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Chiesa di S. Luca: legato alla devozione dell’immagine della B. Vergine di S. Luca (icona bizantina), il santuario, posto sul Colle della Guardia, rappresenta uno dei simboli di Bologna. Fu costruita da Dotti, che sposò felicemente l’architettura del tempo (1723/1757) alle linee del colle. Le 666 arcate di un portico - unico al mondo per la sua lunghezza di quasi quattro chilometri (3.796 mt) - collegano il santuario alla città. Entro una planimetria ellittica gli spazi interni si dilatano a croce greca culminando nell’altare principale che precede la cappella della Vergine. Tra gli artisti che adornano la chiesa si segnala Guercino (sagrestia maggiore).
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Archiginnasio: elegante edificio rinascimentale con un arioso porticato di 30 arcate che, insieme a quello attiguo del Museo Civico, forma le Logge del Pavaglione (il termine si ricollega alla fiera dei bachi da seta che si tenne dal 1449 negli spazi ora occupati da Piazza Galvani, di fronte all’Archiginnasio: quel mercato era collocato sotto un tendone detto in dialetto pavaiàn, dal francese pavillon, cioè padiglione, tenda). Il palazzo fu la prima sede stabile dell’Università di Bologna. Di grande suggestione è la visita all’edificio attraverso il cortile a duplice loggiato, gli scaloni, gli atri ed i saloni, tutti ricoperti di stemmi policromi degli studenti italiani e stranieri affluiti all’ateneo bolognese. Unico nel suo genere il Teatro Anatomico dove si tenevano le lezioni di medicina, completamente rivestito in legno intagliato e con le famose statue degli Spellati di Ercole Lelli (1735).
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Fontana del Nettuno: capolavoro del Giambologna, è considerata una delle più belle ed armoniose fontane rinascimentali (1564/1566). La statua in bronzo del dio marino è chiamata dai Bolognesi "il Gigante" e presenta alcuni punti di osservazione curiosi ed arditi, come il cosiddetto "dito del Gigante": si narra che Tommaso Laureti volesse realizzare il Nettuno con i genitali più grandi ma la chiesa glielo proibì; allora disegnò la statua in maniera che da una particolare angolazione l’indice della mano sinistra tesa del Nettuno sembra spuntare direttamente dal basso ventre, in maniera simile ad un pene eretto. All’epoca le donne di Bologna, alla vista del Nettuno, si turbavano, così che la chiesa dovette mettere dei pantaloni di bronzo alla statua. Tutta la fontana ha comunque una forte valenza erotica: per esempio, le ninfe di contorno spruzzano acqua dalle mammelle.
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Piazza Maggiore: cuore palpitante del capoluogo emiliano, è una delle più suggestive piazze del mondo per gli insigni edifici che vi si affacciano. Palazzo del Podestà (XIII secolo) è sormontato dalla Torre dell’Arengo, racchiudente una campana di 49 quintali che suona in occasione di importanti eventi cittadini. Palazzo Re Enzo ospitò dal 1249 fino alla morte (1272) il figlio dell’imperatore Federico II. Palazzo D’Accursio, monumentale complesso architettonico di origine trecentesca, è sede del Comune ed è sormontato dalla Torre dell’Orologio (1444). Palazzo dei Notai fu costruito fra il 1381 ed il 1442. Il Palazzo dei Bianchi trae il suo nome da alcuni banchi o botteghe che, durante i secoli XV e XVI, esercitavano l’arte cambiaria.
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Cattedrale Metropolitana di S. Pietro: fu elevata al titolo di "Metropolitana" nel 1582 da Papa Gregorio XIII, che conferì alla diocesi di Bologna la dignità arcivescovile. Le origini dell’edificio affondano negli albori dell’era cristiana. La facciata settecentesca della chiesa è opera del Torreggiani. All’interno vi sono pregevoli opere d’arte, tra cui alcune acquasantiere del 1220 di marmo rosso provenienti dall’antica chiesa romanica.
