Dopo la caduta dell’Impero Romano, la città fu conquistata dal Generale Belisario Corenzio entrando così nell’orbita di Bisanzio. In seguito, nel 1224 l’Imperatore Federico II fondò la prima Università di Stato: “Lo Studio”. In questo periodo Napoli acquistò ancor più prestigio e visibilità divenendo capitale angioina nel 1309 con il Re di Napoli Roberto D’Angiò alla cui corte giunsero artisti e scrittori del calibro di Giotto e Giovanni Boccaccio, e poi, nel 1443 divenne capitale aragonese con il re Alfonso D’Aragona. Nel Quattrocento Napoli è protagonista di un rinnovamento culturale che le valse l’appellativo di “Napoli gentile”. La dinastia angioina si contraddistinse per la svolta che seppe dare alla città sul piano artistico. In questo periodo, infatti, furono costruiti: la nuova Reggia, il Castel Nuovo, che divenne il centro politico amministrativo della città e notevoli complessi religiosi che furono dislocati per lo più ai margini del centro cittadino perché solo lì vi era lo spazio sufficiente per edificarli. Tra questi ricordiamo: la Chiesa di S. Domenico, Santa Chiara, Monteoliveto, l’Annunziata, Santa Maria Egiziaca a Forcella, La Maddalena, il Carmine, Sant’Eligio, San Pietro Martire, San Pietro a Maiella e la Certosa di San Martino. Soltanto il Duomo, la Chiesa di San Lorenzo, Donna Regina, Sant’Agostino alla Zecca e Sant’Agrippino furono costruiti nel centro cittadino. Se in età angioina si provvide di più alle costruzioni religiose, in età aragonese, si curò l’aspetto militare e difensivo della città. In quest’epoca furono fortificate le mura intorno a Castel Nuovo ed iniziarono i lavori per la costruzione di edifici civili di notevole spessore come: il Palazzo Sanseverino, il Palazzo Carafa, il Palazzo Como e numerose ville. Il Cinquecento si apre con il viceregno spagnolo di Don Pedro da Toledo, il quale s’impegnò in lavori di ristrutturazione urbanistica e di ampliamento delle mura della città che divennero tanto grandi da poter contenere il doppio della popolazione urbana. Il vicere’ spagnolo, inoltre, decise di racchiudere tutti i tribunali cittadini nell’antico Castel Capuano, in modo tale da evitare dispersione e confusione. Don Pedro da Toledo offrì molti vantaggi alla nobiltà; da ciò scaturì l’abbandono dei feudi da parte dei baroni ed il loro arrivo in città, sicchè in quegli anni a Napoli si costruirono numerosi palazzi aristocratici. Durante il viceregno spagnolo Napoli crebbe a dismisura. Oltre ai già citati palazzi, in quegli anni nacque il Palazzo Vicereale, venne costruita Via Toledo, fu ristrutturata Via Chiaia e sorsero i Quartieri Spagnoli, rioni di raccolta per le truppe. Inoltre, furono innalzate molte chiese e svariati monasteri; proprio in questo periodo il Caravaggio soggiornò a Napoli. Il Seicento è caratterizzato da un susseguirsi di eventi tragici e di calamità naturali: nel 1647 ci fu la celebre rivolta capeggiata da Tommaso Aniello, famoso come Masaniello, un pescatore analfabeta che guidò una rivolta di popolo e dal popolo stesso fu prima esaltato e poi ucciso. Nel 1656 la popolazione fu colpita da una grave epidemia di peste e nel 1688 un violento sisma provocò danni ingenti agli abitanti ed al patrimonio architettonico ed artistico. Nel 1707 inizia il viceregno austriaco, ma si dovrà attendere l’anno 1734 per riscontrare una netta ripresa della città che avvenne per l’appunto in quell’anno con l’avvento del re Carlo di Borbone, sotto il quale Napoli riprese il suo primato culturale e sociale, tanto che il Settecento è considerato uno dei secoli più floridi per la città. Con Carlo di Borbone a Napoli fu dato l’incarico ai più illustri architetti, alla stregua di Luigi Vanvitelli, per portare a termine le costruzioni civili promosse dal Re. Tra queste sono da menzionare: i Granili, la Caserma di Cavalleria della Maddalena, l’Albergo dei Poveri, il Foro Carolino, la Reggia di Capodimonte ed il Teatro San Carlo. Nel 1759 Carlo rinunciò al trono di Napoli per assumere quello di Madrid. Sotto re Ferdinando (IV poi III), il cosiddetto “Re Lazzarone” scoppiò la rivoluzione del 1799. Sorse, così, la “Repubblica Napoletana” durata circa cinque mesi e abbattuta dalle truppe “Sanfediste” guidate dal cardinale Ruffo con l’appoggio navale inglese dell’ammiraglio Nelson che tra l’altro favorì molte tragiche condanne a morte tra cui, particolarmente strazianti, quelle di Eleonora Pimentel Fonseca e di Luisa Sanfelice. Fuggito in Sicilia durante la Repubblica, vi ritornò di nuovo nel 1806 per l’avvento dell’esercito francese che pose sul trono Giuseppe fratello di Napoleone. Ancora due anni dopo, partito Giuseppe per assumere il trono di Spagna, la sovranità del regno fu assunta da Gioacchino Murat, generale emerito