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Monumenti e bellezze naturali

 

  • Bastione di Saint Remy: si tratta di uno spettacolare belvedere dell’800 realizzato su bastioni spagnoli della Zecca e dello Sperone per collegare la città alta ai quartieri di Villanova e della Marina. È intitolato al barone omonimo che Vittorio Emanuele II di Savoia inviò nell’isola nel 1720 come viceré. Un’ampia scalinata conduce alla Terrazza Umberto I che domina la città ed i dintorni, dai monti di Capoterra, ad ovest, fino al gruppo dei Sette Fratelli, ad est.
  • Castello: è la parte più antica della città ed è circondato da spalti e torri di origine pisana; conserva un’impronta spagnola, anche con qualche patio fiorito e decorazioni ceramiche del tipo degli azulejos. Tra il Castello ed il porto troviamo i quartieri sette - ottocenteschi che possiedono un certo aspetto ligure - piemontese del tempo del regno di Sardegna.
  • Cattedrale: edificio risalente al XIII secolo. All’interno, sulla controfacciata, due pulpiti romanici del XII secolo provenienti dal duomo di Pisa. Nella seconda cappella destra, troviamo una statua della Madonna Nera, in legno dorato del XIV secolo. Nel transetto destro vi è una cappella gotica di età aragonese, con un trittico detto di Clemente VII. Dal presbiterio, dove troviamo ricchi arredi del ‘600, si scende al santuario diviso in tre cappelle, con urne alle pareti che raccolgono presunte reliquie di martiri cristiani: all’impostazione prevalentemente classicista della cappella centrale, con la sua volta a botte decorata a rosette e punte di diamante, corrispondono le cappelle laterali con volte a pennacchi di tradizione tardogotica, decorate a stucco in stile plateresco spagnolo. Nel transetto sinistro, invece, si può ammirare una piccola cappella e sul fondo un mausoleo di Martino II d’Aragona del 1676. Nelle prossimità del transetto destro ci sono altri ambienti di età aragonese come la sagrestia dei Beneficiati, l’Aula ed il Museo Capitolare, con manufatti dei secoli XV-XIX e preziosi paramenti sacri.
  • Museo d’Arte Siamese “S. Cardu”: possiede una raccolta di circa 1300 pezzi, come armi, vasellame ed oggetti vari. La preponderanza di oggetti siamesi, tra i più rari, è la principale caratteristica della raccolta, che non ha uguali in altri musei italiani sia per il numero sia per la varietà.
  • Museo Archeologico Nazionale: la collezione di maggiore rilievo è indubbiamente quella costituita dai piccoli bronzi figurati - caratteristici della civiltà nuragica nelle sue fasi finali - tra cui si distinguono le serie dei capi tribù, dei guerrieri e delle madri, e le vivaci raffigurazioni di animali. Numerosi reperti da stipi votive e necropoli documentano la forte impronta, nella storia della Sardegna, della civiltà fenicio - punica e di quella romana. Raccoglie la collezione più importante dell’isola, fondamentale per la conoscenza delle culture preromane in Sardegna. Interessante è il cippo punico di arenaria da Nora, su cui compare per la prima volta il nome dell’isola.
  • Museo del Duomo: tra le opere più importanti vi è il Retablo dei Beneficiati: una pala d’altare di tipo catalano a doppio trittico. L’opera fu eseguita intorno al 1527 nella bottega stampacina di Pietro Cavaro; troviamo inoltre il Trittico di Clemente VII, opera costituita da tre pannelli, in quello mediano sono raffigurati l’Addolorata e Cristo in pietà, nello sportello laterale sinistro la Madonna col Bambino e S. Anna, in quello destro Santa Margherita ed il drago. Il dipinto viene esposto ogni anno con la Sacra Spina per la festa dell’Assunta.