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Basilica di San Petronio: dedicata al patrono cittadino (ottavo vescovo di Bologna dal 431 al 450), è la più grande ed importante della città, nonché la quinta chiesa cattolica per vastità. La costruzione fu iniziata nel 1390 sotto la direzione di Antonio di Vincenzo: avrebbe dovuto essere più grande di S. Pietro a Roma, ma la scala fu ridotta quando le autorità ecclesiastiche impiegarono una parte dei fondi per la costruzione del vicino Palazzo dell’Archiginnasio. Il taglio economico lasciò la chiesa sbilenca. Si dice che le somme impiegate per costruire questa chiesa fossero una delle ragioni che spinsero Lutero contro il Cattolicesimo. Celebre fu la Cappella musicale petroniana, il cui simbolo più prestigioso è un organo tuttora funzionante, costruito attorno al 1470 da Lorenzo da Prato: il più vecchio al mondo ancora in uso. Un altro organo, più recente (1596), è di Baldassarre Malamini ed anche questo è funzionante nonostante i quattrocento anni di vita. La facciata incompiuta presenta, sul portale mediano, uno dei cicli scultorei più preziosi del primo Rinascimento: le storie del Vecchio e Nuovo Testamento di Jacopo Della Quercia (XV secolo).
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Collegio di Spagna: è un singolare complesso edilizio, cinto, in gran parte, da alte mura merlate. Venne fondato nel 1367 per accogliere gli studenti spagnoli che frequentavano lo Studium bolognese. L’interno, con un bel cortile a doppio loggiato, ospita una ricca biblioteca con preziosi codici.
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Palazzo Magnani: costruito nel 1577 da Domenico Tibaldi in eleganti forme classiche, conserva gli affreschi "Storia della fondazione di Roma" di Ludovico, Annibale ed Agostino Carracci (1588/1591) nel fregio del salone d’onore. Di pari importanza è il camino monumentale dell’Ambrosini.
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Palazzo Poggi: eretto nel 1549 da Pellegrino Tibaldi, ospita la sede centrale dell’Università di Bologna, il rettorato e numerosi musei universitari.
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Palazzo della Mercanzia: superbo edificio gotico innalzato tra il 1384 ed il 1391 caratterizzato dalla calda tonalità dei suoi rossi mattoni e dalla severa struttura. È coronato da una merlatura ghibellina ed illeggiadrito da belle bifore e da un piccolo balcone con baldacchino marmoreo.
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Palazzo Bevilacqua: eretto nella seconda metà del Quattrocento, presenta una facciata rivestita di bugnato di arenaria. Splendido il cortile a doppio loggiato, al centro del quale sorge un pozzo di marmo. In una delle sale del palazzo si svolsero, nel 1547, alcune sedute del Concilio di Trento, trasferito nel capoluogo emiliano per l’epidemia di peste.
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Palazzina della Viola: elegante edificio, con portico e logge, che venne costruito alla fine del Quattrocento da Annibale Bentivoglio per ospitare il Collegio Ferrerio per gli studenti piemontesi
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Basilica di S. Stefano: complesso più singolare di Bologna, accoglie quattro edifici eretti fra il X ed il XIII secolo dai Benedettini (originariamente erano sette). Nel loro insieme formano una ricostruzione simbolica dei luoghi della Passione di Cristo, come attesta l’antica denominazione del complesso: "Sacra Hierusalem". Dalla Chiesa del Crocifisso, poco più che un corridoio, si accede alla poligonale S. Sepolcro, la più bella delle quattro, che ospita la tomba di S. Petronio, fatta su modello del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Al centro del cortile si trova la Fontana di Pilato, con la vasca con incisioni longobarde dell’VIII secolo. Degno di attenzione anche il cortile con un bacile marmoreo donato da Liutprando e Ilprando, re dei Longobardi, che avevano in Santo Stefano il loro principale centro religioso. La chiesa dei Santi Vitale ed Agricola è la più antica della città, risalendo al V secolo. All’interno di S. Trinità si trova un piccolo museo di dipinti minori ed oggetti religiosi, tra i quali va sottolineato un singolare gruppo di statue lignee dell’Adorazione dei Magi, opera di Simone dei Crocefissi (1370). Di grande suggestione il chiostro benedettino a duplice loggiato (X-XIII secolo), una delle più superbe creazioni del romanico emiliano.
