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Tra i prodotti tipici annoveriamo i pomodorini di montagna a piennolo, l’olio d’oliva, le patate di terra asciutta e le erbe spontanee ed odorose. La coltivazione dei pomodorini segue rituali consolidati da tempo antico. I semi sono gelosamente conservati dal raccolto dell’anno precedente e, giunto gennaio, messi in acqua per uno o due giorni, fino a quando timidamente non germogliano o, come dicono i contadini, “cacciano o sguiglio”, una piccola cimetta dalla quale la pianta successivamente germoglia. I semi “sguigliati” vengono messi in un semenzaio e tenuti al caldo fin quando non nascono le prime piantine. Quando giunge marzo, le piantine vengono piantate. A maggio si costruiscono i sostegni con pali di castagno, fili lunghi di nylon e canne che hanno la funzione di reggere le piante nella loro crescita. La coltivazione richiede molta cura e pazienza perchè le piante devono essere irrorate con verderame ogni dieci giorni circa.

A Furore la patata ha occupato, da sempre, un posto preminente nella coltivazione sui “terrazzamenti” e nella cucina.

Risorsa primaria del centro costiero rimane un turismo d’elite che punta alla qualità delle strutture ricettive e dei servizi.

 

 

 

 

 

 

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Testi: Stefania Maffeo

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