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Storia

 

L’antica Karalis è stata abitata fin dall’età nuragica da tribù sarde. Nel IX secolo a.C. i Fenici colonizzarono la Sardegna e si stanziarono all’imboccatura dello stagno di Santa Gilla. L’abitato della città si sviluppò a partire dal secolo VII a.C. grazie all’attiva presenza dei Cartaginesi che fecero di Cagliari un’importante base commerciale. Nel 238 a.C. all’indomani della I guerra punica passò sotto il dominio dei Romani. Nel 48 a.C., sotto Cesare, divenne il primo municipio della provincia. Con la diffusione del Cristianesimo nell’isola, Cagliari fu innalzata a sede vescovile nel 314. Venne occupata dai Vandali d’Africa alla metà del V secolo. La conquista bizantina avvenne nel 534 da parte delle truppe di Giustiniano in un periodo in cui Cagliari era in declino. Con la divisione dell’isola nei quattro giudicati, la città, da secoli ormai ridotta al borgo di Santa Igia o Santa Gilla, rimase a capo del giudicato che ne prese il nome. Intanto aveva subito secoli di incursioni saracene, contrastate dal principio dell’XI secolo con l’aiuto delle potenze navali di Pisa e Genova. In seguito giunsero alla guida della città i Pisani, che finirono con l’impadronirsi del titolo giudicale con Guglielmo di Lacon - Massa (1187). Dopo meno di trent’anni, nel 1215, di fronte alla possibilità di un’alleanza tra la nuova giudicessa Benedetta e Genova, il pisano Lamberto Visconti ottenne con la minaccia delle armi la cessione del colle che sarebbe stato detto di Castello. La città era destinata a divenire la nuova capitale, quando nel 1258 i Pisani, ormai forti della loro rocca, palesata la loro intenzione non solo di governare di fatto il giudicato, ma di conquistarlo, rasero al suolo Santa Gilla. La conquista aragonese fu attuata nel 1326 dopo un assedio durato due anni. Gli Spagnoli non distrussero la città nemica, come avevano fatto i Pisani con Santa Gilla; anzi, ottenuta la vittoria, lasciarono il Castello infeudato a Pisa. I Toscani però non sopportavano la concorrenza del nuovo borgo aragonese di Bonaria, col suo fiorente porto: ripresero le armi e furono costretti ad abbandonare per sempre la città. Pian piano la città, pur fortemente ispanizzata, cominciò a provare una certa insofferenza per la dominazione coloniale: sentimento che culminò nell’assassinio del viceré Camarassa (1666). Così nel 1708 i Cagliaritani non opposero resistenza all’assedio anglo-olandese, che pose fine all’età spagnola. Dopo la breve parentesi austriaca (1712-‘18) e l’effimera occupazione del cardinale Alberoni, che cercava di riconquistare la Sardegna agli Spagnoli, Cagliari passò con tutta l’isola sotto il dominio sabaudo (1720). Anche i Piemontesi non furono ben tollerati, e quando, dopo che Cagliari aveva resistito con vigore all’assedio navale dei Francesi rivoluzionari (1793) guidati dall’ammiraglio Truguet, i Sardi videro rifiutare la loro richiesta di una maggiore autonomia e del rispetto degli antichi privilegi, la città insorse (28 aprile 1794) e cacciò temporaneamente i Piemontesi; ma la rivolta, pur propagatasi subito al resto dell’isola, dove prese una piega antifeudale, fu alla fine soffocata e la città divenne residenza della famiglia sabauda. Nella seconda guerra mondiale, l’importanza strategica del suo porto e dell’avioscalo di Elmas negli scontri aerei e navali nel Mediterraneo, inflisse a Cagliari la tragica esperienza dei bombardamenti dal cielo, con gran numero di morti e vastissime distruzioni dell’abitato. Per le sue sofferenze, la città martoriata meritò di essere insignita, il 19 maggio 1950, della medaglia d’Oro al Valor Militare.

 

 

 

 

 

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Testi:
Stefania Maffeo

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