Firenze nacque come colonia della città etrusca di Fiesole nel 200 a. C. circa. Nel 59 a.C. divenne Florentia, colonia romana, fondata con la forma tradizionale del castrum. Intanto il dio di Fiesole, Fiorino, secondo la leggenda era stato ucciso e sepolto in un campo di gigli in riva dell’Arno. Al suo posto la nuova città, chiamata così da "fiorente", venne scelta come sede per il governatore dell’Etruria e dell’Umbria. La prosperità durò fino all’invasione degli Ostrogoti, ai quali i Fiorentini resistettero, arrendendosi, però, a Totila, re dei Goti; con i Longobardi la città rientrò nel Ducato di Lucca. Con l’avvento di Carlo Magno divenne una contea e con Lotario I si estesero i possedimenti del feudo anche a Fiesole. Firenze ottenne l’autonomia comunale dalla contessa Matilde di Canossa perchè la città si schierò al suo fianco nella lotta per le investiture. Dopo la sua morte (1138) si consolidò un sistema di governo comunale, una sorta di oligarchia in cui le famiglie più potenti si spartivano le posizioni dominanti del governo. Dovette intervenire un podestà per mediare e portare pace. Nel XIII secolo gli antagonismi familiari si cristallizzarono in due fazioni distinte: i Guelfi, a favore del Papa e perlopiù ricchi mercanti, ed i Ghibellini, che parteggiavano per l’imperatore ed erano in maggioranza nobili legati all’ordine feudale. L’appoggio dell’imperatore Federico II ai Ghibellini determinò l’espulsione dei Guelfi dalla città (1248). Con l’avvento di Carlo d’Angiò, questi ultimi si divisero in due fazioni: i Bianchi, guidati dalla famiglia Cerchi, ed i Neri, capeggiati dai Donati, che, grazie al sostegno di Carlo di Valois, vinsero e mandarono Dante Alighieri in esilio. Si formò un nuovo governo: nel Palazzo del Podestà si insediò un capitano del popolo e Firenze conobbe il primo tentativo di governo democratico, conosciuto come il Primo Popolo. La città divenne una repubblica commerciale controllata dalla classe mercantile guelfa. La grande peste che scoppiò nel 1348 dimezzò la popolazione di Firenze. In questi anni la città coniò la sua moneta, il fiorino d’oro, e si organizzò in varie Corporazioni delle Arti, fra le quali le più grandi erano l’Arte della Lana e quella di Calimala (che rifinisce e raffina la lana). Nel 1378 ci fu la rivolta dei Ciompi, i salariati delle corporazioni artigiane, guidati da Michele di Lando. Essi, che rivendicavano il diritto di associazione e di partecipazione alla vita pubblica, ottennero che il loro leader fosse eletto gonfaloniere (capo del governo comunale), che fossero create tre nuove arti comprensive del popolo minuto e che i rappresentanti di tutte le arti partecipassero al governo. Quando i Ciompi chiesero nuove concessioni (come la cancellazione dei debiti verso i datori di lavoro) i rappresentanti del popolo minuto e lo stesso Michele di Lando li abbandonarono. Rimasti soli, nel 1382 furono sconfitti e le loro arti furono sciolte. Nell’ultima parte del XIV secolo i Medici iniziarono a consolidare il loro potere, diventando infine i banchieri del papato. Nel 1434 Cosimo de’ Medici il Vecchio divenne signore di Firenze. Il più famoso rappresentante della famiglia de’ Medici, però, fu probabilmente Lorenzo, figlio di Piero il Gottoso, che prese il potere nel 1469. Alla sua corte si assistette ad un grandioso sviluppo delle arti, della musica e della poesia e Lorenzo fu il mecenate di filosofi e artisti come Botticelli, da Vinci e Michelangelo, conquistandosi l’appellativo di Magnifico. Il 26 aprile 1478, domenica dell’Ascensione, durante la messa nella cattedrale, un gruppo di sicari attaccarono i fratelli Medici, Giuliano e Lorenzo il Magnifico. Pugnalato diciannove volte, Giuliano non sopravvisse. Suo fratello Lorenzo, ferito, riuscì a sfuggire fortunatamente. Il famoso complotto, definito la congiura dei Pazzi, fu imputato ai Pazzi, una famiglia fiorentina rivale che era molto gelosa del potere dei Medici. Con la benedizione del papa Sisto IV, i Pazzi avevano sperato di prendere il controllo di Firenze con la scomparsa dei due fratelli. Nel 1494 la città cadde sottomessa alla teocrazia di Girolamo Savonarola, un frate domenicano che instaurò un regime di puritanesimo finché perse il favore del popolo e venne giustiziato sul rogo come eretico nel 1498. I Medici tornarono a Firenze nel XVI secolo spalleggiati da un esercito spagnolo (nel frattempo avevano stretto legami matrimoniali con l’imperatore Carlo V) e tennero il potere per altri 200 anni. Nel 1737 la dinastia medicea terminò con Anna Maria Luisa e la città passò, come il resto del Granducato di Toscana, a Francesco di Lorena (Asburgo), fino a che, nel 1860, già annesso al Piemonte, entrò a far parte del Regno d’Italia. Firenze fu capitale fino a che questa venne spostata definitivamente a Roma nel 1871. Durante la seconda guerra mondiale subì non pochi danneggiamenti: i Tedeschi bombardarono tutti i suoi ponti tranne il Ponte Vecchio. La città subì poi una devastante inondazione il 4 novembre del 1966 che danneggiò in modo irreparabile edifici e opere d’arte, in quanto l’acqua del fiume Arno salì di più di 6 mt sulle strade cittadine. Nel 1993 ci fu l’esplosione di una bomba che uccise cinque persone e danneggiò parte degli Uffizi: l’attentato fu attribuito alla mafia.
Copyright StarNetwork s.r.l. Testi: Stefania Maffeo |