La città di Napoli è stratificata, perché ricca di strade e costruzioni appartenenti ad epoche storiche differenti. Tutto ciò testimonia la maestosa tradizione storico – artistica della metropoli partenopea. L’aspetto singolare della città è che tutte queste differenze si mescolano in un tutt’uno, conferendole quell’aspetto unico che l’ha contraddistinta nei secoli. Il visitatore può personalizzare il suo itinerario perché questa città offre molteplici spunti da qualunque lato la si osservi. Per facilitare i turisti è in ogni modo opportuno suddividere la città in sette aree fondamentali: Toledo e Castel Nuovo, Spaccanapoli, Decumano Maggiore, Capodimonte e i Vergini, Vomero, Castel dell’Ovo e Chiaia, Posillipo. Partendo dalla prima area, cioè quella di Toledo e Castel Nuovo, si arriva nel centro politico – amministrativo della città antica e odierna. Qui, infatti, ci sono tre piazze principali: Piazza del Municipio, Piazza Trieste e Trento e Piazza del Plebiscito. Nel XIII secolo Carlo I d’Angiò, fece erigere il Castel Nuovo, la residenza della corte angioina. In questi spazi si trovano gli uffici più importanti: la Prefettura, il Municipio, gli uffici della Regione Campania, le banche principali, alcuni musei, il teatro, la biblioteca più rinomata e la Stazione Marittima. Questa zona è ricca di testimonianze storiche: sul colle di Pizzofalcone ci sono i resti dell’antica città: Paleopolis, fondata dai coloni greci dell’Eubea o di Rodi e risalenti al IX sec. a.C. Il Palazzo Reale, i cui lavori iniziarono nel ’600, fu portato a termine da Gaetano Genovese nel 1843. Nel suo interno c’è: la Biblioteca nazionale dedicata a Vittorio Emanuele II che è una delle maggiori in Italia e spicca con la sua raccolta di due milioni di volumi all’incirca, nonché una collezione di papiri di Ercolano; il Teatrino di corte, costruito nel 1768 in occasione del matrimonio di Maria Carolina d’Asburgo con Ferdinando IV; con il Museo dell’Appartamento Reale ed una Pinacoteca con dipinti che vanno dal XVI al XIX sec. Di fronte alla Reggia sorgeva il Largo del Palazzo, oggi Piazza del Plebiscito, che fu costruito negli anni del governo di Gioacchino Murat. Costui fece erigere la Basilica reale intitolata a Francesco di Paola in stile neoclassico. Poco distante da Piazza Plebiscito c’è il Caffè Gambrinus lo storico locale in cui si riunivano poeti, scrittori e politici. In Piazza Trento e Trieste c’è la chiesa barocca di San Ferdinando voluta da Ferdinando I di Borbone nel 1769. Da qui ci si ritrova sull’elegante Via Toledo, che fu fatta costruire dal vicerè Don Pedro da Toledo. Ai lati della strada ci sono palazzi stile liberty tra cui il seicentesco Palazzo Zevallos che è sede della Banca Commerciale nonché chiese e negozi, adatti a tutte le tasche per lo shopping. Sempre su Via Toledo c’è la Galleria Umberto I che era ed è il ritrovo dei musicisti napoletani. Nei pressi di Piazza Trento e Trieste c’è uno dei teatri più antichi del mondo: il Teatro San Carlo che fu costruito durante il governo di Carlo I di Borbone. Castel Nuovo, residenza della corte angioina, fu costruito per volere di Carlo I D’Angiò nel 1279, e nel 1443 fu ristrutturato da Alfonso I d’Aragona che fece erigere il bellissimo Arco di Trionfo. Il Castello ha un cortile al centro da dove si può entrare nella Sala dei Baroni che oggi è l’aula consiliare del Comune di Napoli. Nel 1990 un’ala del Castello è stata adibita a Museo Civico, nel quale sono esposte opere d’arte di proprietà comunale ed anche opere provenienti dal Castello stesso. Peculiare è la Cappella Palatina in cui ci sono frammenti di affreschi di Giotto. Nei pressi di Via Toledo sorge anche un’altra struttura che merita attenzione: il Teatro Mercadante, che risale alla seconda metà del Settecento. In questa zona sono da visitare: la chiesa di Santa Maria Incoronata, che fu voluta da Giovanna d’Angiò per omaggiare la sua incoronazione; la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli che sorge nel palazzo San Giacomo, oggi