Il toponimo dell’isola di Capri secondo alcuni deriva dal greco kàpros che significa cinghiale, in quanto anticamente questo luogo era ricco di cinghiali, secondo altri deriva da Caprea cioè "isola dalle pietre aspre".
Capri, infatti, fino all’inizio del Novecento non era affatto "l’isola felice" che conosciamo oggi, perché non era dotata né di un sistema difensivo, né di un sistema idrico tale da attirare una quantità considerevole di turisti. Solo dalla prima metà del Novecento la situazione cominciò a migliorare grazie all’interessamento delle amministrazioni locali e, Capri divenne meta non solo di turisti ma fonte d’ispirazione per poeti e pittori provenienti da ogni dove.
In epoca preistorica l’isola fu abitata dal Neolitico fino all’età greco – latina, come attestano i ritrovamenti di fossili nella zona. Poi, fu sicuramente abitata dai Fenici, dai Tirreni e dai Greci che qui costruirono un istituto per educare i giovani, chiamato "efebeo".
In età romana Capri ebbe una svolta grazie all’imperatore Tiberio, che s’interessò molto all’isola, tanto da preferirla ad Ischia. Poi, con la caduta dell’Impero Romano, Capri fu di nuovo sotto il dominio di Napoli.
L’imperatore Ludovico II assegnò Capri alla Repubblica di Amalfi. Con l’avvento di Federico II Capri fu consegnata in feudo al conte Eliseo Arcucci.
Con gli Angioini l’isola godè di molti privilegi, tanto che nel 1371 furono elargiti i fondi per poter costruire la Certosa di San Giacomo.
Con il re Ladislao gli abitanti di Capri furono quasi del tutto esonerati dal pagamento delle tasse. La situazione purtroppo cambiò con Alfonso d’Aragona, il quale impose molti divieti e separò definitivamente le comunità di Capri e Anacapri. Di questa separazione furono soddisfatti soprattutto gli anacapresi che non sopportavano più le prepotenze dei capresi.
Il’600 si apre con un evento infausto: la peste stermina più della metà della popolazione dell’intera isola. Nel frattempo la Certosa di San Giacomo acquista sempre più potere e più territori.
Fu l’imperatore Ferdinando IV di Borbone che intuì la reale bellezza dell’isola e decise che, insieme a Procida ed Ischia, anche Capri doveva essere una sua meta per la caccia. Inoltre, fondò qui la Scuola di Agraria e di Nautica ed un impianto industriale serico. Inoltre, essendo interessato anche all’archeologia, affidò la direzione degli scavi all’austriaco Nobert Hadrawa, il quale ritrovò molti resti delle ville imperiali.
In seguito, le fonti storiche dimostrano che la pace di Capri non fu affatto turbata né dalle guerre dell’Unità d’Italia, né dalle ultime due guerre mondiali.
(Vedi anche Anacapri)
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Testi: Teresa Gagliardi