  • Museo di Fisica: comprende circa 400 apparecchi. Tra i pezzi di maggior rilievo si segnala la dinamo elettrica di Antonio Pacinotti (professore di Fisica Sperimentale all’Università di Cagliari dal 1873 al 1881) una delle tre esistenti al mondo, costruita tra il 1878 ed il 1880 nel Gabinetto di Fisica dell’Ateneo cagliaritano.
  • Pinacoteca Nazionale: nella collezione troviamo tele, stemmi e arredi dal ‘400 al ‘700, di cui uno frammentario “della Portiuncola” proveniente dalla distrutta chiesa di S. Francesco di Stampace, il quartiere cagliaritano dove nel ‘500 fiorì una scuola pittorica che ebbe tra i maggiori esponenti Pietro e Michele Cavaro; inoltre ci sono opere di pittori sardi e spagnoli dei secoli XV-XVIII.
  • Museo Pedagogico: è un originale e nutrita collezione di materiale didattico ideato da alcuni tra i più noti ed importanti pedagogisti dell’epoca moderna e contemporanea. Il materiale più antico fa parte del corredo didattico ideato e sperimentato da Federico Frobel per i suoi Giardini d’Infanzia. Consiste nei doni con i quali, secondo l’ideale pedagogico dell’educatore tedesco, i bambini avrebbero potuto conoscere le mutevoli forme della realtà: dal cubo, alle palle, ai cilindri. Di notevole importanza anche tutti i pezzi di Maria Montessori: i telai per le abbottonature e le allacciature, le scatole dei rumori, le pezze ed i nastri di seta, le tavolette a superficie liscia o ruvida, le spolette colorate e così via. Delle sorelle Agazzi nel museo sono conservati i contrassegni, le tombole e le cianfrusaglie, del Piaget alcuni degli strumenti (le biglie, il materiale linguistico) utilizzati dal grande psicologo e pedagogista svizzero per indagare lo sviluppo cognitivo del bambino.
  • Orto Botanico: si possono contare circa 600 alberi, con esemplari monumentali appartenenti ai generi Ficus, Phytolacca, Dracena, Casuarina, Eucalyptus, Dasylirion, Nolina. Di recente costituzione (1996) è il settore delle piante medicinali che presenta 150 specie. Da non perdere è l’esemplare di Argania Sideroxylon Roem, endemica del Marocco, unico negli Orti Botanici italiani e forse europei.
  • Raccolta Cere Anatomiche “C. Susini”: l’originale collezione comprende una raccolta di 23 modelli anatomici in cera policroma realizzati nel 1803-1805, ottenuti da calchi in gesso di reperti anatomici, che riproducono minuziosamente, in sezione, le diverse parti del corpo umano, sia maschile che femminile.
  • Anfiteatro Romano: risalente alla fine del II secolo d. C., si inserisce in una valletta naturale alle pendici occidentali del colle di Buon Cammino. I costruttori adattarono le caratteristiche del terreno alla configurazione dell’edificio, intagliando le gradinate nel banco roccioso ed utilizzando il materiale di risulta per ottenere il piano dell’arena. Le scalinate sono divise in ordini diversi, riservati a differenti classi sociali che vi accedevano da distinti passaggi. Sul piano dell’arena, è presente un lungo corridoio, su cui si affacciavano i vani che custodivano gli animali. Dal fondo dell’arena, un corridoio tuttora percorribile, lungo 95 mt, attraversa il banco roccioso e conduce alla visita di una grande cisterna sotterranea, ubicata nell’Orto Botanico, che  comprende anche zone di notevole interesse archeologico per la presenza di pozzi e cisterne di età romana. Di queste la più grande è visitabile: del tipo cosiddetto a “bottiglia”, presenta l’imboccatura originaria ostruita e, realizzato in fase successiva, un lungo canale finalizzato a regolare il deflusso e la portata delle acque.
  • Area Archeologica annessa alla Chiesa di S. Eulalia: monumentale sito caratterizzato dalla sovrapposizione di molteplici fasi di frequentazione, distribuite tra l’età repubblicana e quella moderna. Si tratta di un vasto ambiente di cui è visibile parte di un lato costituito da un colonnato occluso da una più tarda tamponatura in blocchi connesso con un pavimento in tasselli irregolari di calcare e marmo.