sede municipale, in cui è custodito il sepolcro di marmo di Don Pedro De Toledo e della moglie Maria; la chiesa di Santa Brigida, in cui c’è il sepolcro del pittore napoletano Luca Giordano. Sul lato superiore di Via Toledo sorgono i Quartieri Spagnoli, che sono uno dei rioni più popolari di Napoli. Chiese importanti sono: la chiesa di Santa Maria degli Angeli e la chiesa di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone, entrambe risalenti al Seicento. Una via di rilievo è Via Chiaia, termine che in napoletano significa spiaggia ed è così chiamata perché serviva per collegare Piazza del Plebiscito con il litorale. Poco distante c’è il Palazzo Serra di Cassano che è stato fatto erigere dal Principe Aloisio Serra di Cassano ed oggi ospita l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici. Rilevante è l’ex convento della Nunziatella che dal 1787 è sede dell’omonimo collegio militare. In Piazzetta Demetrio Salazar c’è il Museo Artistico Industriale, che fu costruito da Gaetano Filangieri e da Demetrio Salazar nel 1878. In esso sono esposti pezzi dell’antichità ceramici che vanno dall’antichità al XVIII secolo. Da Via Toledo si può raggiungere anche a piedi Spaccanapoli che è parzialmente isola pedonale. Spaccanapoli è una delle tre strade principali del nucleo più antico della città (la Napoli greco – romana) che corrisponde al decumano inferiore, mentre gli altri due assi viari corrispondono a Via Anticaglia (a Nord – Ovest) e a Via dei Tribunali (a Sud – Est). Il rettilineo chiamato da tutti Spaccanapoli è ricco di chiese, conventi, palazzi aristocratici posti a poca distanza l’uno dall’altro. L’itinerario può partire da Largo Santa Maria la Nova in cui c’è il complesso conventuale omonimo che è così chiamato perché fu costruito su di un territorio donato da Carlo I ai Frati Francescani perché il Re per far costruire il Castel Nuovo dovette far demolire una chiesa francescana. Procedendo verso Ovest si giunge in Piazza Monteoliveto ove sorge la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi fatta costruire nel 1411 da Alfonso il Magnanimo. In Via Monteoliveto, poco distante dalla chiesa, c’è Palazzo Gravina, di epoca cinquecentesca, che oggi è sede della facoltà di Architettura. La chiesa “Gesù Nuovo” che è tra le più importanti di Napoli, sorge nella Piazza omonima. Questa meravigliosa chiesa, dagli interni barocchi, fu affrescata dal Solimena e da Luca Giordano e fu voluta dai gesuiti insieme con la guglia dell’Immacolata che è uno degli esempi più rappresentativi della scultura napoletana del Settecento. In Via Benedetto Croce c’è la chiesa con annesso Convento di Santa Chiara. Questo complesso fu fatto costruire a partire dal 1310 da Roberto D’Angiò e dalla futura moglie, la Regina Sancia che dedicò molta premura all’edificazione di quest’opera perché aveva una vocazione interiore molto profonda che non potè manifestare perché promessa sposa al Re Roberto. D’impianto gotico, nel corso del XVI secolo è stata ristrutturata in stile barocco. Nell’interno c’è il sepolcro di Filippo di Borbone, il figlio demente di Carlo III e le Tombe Reali di Carlo di Calabria e della moglie Maria di Valois. Inoltre, c’è il sepolcro di Roberto D’Angiò che è uno dei mausolei più caratteristici dell’epoca tardo-medievale. Peculiare è il Coro delle Clarisse, in stile Gotico Napoletano ed il Chiostro rivestito da maioliche dipinte da Donato e Giuseppe Massa. Nel complesso ci sono anche il Museo dell’Opera in cui sono esposti oggetti sacri provenienti dalla chiesa stessa ed inoltre c’è un’area archeologica in cui sono visibili i resti di alcune terme, una palestra e una piscina risalenti all’epoca romana. Di fronte al campanile della chiesa di Santa Chiara c’è la chiesa di Santa Marta di epoca quattrocentesca. Fu eretta per volere di Margherita di Durazzo ed ha anche un cimitero annesso. A questo punto del percorso, sempre in Via Benedetto Croce sorge il Palazzo Filomarino, che, edificato nel Trecento, è stata la dimora e lo studio del