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Basilica di S. Domenico: iniziata dopo la morte del santo (1221), si staglia con una sobria fronte romanica, fiancheggiata dalla rinascimentale cappella Ghisilardi. Di straordinario incanto la cappella di S. Domenico con la splendida arca marmorea che ne custodisce le spoglie, una delle più pure creazioni dell’arte plastica italiana, impreziosita dalle sculture di Nicolò Pisano nell’urna (1267) e sormontata da una splendida cimasa marmorea modellata nel 1469-73 da Nicolò dell’Arca (le statue di S. Petronio, di S. Procolo e dell’angelo a destra sono opera di Michelangelo). Smagliante anche la decorazione pittorica della cappella. Capolavoro dell’intarsio rinascimentale è il coro ligneo di Fra’ Damiano da Bergamo (1528-51), definito dai contemporanei l’ottava meraviglia del mondo ed ammirato anche dall’imperatore Carlo V. Di notevole suggestione i chiostri del convento e la cella del Santo.
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Basilica di S. Francesco: primo esempio in Italia di stile gotico di derivazione francese, venne innalzata a metà del Duecento per iniziativa della comunità francescana insediatasi in città fin dal 1218 con Bernardo di Quintavalle, uno dei primi discepoli di S. Francesco, anch’egli presente a Bologna qualche anno più tardi. All’interno - di orchestrazione austera e grandiosa - spicca la magnifica pala marmorea dell’altare maggiore scolpita tra il 1388 ed il 1393 dai veneziani Jacobello e Pier Paolo Dalle Masegne. Notevoli i mausolei duecenteschi dei celebri glossatori Accursio, Odofredo e Rolandino de’ Romanzi. Degni di nota vari monumenti sepolcrali lungo le pareti, tra cui la tomba di Papa Alessandro V, opera dello Sperandio (1482), la romanica cappella Muzzarelli e gli ariosi chiostri (secoli XIV e XV) dell’attiguo convento.
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Chiesa di S. Maria dei Servi: preceduta da un arioso quadriportico, sorretto da agili colonne in marmo, spicca per la sua superba tessitura gotica, particolarmente notevole nella parte absidale ravvivata da caldi ornati in cotto. Venne costruita dalla comunità dei Servi di Maria tra il 1386 ed il 1437 su disegno di padre Andrea da Faenza, generale dell’Ordine, che forse si avvalse dell’opera di Antonio di Vincenzo, architetto di S. Petronio. Solenne ed armonioso l’interno di forme gotiche a tre navate. Numerose le opere d’arte degne di rilievo, prime fra tutte la Madonna in trono di Cimabue (XIII secolo) ed affreschi di Vitale da Bologna.
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Chiesa di S. Maria della Vita: fondata nella seconda metà del XIII secolo dalla confraternita dei Battuti di S. Maria della Vita, una delle prime sorte in Italia sull’onda del movimento dei Disciplinati fiorito nel 1260 a Perugia per impulso di Raniero Fusani. Accanto alla pratica della flagellazione, i suoi membri provvedevano ad assistere i pellegrini ed i malati nell’attiguo ospedale, oggi scomparso. Di linee eleganti e ariose l’interno, su pianta ellittica, ove si ammira il famoso gruppo plastico della Pietà, uno dei più vigorosi ed espressivi capolavori della scultura italiana, modellato nella seconda metà del ‘400 da Nicolò dell’Arca. Sull’altare maggiore l’affresco della Madonna della Vita della seconda metà del XIV secolo.