  • Cappella dell’Istituto di S. Vincenzo: al  suo interno si possono ammirare sei olii su tela ed una serie di tavole realizzate nella metà degli anni Quaranta da Aurelio Galleppini, in arte Galep, che qualche anno dopo sarebbe diventato famoso come uno dei creatori di Tex Willer, il più popolare personaggio del fumetto italiano. Nel dopoguerra, Galleppini viveva a Cagliari e si guadagnava da vivere realizzando souvenir per i soldati americani (dipingendo scorci cittadini sulle mattonelle ricavate dalle case bombardate), manifesti cinematografici, locandine pubblicitarie e cartoline. In poco tempo si era guadagnato una solida fama di pittore. Le tele della cappella rappresentano alcuni momenti significativi nella storia dell’ordine vincenziano. Al di là della curiosità che può suscitare questo “lato sacro” nell’attività di uno dei maggiori creatori italiani di fumetti, le opere nella cappella delle suore vincenziane sono importanti anche perché si legano ad un periodo preciso della storia cagliaritana: i difficili anni del dopoguerra, quando nella città duramente segnata dai bombardamenti, la vita artistica e culturale si rimetteva faticosamente in moto.
  • Chiesa Aragonese: situata alle pendici del Monte Urpino, venne edificata per volere del Barone Giovanni Sanjust di Teulada tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, sui ruderi di un’antica chiesetta bizantina. I prospetti semplici e le linee essenziali denotano il volume interno segnato dalla copertura della chiesa in coppi sardi.
  • Cimitero Monumentale di Bonaria: fu progettato dal Capitano del genio Luigi Damiano, con un impianto regolare quadripartito ed inaugurato nel 1829. Oggi la struttura è una grande galleria d’arte all’aperto che raccoglie le sculture di artisti sardi e della Penisola, operanti a Cagliari (Fadda, Sartorio, Sarrocchi, Galavoni) dalla seconda metà dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento. In questa eccezionale galleria è presente una singolare varietà di stili, dal neoclassicismo, al realismo al simbolismo, al liberty.
  • Complesso di S. Lucifero: comprende tre edifici funerari tardoromani, risalenti al III e IV secolo d.C. riutilizzati in fase successiva come sepolture cristiane.
  • Cripta di S. Restituta: è un ipogeo in parte naturale ed in parte scavato nella roccia, utilizzato in epoca tardo-punica, romana e probabilmente paleocristiana. L’ambiente ha pianta irregolare allungata lungo il cui perimetro si aprono numerosi vani di svariate forme e dimensioni, utilizzati come altari o come cisterne. Vi si impiantò il culto di S. Restituta di origine africana, le cui reliquie, giunte nell’isola già nel V secolo, furono raccolte in un vaso di terracotta.
  • Cripta e Chiostro di S. Domenico: il complesso fu fondato nel 1254 e nel 1580 fu istituito la Cappella del Rosario, una delle rare testimonianze di sincretismo architettonico gotico -rinascimentale. In essa è conservata la bandiera dei combattenti sardi che parteciparono alla battaglia di Lepanto (1571).
  • Fortino di S. Ignazio: posto a circa 94 mt sul livello del mare, fu progettato dall’ingegnere militare Franco Lorenzo.
  • Fullonica: nel 1956 scavi riportarono alla luce una fullonica, cioè un laboratorio adibito al lavaggio ed alla tintura delle stoffe, in cui il ciclo di lavorazione prevedeva l’immersione dei tessuti in vasche contenenti miscele sbiancanti o coloranti.