filosofo Benedetto Croce, il quale visse qui fino al 1952, anno della sua morte. Oggi questo palazzo nobiliare ospita una biblioteca con 40000 volumi che fa parte dell’Istituto Italiano degli Studi Storici, fondato dallo stesso Benedetto Croce. Più avanti, sulla stessa strada, si giunge in una della piazze più emblematiche di Napoli: Piazza San Domenico Maggiore. Quest’area, prima occupata da spazi verdi, fu ristrutturata da Alfonso I d’Aragona ed al suo centro fu innalzata una guglia, detta per l’appunto guglia di San Domenico. Il Re fece costruire questa piazza per dare una cornice decorosa alla chiesa di San Domenico Maggiore che è situata nella piazza omonima. La chiesa fu costruita nel 1283 da Carlo I d’Angiò, ed è in stile gotico. Nella sacrestia ci sono 45 “Arche” che contengono le spoglie dei membri della famiglia reale aragonese. In Via Francesco De Sanctis, poco distante dalla chiesa di San Domenico Maggiore sorge la Cappella San Severo, progettata da Raimondo di Sangro principe di Sansevero, nella seconda metà del Settecento. Questo principe, esperto in scienze alchemiche, creò due macchine anatomiche così precise nei delineamenti delle vene e delle arterie che sembrano essere vere e sono custodite nella cripta della cappella. Procedendo in direzione Sud – Est si giunge nella Piazzetta Nilo su cui sorge la chiesa di Sant’Angelo a Nilo, detta anche cappella Brancaccio perché fu realizzata sul finire del ’300 dal Cardinale Brancaccio, il cui sepolcro giace nella suddetta chiesa. Da qui si può accedere nel Palazzo Brancaccio al cui interno la famiglia omonima, nel 1960 fondò la biblioteca aperta al pubblico. Nel Largo Corpo di Napoli si può ammirare la statua del Nilo fatta costruire dai mercanti alessandrini in onore del dio egiziano Nilo. Andando avanti sulla stessa traiettoria ci si lascia alle spalle Via Benedetto Croce e ci si immette in Via San Biagio dei Librai ove è situata una delle testimonianze più rappresentative del Rinascimento napoletano: il Palazzo Carafa Santangelo fatto costruire nel ‘400 da Diomede Carafa. Sulla stessa strada sorge un altro palazzo nobiliare: il Monte di Pietà, così chiamato perché nel Cinquecento, secolo in cui fu costruito, accanto al palazzo c’era una piccola chiesa, la Cappella della Pietà che concedeva prestiti a coloro che avevano contratto forti debiti economici. L’inizio di Via Duomo è contraddistinto da una delle chiese più antiche di Napoli: la Basilica Paleocristiana di San Giorgio Maggiore che fu restaurata nel ’600 da Cosimo Fanzago. Procedendo per Via Duomo ci si imbatte nel cinquecentesco Palazzo Cono che dal 1852, per volere del principe Gaetano Filangieri, ospita un museo intitolato allo stesso e che contiene una cospicua collezione di opere d’arte, che il principe donò alla città ed una biblioteca.
Proseguendo per Via San Biagio dei Librai ci si trova dinanzi la chiesa dei Santi Severino e Sossio, che dal 1835, per volere di Ferdinando II di Borbone, fu trasformata in Archivio di Stato nelle cui sale e’ possibile consultare documenti che risalgono all’eta` angioina. In una traversa della suddetta via sorgono due monasteri l’uno accanto all’altro: quello dei Santi Marcellino e Pietro e dei Santi Festa e Desiderio. Accanto al monastero di San Marcellino c’e` il Museo di Paleontologia in cui si possono ammirare ben 50.000 reperti. Non puo` mancare nell’itinerario una sosta al complesso conventuale “Gesu` Vecchio”, che vanta il privilegio di essere stato il primo collegio gesuita partenopeo, nonche` sede centrale dell’Universita` dal 1777. Nel suo interno c’e` una ricchissima biblioteca con 850.000 volumi, il Museo di Mineralogia, che e` il primo in Italia, il Museo di Antropologia ed il Museo di Zoologia voluto da Gioacchino Murat. Tutti i musei sopraelencati furono istituiti all’inizio dell’Ottocento. Inoltre, in alcuni ambienti del convento, c’e` anche una collezione di statue da presepe a grandezza naturale. Nel Largo San Giovanni Maggiore c’e` la Cappella Pappacoda, fondata nel