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Chiesa di S. Giacomo Maggiore: venne costruita fra il 1267 ed il 1315 dai frati Eremitani di S. Agostino. L’interno, formato da un’unica vasta e luminosa navata, accoglie insigni tesori d’arte, tra cui la Cappella Bentivoglio, una delle più significative creazioni del primo Rinascimento bolognese, impreziosita da magnifici dipinti. Di grande interesse anche la Cappella Poggi, nonché la tomba di Anton Galeazzo Bentivoglio di Jacopo della Quercia (1453). Di non comune eleganza il portico rinascimentale (1477-81) che affianca la chiesa, sorretto da agili colonne scanalate in arenaria e coronato da un ricco fregio scolpito.
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Chiesa di S. Cecilia: decorata con splendidi affreschi con episodi della vita della santa e di S. Valeriano, eseguiti nel 1504-06 dai migliori maestri della scuola bolognese Costa e Francesco Francia.
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Chiesa di S. Michele in Bosco: comprende la chiesa e l’adiacente ex-convento degli Olivetani, uno dei più grandiosi ed ameni d’Italia. Si erge in uno dei punti più panoramici dei colli a ridosso di Bologna ed il suo sagrato costituisce uno splendido balcone sulla città e sulla pianura fino alla catena alpina. Di elegante respiro l’interno, a due piani, ravvivato da preziosi dipinti e sculture dei secoli XVI e XVII. Notevoli la sagrestia ed il coro notturno decorati con magnifici affreschi cinquecenteschi.
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Chiesa del Corpus Domini: comunemente nota come "chiesa della Santa" per la presenza del corpo incorrotto di S. Caterina de’ Vigri, fondatrice nel 1456 del primo convento di suore Clarisse a Bologna, è uno dei santuari cittadini più cari alla devozione popolare. Costruito fra il 1477 ed il 1480 dai toscani Nicolò Marchionne da Firenze e Francesco Fucci da Doccia, l’edificio presenta una bella facciata rinascimentale, in parte rimasta al grezzo, ravvivata da eleganti rilievi in terracotta attribuiti allo Sperandio di Mantova. Degni di nota alcuni dipinti del Franceschini, tra cui il famoso Transito di S. Giuseppe (1692), e di Lodovico Carracci nonché la tomba del fisico Luigi Galvani e di Laura Bassi, celebre donna-scienziato del XVIII secolo. Da visitare l’attigua cappellina ove è visibile il corpo integro di S. Caterina da Bologna.
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Chiesa di S. Maria della Pioggia: nel 1561 Bologna venne colpita da una spietata siccità. Ad una processione parteciparono numerosi fedeli e cittadini ed è ricordata come un grande avvenimento perchè le richieste della folla vennero esaudite mediante l’abbondante caduta di pioggia nei giorni seguenti. Da quel momento nacque il culto della Madonna della Pioggia. La piccola tavola venerata da secoli raffigurante la "Madonna col Bambino circondati da sette teste d’angeli" si attribuisce al pittore del quattrocento Michele Di Matteo ed orna l’altare maggiore della chiesa, che si compone di un’unica aula con tre cappelle laterali per lato, coperta da una volta a botte affrescata.
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Chiesa di S. Martino: venne innalzata nella prima metà del ‘300. Elegante ed arioso l’interno, ravvivato da belle cappelle gentilizie rinascimentali ove sono custodite preziose opere pittoriche tra cui i dipinti di Francesco Francia, Amico Aspertini, Paolo Uccello, Lodovico Carracci, Lorenzo Costa, Girolamo da Carpi, Alessandro Tiarini e Girolamo da Sermoneta, che eseguì la pala dell’altare maggiore con la Madonna in trono e Santi (1548). Di eccezionale pregio, per decorazioni e sonorità, è l’organo cinquecentesco sulla destra del presbiterio. Sul sagrato si erge la colonna della Beata Vergine del Carmelo di Andrea Ferreri (1705).
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Chiesa del SS. Salvatore: ha origine antichissima. Di linee nobili ed imponenti il fianco e la fronte, è coronata da tre grandi statue in rame di Orazio Provaglia. Ricco di tesori artistici è il maestoso interno, ispirato alle chiese barocche di Roma.
