STORIA Alla distruzione di Nocera (216 a.C.) ad opera di Annibale, parte della popolazione superstite si trasferì nelle zone limitrofe in attesa della ricostruzione della città durata trent’anni, finanziata dal Senato di Roma per ripagare Nocera della fedeltà a Roma stessa. In questo periodo, verosimilmente, si suppone abbia preso corpo il grosso del nucleo abitativo che diventerà Corbara.
I primi documenti (1010) che citano Corbara risalgono a qualche secolo antecedente l’avvento dei Longobardi e parlano di strade di collegamento che, dal paese, portavano alla via Stabia, cioè all’arteria principale che univa Nocera a Castellammare. La storia di Corbara si integra inevitabilmente con quella di Nocera ed è per questo che, a seguito della seconda distruzione compiuta dai Longobardi, non rinacque più sul modello dell’urbe romana, ma come confederazione di villaggi sparsi, dotati di larga autonomia, denominata Civitas Nuceriae; la confederazione durò fino al 1806 quando, per decreto di Gioacchino Murat, vennero costituiti i Comuni.
Dalla fine del sedicesimo secolo Corbara, Sant’Egidio e S. Lorenzo erano un’unica entità locale. Le tre frazioni eleggevano un solo Sindaco sul sagrato della chiesa di S. Maria Maddalena. Dato che ai Corbaresi, cui toccava nominare il Sindaco ogni 25 anni, avevano difficoltà a raggiungere Sant’Egidio a causa delle strade accidentate e poco praticabili, decisero di erigere una propria chiesa che intitolarono a S. Bartolomeo Apostolo (1504). Ciò contribuì, in sostanza, a determinare la separazione politica ed amministrativa di Corbara da Sant’Egidio.
Con la proclamazione del Regno d’Italia, nel 1860, Corbara conservò la sua autonomia, che mantenne anche durante il ventennio fascista, periodo, quest’ultimo, durante il quale centri più importanti furono cancellati o accorpati per volontà politica-propagantistica. Nel 1943 le truppe tedesche occuparono Corbara, che venne parzialmente distrutta dai bombardamenti alleati e ricostruita anche con le generose rimesse degli emigranti.
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