di Napoleone. Nel 1815 Ferdinando ritornò definitivamente sul trono come Ferdinando I, re delle Due Sicilie. Nel 1859 ascese al trono Francesco II che dovette fuggire l’anno seguente, 1860, per l’arrivo di Giuseppe Garibaldi che fece il suo ingresso trionfale nella città. Si procedette nella ristrutturazione urbana seguita all’Unità, si riorganizzarono i quartieri, si cominciò a costruire nelle frazioni alte, zone più ventilate e salubri e ad est si andarono sviluppando i nuovi quartieri popolari per evacuare i quartieri bassi particolarmente malsani. La legge nazionale del 1885 chiamata “Programma per il Risanamento della città di Napoli”, promulgata in seguito all’epidemia di colera dell’anno precedente, diede una razionale normativa all’intero assetto urbanistico. In questi anni iniziarono i lavori per la costruzione di Via Duomo che terminarono alla fine del secolo; fu inaugurata la Funicolare del Vesuvio che sarà l’ispirazione per la famosissima canzone : “Funiculì Funiculà” e venne messa a punto anche la prima funicolare cittadina che collegava il Vomero con il centro. L’attuazione del Piano di Risanamento purtroppo s’intrecciò con un sistema di speculazione edilizia e di corruzione tali da mettere in ginocchio lo stesso governo. Per questi motivi i lavori di ristrutturazione e di ampliamento del tessuto urbano di Napoli si protrassero fino agli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale. I lavori interessarono anche: la realizzazione del Corso Umberto I, il Rettifilo, nonché la Galleria dedicata a Umberto I, Via Depretis, Via Sanfelice e nel 1910 fu inaugurato il primo collegamento ferroviario sotterraneo da Mergellina ai Campi Flegrei, che era il primo esempio di metropolitana dell’intera penisola. Agli inizi del Novecento lo scenario napoletano si presentava abbastanza caotico ed irregolare. Per risolvere tutti questi problemi Francesco Saverio Nitti fece approvare dal Parlamento una legge per promuovere l’economia e l’industrializzazione di Napoli, cercando di creare un Comune più vasto ed abolire così i pagamenti del dazio sulla merce tra comuni limitrofi. Circa vent’anni dopo su questa scia Benito Mussolini tentò di risollevare le sorti economiche della città partenopea facendo varare una legge che sanciva l’annessione a Napoli di tutti i casali circostanti che erano già comuni autonomi. Inoltre, il Regime Fascista si impegnò nella realizzazione e nella ristrutturazione delle zone centrali e intermedie: fu creato il rione Santa Lucia, il vecchio quartiere San Giuseppe fu sostituito dal Rione Carità, fu realizzata la Stazione Marittima e nel 1937 fu creata la Mostra d’Oltremare nell’allora borgo di Fuorigrotta. Negli anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale Napoli si trovò a fare i conti con gli enormi danni subiti( i 2/3 della città erano da ricostruire) a causa dei bombardamenti alleati. Ciò portò la città ad un’urgenza di risanamento che, purtroppo, ancora una volta sfociò in abuso edilizio ed in corruzione. Il piano regolatore del 1958 proposto dalla giunta di destra guidata dall’allora Sindaco di Napoli Achille Lauro fu bocciato dal Ministero dei Lavori Pubblici a causa del suo carattere fortemente speculativo. Posillipo è uno degli esempi più drammatici dell’abuso edilizio di quegli anni. Basti pensare a quante abitazioni sono state costruite in modo selvaggio su di un territorio che è tra i più suggestivi al mondo. Alla fine degli anni ‘50 del secolo scorso fu costruito lo Stadio San Paolo che ha una capienza di ben 80.000 spettatori. Nel 1975 fu approvato un Piano Regolatore che tutelava il Centro Storico in quanto parte integrante del patrimonio storico artistico partenopeo. Qualche anno dopo è stata inaugurata la tangenziale. Bisognerà attendere gli anni Ottanta, che purtroppo si aprono con un disastroso terremoto, per vedere degli atti concreti di riqualificazione urbanistica. Nel 1982, infatti, l’architetto giapponese Kenzo Tange ha progettato il Centro Direzionale nel pieno centro cittadino, vicino alla Stazione Centrale. Questo complesso è formato da grattacieli, un viale pedonale e strade sotterranee su cui circolano i veicoli. Nello stesso anno è stata completata anche la Via Marittima. Inoltre, nel nuovo piano regolatore di questi anni è previsto il recupero soprattutto delle periferie, degli antichi casali e la realizzazione di attrezzature pubbliche come grandi distese di parchi verdi che non esistono più a Napoli dai tempi dei Borbone. C’è ancora da dire che questo piano ha subito una battuta d’arresto per mancanza di fondi, stante le difficoltà di sviluppo del Paese e l’impegno economico per la riqualificazione dell’area di Bagnoli.
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