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Chiesa di S. Bartolomeo e S. Gaetano: nel fastoso e luminoso interno vi sono opere di Lodovico Carracci, Guido Reni e dei migliori maestri della scuola bolognese del ‘600.
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Chiesa di S. Giovanni in Monte: presenta un’elegante facciata, ispirata ai temi dell’arte veneto-ferrarese (1474), dominata sul portale da una vigorosa aquila, emblema dell’evangelista Giovanni, plasmata da Nicolò dell’Arca (1481). Di grande fascino è l’interno a tre navate. Notevoli sono le vetrate figurate della facciata (XV secolo), le preziose pale d’altare dei secoli XIV - XVIII, il coro intarsiato cinquecentesco e, al centro della chiesa, la singolare colonna di età classica con capitello capovolto, sormontata da una croce romanica, unico avanzo dell’antico sacello petroniano (il Cristo in legno è del XVI secolo).
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Chiesa di S. Paolo Maggiore: eretta tra il 1606 ed il 1611, notevole il colpo d’occhio dell’interno, ravvivato nelle volte da una sfarzosa decorazione pittorica di Antonio e Giuseppe Rolli, che, verso la fine del XVII secolo, vi ritrassero le gesta di S. Paolo nell’areopago di Atene. Sugli altari spiccano pregevoli dipinti di maestri di scuola bolognese, tra cui il Guercino, Giuseppe Maria Crespi detto "lo Spagnolo" e Lodovico Carracci, che eseguì il celebre Paradiso.
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Cenobio di S. Vittore: sorge immerso nel verde dei campi e dei boschi. Raccolto e suggestivo si presenta l’interno, spartito da un transectum ed impreziosito nella parte superiore da un coro ligneo del 1424-26. Di grande ariosità è il chiostro attiguo alla chiesa costruito nel XII secolo e ristrutturato alla fine del ‘400.
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Chiesa dei SS. Gregorio e Sirio: sulla facciata dell’edificio appare lo stemma della famiglia Ghisilieri, che qui abitava, ed il campanile non è altro che la torre di famiglia ridotta a tale uso nel 1532.
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Chiesa di S. Girolamo della Certosa: antico e grandioso centro monastico posto a ponente della città, è, dal secolo scorso, adibito a pubblico cimitero. Austero e ricco di opere d’arte è l’interno, articolato su un’inconsueta pianta a T rovesciata. Vi si ammirano notevoli dipinti dei maestri della scuola bolognese ed un preziosissimo coro ligneo intarsiato nel 1539 da Biagio de’ Marchi.
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Torri Garisenda e degli Asinelli: simbolo comunemente riconosciuto di Bologna, queste due torri sono collocate strategicamente nel punto di ingresso in città dell’antica via Emilia. Realizzate in muratura come poche altre costruzioni, svolgevano importanti funzioni militari (di segnalazione e di difesa) oltre a rappresentare con la loro imponenza il prestigio sociale della famiglia. Alla fine del XII secolo se ne contavano in città un centinaio, di cui solo una ventina sono oggi ancora visibili. La Torre degli Asinelli venne costruita nei primi anni del Mille dalla famiglia omonima. Alta 97,20 mt (è la quarta torre più alta d’Italia dopo quelle di Cremona, Siena e Venezia), presenta uno strapiombo di 2,23 mt ed una scalinata interna di 498 gradini. La Torre Garisenda, coeva all’altra, si differenzia visivamente per la minore altezza (47 mt) ed il forte strapiombo (3,22 mt) dovuto ad un precoce e maggiore cedimento del terreno e delle fondamenta. Dante, che la vide ancora integra, la paragonò ad Anteo chinato nel XXXI Canto dell’Inferno.
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Pinacoteca Nazionale: essenzialmente dedicata ai pittori bolognesi, tra cui Vitale da Bologna, Guido Reni, Cossa, Guercino e la famiglia Carracci. Le due opere principali sono la "Madonna in Gloria" del Perugino (1491) e l’ "Estasi di S. Cecilia", dipinto da Raffaello nel 1515 proprio a Bologna.