  • Grotta della Vipera: il sepolcro gentilizio fu dedicato dal romano Lucio Cassio Filippo, tra la fine del I ed il II secolo d. C., alla moglie Atilia Pomptilla. La leggenda narra che, ammalatosi gravemente L. C. Filippo, la donna pregò gli dei così ardentemente da riuscire ad ottenere la salvezza del marito, morendo al suo posto. Il nome ha origine dai fregi dell’architrave: due serpenti, simbolo della vita eterna e della fedeltà coniugale. La Grotta è importante per le iscrizioni con le quali sono arricchite le sue pareti: sono dodici poesie, alcune in greco ed altre in latino, che, con riferimenti mitologici e letterari, esaltano la figura di Pomptilla ed il suo amore coniugale.
  • Monumento ai Caduti: è dedicato alla memoria del Sardi caduti nelle battaglie per l’Indipendenza ed Unità d’Italia. Questo monumento, opera dello scultore piemontese Giuseppe Sartorio, fu inaugurato il 16 agosto 1886. Fu costruito per l’iniziativa privata di alcuni militari sardi, che promossero una sottoscrizione in tutta l’Isola, per commemorare e tramandare il ricordo di coloro che sacrificarono la propria vita per la redenzione e l’unificazione d’Italia.
  • Monumento all’Immacolata Concezione: è stato realizzato da Luigi Guglielmi nel 1882 su un alto basamento progettato dall’ingegnere Giovanni Onnis. Costruito su idea di Carlo Boyl nel 1856 nel particolare clima religioso seguito alla proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, il simulacro della Vergine è stato realizzato in forme puriste.
  • Necropoli di Bonaria: da visitare è la tomba di Munatius Ireneus, risalente al IV secolo d. C.
  • Necropoli di Tuvixeddu: di origine fenicio-punica, è la più antica necropoli dell’antica Karalis, con tombe ipogeiche scavate nella roccia. Di particolare bellezza, la “Tomba del Combattente” (detta anche “del Sid”, il dio liberatore da ogni male), che raffigura un guerriero mentre scaglia la lancia; la “Tomba dell’Urèo”, il cobra sacro della religione egizia, decorata con palmette e maschere gorgoniche che avevano il compito di allontanare i demoni.
  • Oratorio del SS. Crocifisso: la facciata testimonia uno spiccato gusto per il decorativismo. Edificato fra il 1665 ed il 1667 presenta un interno costituito da un’aula rettangolare, voltata a botte, con presbiterio sopraelevato e cinto da balaustra lignea. Lungo l’imposta della volta corre una cornice a forte aggetto. Sulla parete laterale di sinistra si aprono tre nicchie, mentre gli ingressi sono sormontati da una cantoria cui si accede tramite scala a chiocciola. Un grandioso retablo ligneo ricoperto da una patina d’oro zecchino, è posto a fondale dell’altare maggiore. La chiesa ospita le statue lignee dei sette misteri di Cristo, commissionate allo scultore Giuseppe Antonio Lonis nel 1758, che tuttora vengono portate in processione durante le cerimonie della Settimana Santa.
  • Orto dei Cappuccini: si possono ammirare antiche latomie, cave di blocchi aperte forse nel II secolo d. C., per la costruzione del vicino anfiteatro romano. Esse furono adibite a cisterne solo in un secondo tempo, una volta impermeabilizzate con il cocciopesto (un intonaco di calce mista a cocci triturati). La cavità subì un ulteriore riadattamento a carcere, come testimoniano le numerose anelle osservabili lungo le pareti, destinate al fissaggio delle catene. In corrispondenza di una di queste è stato scoperto un importante graffito paleocristiano, risalente agli inizi del IV secolo d.C. Si tratta di un’immagine simbolica della Navicula Petri, la nave della chiesa, con l’albero della vela costituito da una croce monogrammatica e sul ponte i dodici Apostoli, “pescatori di uomini”, schematicamente rappresentati nel salpare la rete. L’autore va probabilmente individuato in uno sconosciuto martire cristiano, detenuto prima di essere ucciso nei giochi dell’anfiteatro.