XV sec. da Artusio Pappacoda, consigliere della famiglia D’Angio`; oggi e` utilizzata come Aula Magna dell’Istituto Universitario Orientale che non e` molto distante da li`. Il Corso Umberto I, da molti chiamato Rettifilo, e` la strada principale che collega la stazione ferroviaria con il centro cittadino. Da Corso Umberto I si giunge alla chiesa della Santissima Annunziata, che fu costruita agli inizi del Trecento con l’intento di ospitare gli orfani. Nell’interno c’era anche un ospedale, di cui e` visibile una ruota che accoglieva i neonati abbandonati. Nel 2003 e` stato aperto al pubblico il Museo della Ruota degli Esposti. In una traversa del Corso Umberto I c’e` la Piazza del Carmine in cui sorge la chiesa di Santa Maria del Carmine che puo` vantare di avere il campanile piu` alto di tutta la citta` (75 mt.). In questa chiesa si venera la Madonna Bruna. Infine, il percorso tra i monumenti e le chiese della zona di Spaccanapoli si puo` concludere con la chiesa di Sant’Eligio Maggiore che fu la prima chiesa fondata dagli Angioini. Nel centro di Napoli c’e` una zona centralissima, il Decumano Maggiore, oggi chiamata Via dei Tribunali su cui sorgeva l’antichissimo nucleo greco – romano della citta`. Il percorso ha il suo inizio in Piazza Bellini, uno dei luoghi piu` movimentati del centro partenopeo. Qui si puo` compiere una lieta sosta, prima di addentrarsi nel centro storico, sorseggiando un caffe` nei pregevoli bar della piazza. Durante alcuni scavi nei pressi della stessa sono stati rinvenuti resti delle mura greche dell’antica Neapolis. Da qui si giunge in Via San Pietro a Maiella all’inizio della quale c’e` l’omonima chiesa che ospita dal 1826 uno dei conservatori italiani piu` famosi. In Via dei Tribunali e` visibile la Cappella Pontano, dedicata a Giovanni Pontano il segretario del Re Ferdinando d’Aragona. Sulla stessa strada c’e` la chiesa di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta che prende il nome dalla pietra con la croce che appartiene alla chiesa stessa e che e` diventato un oggetto di culto. Da ammirare e` anche il cinquecentesco Palazzo Spinelli di Laurino e la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, risalente al Seicento, al di sotto della quale c’e` una scala che porta ad un cimitero. In Piazza San Gaetano c’e` la chiesa di San Paolo Maggiore, al posto della quale, nella Napoli antica sorgeva il Tempio dei Dioscuri. Sul lato sinistro di questa chiesa c’è un ingresso che conduce nella Napoli sotterranea. Questi luoghi erano molto utilizzati dalla popolazione per ripararsi dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. La Napoli sotterranea si presenta ricca di tufo giallo, materiale ideale per costruire e con molte catacombe, acquedotti e passaggi pedonali. Piu` avanti c’e` il complesso monumentale di San Lorenzo Maggiore la cui costruzione risale all’epoca angioina. Nel suo interno c’e` il sepolcro di Caterina d’Austria. Molto particolare e` il chiostro che conduce nell’area archeologica dove ci sono ritrovamenti greco romani. Il complesso conventuale di San Gregorio Armeno sorge nella piazzetta omonima e fu costruito nell’VIII sec. per volere di alcune monache che erano fuggite dalle persecuzioni in atto a Bisanzio con le spoglie di San Gregorio. Gli ambienti interni sono barocchi ed e` splendido l’affresco che domina la “stanza del Paradiso in terra”. Poco prima di imbattersi nell’imponente Duomo spicca la chiesa dei Gerolamini cosi` chiamata perche` facente parte della chiesa di San Girolamo alla Carita`. La chiesa e` provvista anche di una biblioteca con 60.000 volumi. A questo punto del percorso si puo` immergere lo spirito ed il corpo in una visita nella colossale cattedrale di Napoli. Il Duomo fu fatto erigere alla fine del Duecento da Re Carlo I d’Angio` su di una basilica ed altri edifici preesistenti. Partendo da sinistra e` incorporata la basilica di Santa Restituta decorata con un mosaico raffigurante la Madonna e i Santi Gennaro e Restituta. Poi, c’e` il Battistero di