Necole) o ancora del panino con mortadella e provolone (u cugne de Sanda Necole).

 

 

 

 

 

 

 

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Testi:
Stefania Maffeo

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