  • Palazzo Arcivescovile: l’edificio fu la residenza di Carlo Felice. Sulla parete laterale sono murate iscrizioni funerarie della prima età cristiana. Oltre a conservare interessanti opere d’arte, l’interno consente di vedere parte del primitivo impianto del duomo, in stile romanico. Nel luminoso atrio, dominato da uno scalone che conduce ad una sala di rappresentanza, sono custoditi reperti archeologici.
  • Palazzo Civico: il suo stile è il gotico aragonese, che era molto diffuso in Sardegna tra il XIV ed il XV secolo. Il suo aspetto più caratteristico è, comunque, la presenza rilevante di motivi floreali, tipica del liberty. Nei quattro angoli delle due torrette centrali ottagonali sono scolpiti i leggendari mori bendati della bandiera sarda. In due nicchie laterali ci sono le statue di Vittorio Amedeo II, primo Re di Sardegna, e di Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia. Le statue che si affacciano dai tre angoli sono state realizzate dallo scultore Andrea Valli a ricordo delle dominazioni romana, spagnola e pisana. Agli angoli superiori delle altre facciate tre statue in bronzo raffiguranti l’agricoltura, l’industria ed il commercio.
  • Palazzo dell’Università: si tratta di uno dei più importanti edifici costruiti dall’amministrazione sabauda nel Settecento nell’isola e si lega al programma illuministico di Carlo Emanuele III, che comportava, tra l’altro, la riforma delle Università sarde come sedi massime di formazione di professionalità scientifiche ed intellettuali.
  • Palazzo Viceregio: la facciata è caratterizzata da paraste che segnano verticalmente l’edificio, inquadrando le aperture che si ripetono per diversi piani. Nell’edificio figura la Quadreria con i ritratti dei viceré, interessanti dal punto di vista storico più che da quello artistico.
  • Pozzo di S. Pancrazio: fu realizzato nel 1235 per garantire l’approvvigionamento idrico della roccaforte. Oggigiorno il pozzo non è più visibile dai passanti poiché nella prima metà dell’800 l’imboccatura del pozzo fu abbassata al di sotto del piano stradale. Venne quindi realizzata una galleria, scavata nella roccia e con la volta in muratura, per consentire l’accesso al pozzo.  
  • Chiesa di S. Agostino: l’edificio, costruito intorno al 1577, rappresenta uno dei rari esempi di architettura rinascimentale in Sardegna. Nel Largo Carlo Felice, da una piccola scala nell’ingresso di Palazzo Accardo si raggiunge, invece, la cripta nella quale, tra il 504 ed il 722, furono custodite le spoglie di S. Agostino.
  • Torre della Quarta Regia: è una costruzione che risale a quando iniziò ad essere richiesto a coloro che praticavano la pesca all’interno della laguna di Cagliari o di Santa Gilla il conferimento della quarta parte del pescato. Questa sorta di balzello o gabella in natura venne richiesta fino al 1956 in piena era repubblicana, allorquando venne soppresso con legge regionale. L’edificio è composto da due ambienti di cui il principale è costituito da una torre di avvistamento alta circa 8 mt.
  • Torre dell’Aquila: di questa torre pisana esiste ancora la grande porta, che è così definita perché portava scolpita un’aquila.
  • Torre dell’Elefante: alta 30 mt, venne eretta nel 1307 dai Pisani su progetto dell’architetto Giovanni Capula. Presenta quattro piani su soppalchi lignei aperti, secondo il modello pisano, verso l’interno del Castello, offrendo invece sull’esterno della città tre massicci lati in bianco calcare di Bonaria, solo traforati dalle sottilissime aperture delle feritoie. Sulla facciata sud, a qualche metro dal selciato, vi è la scultura dell’elefante, forse coeva alla torre.
  • Torre di Calamosca: venne costruita nel 1638 come attesta la lapide marmorea murata sulla parete esterna. Veniva chiamata anche “dei Segnali” perché dotata di un ingegnoso dispositivo di segnalazione che permetteva di comunicare con il Castello.
  • Spiaggia di Calamosca: una caletta che si presenta con un fondale di sabbia a grana grossa mista a ghiaia di diversa grandezza delimitata nella parte occidentale da una scogliera e dal promontorio di Colle S. Elia.