San Giovanni in Fonte che e` il piu` antico dell’Occidente e l’area archeologica che si riferisce all’epoca greco – romana e altomedievale. Sul lato destro si puo` visitare la Cappella del Tesoro di San Gennaro in cui c’e` il preziosissimo busto – reliquiario di San Gennaro. Ogni anno nel Duomo avviene il miracolo del sangue: il sangue di San Gennaro, contenuto aggrumito, in due ampolle, si scioglie. La tradizione popolare vuole che se cio` non accade un qualche evento negativo colpira` la popolazione. Non distante dal Duomo si erge la Guglia di San Gennaro che fu innalzata dai napoletani al santo per onorarlo della protezione dall’eruzione del Vesuvio del 1631. Risalendo per Via dei Tribunali si nota l’edificio Pio Monte della Misericordia che ospita un famoso dipinto realizzato dal Caravaggio. Al primo piano del palazzo c’e` una pinacoteca in cui si possono ammirare i dipinti della collezione del Pio Monte. Piu` avanti c’e` il Palazzo Ricca che dal 1819 ospita l’Archivio Storico del Banco di Napoli. In Piazza Enrico De Nicola si erge il Castel Capuano che fu fatto costruire nel 1540 da Don Pedro de Toledo al fine di riunire qui tutti i tribunali della citta` (da cio` scaturisce il nome di Via dei Tribunali). Non lontano da esso c’e` la cinquecentesca chiesa di Santa Caterina a Formiello. Altre chiese di notevole interesse sono la chiesa di Santa Maria di Donnaregina Vecchia che sorge nell’omonimo vicolo e che contiene il sepolcro della regina – fondatrice del convento: Maria d’Ungheria, moglie di Carlo II d’Angio`. Poco distante c’e` la chiesa di Santa Maria di Donnaregina Nuova che fu costruita nel Seicento da un gruppo di monache di clausura che fecero edificare la nuova chiesa includendo quella vecchia. La zona di Spaccanapoli comprende anche Via Anticaglia cioe` il decumano piu` settentrionale del nucleo greco – romano della citta`. Questa strada, infatti, prende il nome dai resti di un Teatro antico che fu riscoperto nelle immediate vicinanze della suddetta via. Non lontano dai resti c’e` l’Ospedale degli Incurabili all’interno del quale si puo` visitare una sala dell’antica Farmacia che, con i suoi 400 vasi di ceramica, costituisce un museo d’arte locale a tutti gli effetti. In Piazza Museo Nazionale sorge l’edificio che ospita uno dei musei archeologici piu` famosi del mondo: il Museo Archeologico Nazionale. Questo museo, divenuto statale nel 1860, fu ristrutturato sul finire del Settecento per inglobare il Real Museo Borbonico e la Biblioteca. Allora il Real Museo si articolava in due sezioni: la collezione Farnese e le opere ritrovate nelle città vesuviane. Nel corso dell’Ottocento queste sezioni furono arricchite da molte donazioni da parte di privati. Nel 1925 la biblioteca fu trasferita nel Palazzo Reale e nel 1957 i dipinti della collezione Farnese furono portati a Capodimonte. Da quel momento nel museo rimasero solo le opere d’arte dell’antichità. La vastissima raccolta di sculture greco – romane comprende tra gli altri: il Toro Farnese, l’Ercole Farnese, i Dioscuri, il Doriforo, la Flora Farnese, l’Atlante Farnese, il Gruppo di Tirannicidi Armodio e Aristogitone e l’Artemide Efesia. Molto peculiare è la collezione di gemme che comprende la pregiatissima Tazza Farnese uno dei cammei più grandi del mondo. Merita attenzione anche la collezione egiziana che, dopo quella del Museo Egizio di Torino, è la seconda in Italia. Tra i mosaici, tutti provenienti dalle case delle antiche cittadine di Pompei, Ercolano, Stabia e Boscoreale, spicca il Mosaico di Alessandro, ritrovato nella Casa del Fauno di Pompei. Inoltre, nel museo c’è una sezione dedicata alle opere provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, tra cui è emblematica la scultura di bronzo che ritrae molto probabilmente il filosofo Seneca. Il Salone della Meridiana è stato adibito ad Osservatorio Astronomico. Il percorso museale può continuare nelle sale dedicate agli affreschi appartenenti ad edifici delle città vesuviane, alle pitture ritrovate nel Tempio