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Casa Giosuè Carducci: vi abitò, dal 1890 al 1907 (anno della sua morte), Giosuè Carducci, che si era stabilito a Bologna poiché chiamato dal Ministro dell’Istruzione a ricoprire la cattedra di Eloquenza Italiana dell’Università. Nel 1906 la Regina Margherita di Savoia acquistò dai proprietari non solo l’appartamento occupato dal Carducci (al secondo piano dell’edificio), ma l’intero villino denominato del "Piombo" (con annesso giardino), dopo avere acquistato, nel 1902, la biblioteca e l’archivio dello scrittore, allo scopo di evitare qualunque pericolo di dispersione e divisione della libreria del grande Poeta e delle preziose raccolte dei suoi autografi e carteggi. Il 22 febbraio 1907 la casa-biblioteca venne donata al Comune di Bologna, che si impegnava a conservarla perpetuamente, garantendone nel contempo la pubblica utilità. Adiacente all’edificio si trova il Giardino Memoriale G. Carducci dove spicca il grandioso "Monumento Carducci" in marmo di Carrara realizzato da Leonardo Bistolfi nel 1928.
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Museo Storico del Soldatino Mario Massacesi: è costituito da circa 15.000 esemplari dall’inizio dell’Ottocento. I materiali sono dei più vari: carta, piombo, stagno, stucco, latta, pasta di legno, plastica, così come è varia la provenienza ed il tipo di produzione (pezzi unici ed in serie). Tra le curiosità si segnalano i soldatini in cartoncino dipinto, appartenuti a Giacomo Leopardi, i soldatini piatti di stagno "di Norimberga", modellini in pasta, gesso, plastica e gomma dura, dipinti a mano ed i soldatini in piombo della metà del XIX secolo fino ai primi anni del XX secolo. Inoltre collezioni tematiche (Carabinieri, la Legione Straniera) e ricostruzioni. Fra le rarità, soldatini in carta dell’esercito pontificio (1820); inoltre stampi, attrezzatura da war-game, diorami, macchine da guerra di latta degli anni 1910-40.
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Museo storico della Tappezzeria: è l’unico esistente in Italia e raccoglie oltre seimila reperti. L’esposizione è composta da tessuti italiani, del Medio ed Estremo Oriente, extraeuropei in generale. Trine, merletti, ricami, paramenti, frange e fiocchi ed ancora accessori ed attrezzi per tappezzieri (macchine da cucire, borchie fuse...) sono esposti in tre piani.
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Museo Storico della Radio, dei Grammofoni, del Cinema e degli strumenti musicali meccanici (1760-1960): Questo particolare museo privato, che riceve visite ed encomi da tutto il mondo, documenta attraverso 800 oggetti (raccolti dal titolare Cavaliere Giovanni Pelagalli in oltre 30 anni di ricerche) la storia della radio dalle origini fino ai giorni nostri.
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Museo Morandi: ospitato nel prestigioso Palazzo d’Accursio, cuore civile e culturale della città, raccoglie la più ricca collezione di opere di Giorgio Morandi (281 opere, tra cui 78 dipinti dal 1910 al 1964, 20 acquerelli, 92 disegni, 87 acqueforti, 2 sculture e 2 lastre incise). Il percorso espositivo è completato dalla rigorosa ricostruzione della camera-studio di Morandi con arredi, strumenti e modelli originali; da uno spazio raccolto ove sono proposte opere di maestri diversi provenienti dalla sua personale collezione d’arte antica; da una "stanza della memoria", che conserva altri suoi oggetti assai noti e ritratti familiari all’acquaforte; dalla biblioteca-archivio dove sono catalogati tutti i suoi volumi d’arte e di letteratura ed un vasto patrimonio di materiale storico documentario relativo all’ opera ed alla personalità del grande pittore bolognese.
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