  • Torre di S. Pancrazio: torre pisana che venne progettata dall’architetto Giovanni Capula nel 1305, a difesa dell’ingresso settentrionale del Castello. Costruita nel punto più alto della collina, dalla sua sommità, ad oltre 130 mt sul livello del mare, era possibile controllare il territorio circostante la città. Insieme alla gemella Torre dell’Elefante, è una delle poche costruzioni medioevali di Cagliari che si sono conservate pressoché intatte.
  • Poetto: il lunghissimo litorale, che si estende tra Cagliari e Quartu S. Elena, dominato dal promontorio della Sella del Diavolo, è caratterizzato da una sabbia a tratti finissima e molto chiara. La leggenda racconta che Lucifero, dopo essere precipitato in mare con la sua sella, abbia lasciato l’impronta su una pietra che è stata poi denominata Sella del Diavolo. Grazie alla vicinanza dello stagno di Molentargius e delle Saline, dalla spiaggia del Poetto è possibile ammirare il volo dei fenicotteri rosa che nidificano indisturbati dal 1993 in un’oasi protetta, unica in Italia, separata dalla strada molto trafficata solo da un muro di canne palustri.
  • Villa di Tigellio: cosiddetta perché originariamente attribuita al cantore omonimo, contemporaneo dell’imperatore Augusto e noto per la sua ricchezza e per le sue stravaganze, è in realtà un lembo di un elegante quartiere residenziale della Karalis romana, sorto alla fine del I sec. a.C. e frequentato, con varie trasformazioni, fino al VI- VII d.C. Sono attualmente visibili i resti di tre abitazioni adiacenti affiancate ad uno stretto vicolo che le separa da un’area in cui sorgeva il complesso termale, di cui sono conservati i resti. Piccoli ambienti destinati alla notte, i cubicola, erano disposti ai lati o posteriormente all’atrio.
  • Basilica di S. Saturnino o SS. Cosma e Damiano: è la più antica chiesa della Sardegna di cui si abbia notizia, fondata nel V secolo e rimaneggiata in età romanica.
  • Santuario di Bonaria: costituisce l’unica testimonianza rimasta del Castello fatto costruire dall’infante Don Alfonso di Aragona, nel 1325, durante l’assedio al Castello di Cagliari, roccaforte dei Pisani. Il simulacro ligneo della Madonna, che approdò prodigiosamente sulla spiaggia di Bonaria, nel 1370, diede notorietà al Santuario. Tra gli ex voto del Museo si possono addirittura ammirare mummie egizie.
  • Chiesa di S. Michele: può essere considerata una delle migliori espressioni del barocco cagliaritano. All’interno sono da ammirare altari di marmi policromi ed affreschi di Giacomo Altomonte e Domenico Colombino del XVIII secolo.
  • Chiesa della Purissima: costruzione gotico – aragonese del Cinquecento ad una sola navata, presenta un profondo presbiterio. All’interno da ammirare è un Crocefisso ligneo del XVI secolo di scuola sarda con influenze spagnole.
  • Chiesa di S. Croce: vicino al bastione omonimo sorge questo edificio che conserva tele spagnole del XVII secolo.
  • Stagno di Molentargius: si estende per circa 500 ettari ed ospita numerose varietà di uccelli acquatici. È un’oasi naturale, una delle più importanti del Mediterraneo, che i fenicotteri rosa, esemplari rarissimi che in Europa nidificano solo in Spagna e Francia, hanno scelto come luogo ideale per costruire i loro nidi. I sardi li hanno soprannominati sa genti arrubia. Lo stagno dal 1999 è stato dichiarato Parco regionale; si divide in due aree, quella d’acqua salata del Bellarosa maggiore e quella d’acqua dolce del Bellarosa minore. Il nome Molentargius è legato alla produzione del sale.

 

 

 

 

 

Copyright StarNetwork s.r.l.
Testi:
Stefania Maffeo

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