di Iside a Pompei ed il plastico realizzato con carta, sughero e legno che riproduce nei minimi dettagli gli scavi di Pompei. Al secondo piano del museo vi è il Gabinetto segreto, risalente all’età borbonica, in cui sono esposti affreschi pompeiani di tipico gusto erotico. Uscendo dal Museo Archeologico Nazionale, in Via Vincenzo Bellini, troviamo il Convento di San Giovanni delle Monache che ospita l’Accademia di Belle Arti, in cui c’è una peculiare mostra di dipinti dell’Ottocento. Il percorso si avvia alla fine nella storica Piazza Dante che prende il nome dalla statua del poeta Dante posta al centro della stessa, per terminare del tutto in Piazza Nicola Amore, dedicata al sindaco di Napoli che nel 1884 fu uno dei fautori della riqualificazione urbanistica di Napoli. Anche la zona settentrionale di Napoli è degna di una visita. Agli inizi del secolo scorso fu costruita una strada che da Via Toledo conduceva alla Reggia di Capodimonte che ora ospita l’omonimo museo, tra i più rinomati nel mondo. La reggia nacque nel 1738 per volere di Carlo di Borbone che volle edificare qui la sua reggia per ospitare la corte ed in più desiderò che in quello stesso luogo fossero racchiuse le opere d’arte della raccolta ereditata dalla madre Elisabetta Farnese. Poi il Museo ospitò i dipinti della collezione ed altri di valore e fu aperto al pubblico nel 1957. Il percorso museale può partire dal primo piano dove si può ammirare la già citata collezione pittorica Farnese, lo splendido salottino di porcellana di Maria Amalia, che è la testimonianza migliore della porcellana di Capodimonte, la collezione Borgia, appartenuta al Cardinale Stefano Borgia e l’Appartamento Reale con i mobili, le armi, gli arazzi, i dipinti, e gli oggetti di porcellana che simboleggiano lo stile di vita dei Borbone. Spetta a Carlo di Borbone il merito di aver introdotto a Napoli la tecnica della lavorazione della porcellana. Al secondo piano ci sono la Galleria Napoletana e gli Arazzi della Battaglia di Pavia. Nella Galleria ci sono dipinti di artisti che hanno operato tra il XIII ed il XIX secolo. Dal 1997 nel museo è stata aggiunta una sezione di opere d’arte contemporanea. Dopo una visita al Museo Nazionale e al Parco di Capodimonte, proseguendo su Via Capodimonte, si giunge alle catacombe di San Gennaro, ove nel V secolo fu sepolto il santo e vescovo Gennaro e, dopo di lui, qui furono custodite le reliquie di tutti i vescovi napoletani. Non lontano da Via Capodimonte c’è un edificio storico sul colle di Miradois, sul quale sorge l’Osservatorio astronomico realizzato da Ferdinando I di Borbone nel 1819. Da quest’altura si gode della vista di un bellissimo panorama e nell’edificio c’è un museo in cui sono esposti antichi strumenti scientifici. Merita attenzione anche l’Orto botanico che fu costruito per volere di Giuseppe Bonaparte nel 1807. Qui sono raccolti fiori e piante quasi d’ogni specie esistente al mondo. Poco distante dall’Orto botanico c’è Piazza Carlo III che ospita l’Albergo dei Poveri istituito da Carlo di Borbone con l’intento di ospitare i poveri di tutto il regno. Andando avanti si giunge alla chiesa di Santa Maria degli Angeli alle Croci esemplare unico al mondo in stile barocco con marmi bianchi e grigi. Nel Largo Santi Apostoli sorge l’omonima chiesa che vanta origini antichissime (V sec.) e, sulla via parallela, c’è la Chiesa di San Giovanni a Carbonara nella quale è custodito il sepolcro di Ladislao di Durazzo. Porta San Gennaro è così chiamata perché conduce alle catacombe di San Gennaro. In Via Vergini c’è il Palazzo dello Spagnolo che prende il nome dal nobile spagnolo a cui apparteneva: Tommaso Atienza. Un altro edificio importante è Palazzo Sanfelice costruito dall’architetto Ferdinando per celebrare la sua famiglia. In Piazza San Severo c’è la basilica di San Severo e al di sotto della stessa si estendono le catacombe. Al centro del quartiere della Sanità sorge la chiesa di Santa Maria della Sanità e le catacombe dette di San Gaudioso perché il vescovo africano Settimio Celio Gaudioso morì e fu sepolto qui. In Piazza Fontanelle alla Sanità c’è la chiesa di Maria Santissima del Carmine da cui si accede al cimitero delle Fontanelle che ha un ossario vastissimo in cui sono raccolte le spoglie di tutte le vittime dell’epidemia di colera che infestò Napoli nel 1836. Una zona di Napoli, particolarmente famosa per la salubrità dell’aria e la vista panoramica è sicuramente il Vomero. Questa zona è situata sulla sommità di una collina ed i mezzi più rapidi e sicuri per raggiungerla sono le funicolari che furono progettate nel 1875 dagli ingegneri Bruno e Ferraro. Nella zona del Vomero ce ne sono tre: la Funicolare Centrale, la Funicolare di Chiaia e la Funicolare di Montesanto. Il fiore all’occhiello di questa zona è situato sulla sua collina: la Certosa di San Martino con il suo museo, la chiesa barocca in cui è contenuta la Cappella del Tesoro di San Gennaro ed il Quarto del Priore. I lavori della Certosa iniziarono nel 1325 per volere di Carlo, figlio di Roberto d’Angiò. Nel corso dei secoli essa ha subito vari rimaneggiamenti fino a raggiungere la configurazione attuale. Dal 1866 il complesso certosino ospita il Museo di San Martino che è uno dei più antichi della città. Il Museo è stato riallestito di recente e sono state aggiunte nuove sezioni che contengono dipinti, sculture, coralli, presepi, porcellane, che sono le più svariate testimonianze della tradizione partenopea. L’itinerario culturale può iniziare dalla chiesa e gli ambienti annessi e dal Museo dell’Opera che raccontano la storia della Certosa. Poi ci sono gli orti e il Quarto del Priore che era la nobile dimora del Priore. Inoltre, c’è la sezione presepiale in cui sono esposti numerosi pastori e oggetti vari e l’Ottocento Napoletano che raccoglie opere d’arte del XIX secolo in gran parte donate al museo da collezionisti napoletani. Infine c’è la Sezione immagini e memorie della città in cui si possono ammirare opere d’arte che rappresentano vicende storico – artistiche di Napoli dal XV al XIX secolo. Sono in via di allestimento la Sezione Navale e le Collezioni private. Sul lato occidentale della stessa collina dove sorge la Certosa di San Martino, nella prima metà del Trecento fu eretta, per volere dei D’Angiò, la residenza fortificata di Belforte. In epoca rinascimentale il castello è stato ristrutturato ed ha assunto l’aspetto attuale con il nome di Castel Sant’Elmo. Questo castello divenne il presidio della città antica e nei suoi interni sono stati imprigionati molti rivoluzionari e patrioti partenopei. Il castello ospita anche una biblioteca di storia dell’arte ed una sala per conferenze. Pedamentina è la strada che con i suoi 414 gradini collega Castel Sant’Elmo con la parte bassa della città. In Via Sanfelice c’è un’insolita iscrizione: ”Qui rido io” sulla villa dell’attore comico Eduardo Scarpetta padre di Eduardo De Filippo. La Via Scarlatti è la più chic del Vomero, qui è possibile dedicarsi allo shopping e godersi lo splendido panorama. Ci si può allontanare dai rumori del traffico percorrendo il viale del parco della villa La Floridiana. Questa villa fu donata da Ferdinando di Borbone alla seconda moglie Lucia Migliaccio, Duchessa di Floridia, da cui deriva il nome. Questa villa divenne proprietà dello Stato nel 1919 e dopo qualche anno dopo ospitò la raccolta di opere d’arte in ceramica e in porcellana del Duca di Martina, Placido de Sangro. Oggi, la villa è sede ufficiale del Museo della Ceramica Duca di Martina ed è in continua espansione. La zona di Chiaia, che può essere facilmente raggiunta con la metropolitana, nell’Ottocento era il luogo in cui risiedevano le classi sociali più agiate. Qui, infatti, ci sono strade molto eleganti come Via Santa Lucia dove ci sono i palazzi della Regione Campania. E’ piacevole passeggiare sul Lungomare che da Santa Lucia conduce a Mergellina. Mergellina nacque come borgo di pescatori ai piedi della collina di Posillipo e la sua bellezza è cantata da tempo immemorabile da poeti e scrittori. In Via Mergellina c’è la chiesa di Santa Maria del Parto in cui è custodita la tomba del poeta napoletano Jacopo Sannazzaro. In località Borgo Marinaro, sull’isolotto di Megaris, sorge Castel dell’Ovo uno dei più antichi castelli napoletani ove nel I secolo a.C. risiedeva il romano Lucullo. La costruzione del castello, nato come struttura difensiva, risale al IX secolo, anche se durante le varie dominazioni ha subito molte modifiche. Nel suo interno c’è il Museo di Etnopreistoria in cui ci sono reperti di utensili antichissimi che risalgono a ben 70.000 anni fa. Il nome del castello, secondo la tradizione letteraria, deriva da un uovo incantato che era custodito in un luogo del castello ignoto a tutti; finchè l’uovo fosse rimasto integro, sia il castello che l’uovo sarebbero stati protetti da ogni accidente esterno. Altri vogliono che in questo luogo si fosse arenato il corpo della sirena Partenope. Un’altra leggenda gravita anche intorno al Parco Virgiliano, probabile sepoltura del poeta Giacomo Leopardi fu prima sepolto qui e poi trasferito a Recanati. In Piazza dei Martiri, che è il cuore di questa zona, si può ammirare il Monumento ai Martiri napoletani. Poi si può fare una sosta nella Villa Comunale che fu progettata dal Vanvitelli. Nel parco c’è l’edificio che ospita la stazione zoologica in cui c’è l’acquario più antico d’Europa, l’ottocentesca Cassa Armonica e molte fontane tra cui spicca la fontana “delle Paparelle”asportata dall’atrio del duomo di Salerno. Sulla Riviera di Chiaia è di notevole interesse culturale la Villa Pignatelli che ospita il Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes ed il Museo delle Carrozze. Poco distante c’è la chiesa di Santa Maria in Portico nella cui sagrestia c’è un presepe settecentesco ed in Piazza Piedigrotta sorge la chiesa di Santa Maria in Piedigrotta, così chiamata perché anticamente era situata ai piedi di una grotta. Sulla Riviera di Chiaia c’è anche la chiesa di San Pasquale che fu eretta da Carlo di Borbone per celebrare la nascita del primo figlio. Non lontano da questa zona sorge Posillipo che in greco significa “cessazione del dolore”. Posillipo, già nel Seicento, era il luogo prediletto dalla nobiltà spagnola che qui faceva costruire le proprie ville. Posillipo si può raggiungere in due modi: per terra e per mare. Seguendo il primo itinerario il visitatore sarà colpito dal Palazzo Donn’Anna che a picco sul mare, fu donato alla principessa Anna Carafa dal marito, il vicere Ramiro Guzman. Superata Piazza San Luigi, si giunge all’Ara Votiva, fatta costruire dal Comune in memoria dei caduti per la patria. Dopo aver attraversato piazza Salvatore di Giacomo, spicca la seicentesca villa Volpicelli che sembra un vero e proprio castello sull’acqua. Andando avanti si giunge nella località Marechiaro, ricca di ville, tra cui ricordiamo: Villa Doria D’Angri, Villa Quercia, Villa Grottamarina, Villa Bracale, Villa Roccaromana, Villa d’Abro, Villa Emma e Villa Rosebery che è di proprietà dello Stato ed è la residenza napoletana del Presidente della Repubblica. Non distante da questa zona residenziale c’è la settecentesca Chiesa di Santa Maria del Faro. Lasciando alle spalle la località Marechiaro si giunge al Parco di Posillipo, conosciuto anche come Parco Virgiliano o della Rimembranza, posto sulla sommità di Coroglio, da dove si estende uno splendido panorama. Al di sotto del parco c’è l’isola di Nisida che si può raggiungere con l’aliscafo o con il traghetto. Su questa piccola isola Cassio insieme a Bruto, che qui aveva la sua villa, decisero di uccidere Cesare. Dall’epoca borbonica l’isola divenne un carcere. Molto particolari sono anche l’isolotto di Gaiola con il suo porticciolo, la Cala di Trentaremi, la spiaggia di Marinella ed il Palazzo degli Spiriti. Posillipo risulta essere una meta ideale per trascorrere ore piacevoli sulle sue spiagge o sugli scogli famosi in tutto il mondo per la loro singolare bellezza.
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