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Storia

 

La presenza umana a Palermo è stata attestata in epoca preistorica da interessanti graffiti e pitture rupestri, ritrovati nelle grotte dell’Addaura: figure danzanti in un rito magico propiziatorio, forse “sciamani” di un popolo che abitò l’isola. Il nucleo originario della città fu fondato tra i corsi d’acqua del Kemonia e del Papireto. Si chiamò Sis, il cui significato è “fiore” nella lingua primigenia d’origine africana come i suoi primi abitanti, i Matabei, popolo proveniente dalla Giordania, passato dalla Spagna all’isola. Essi furono tutti Sicani – secondo lo storico greco Erodoto – e chiamarono l’insediamento urbano “Lidobello” per la peculiarità geografica del suo territorio, ponendovi il centro della Sicania, fra il XII ed il X secolo a.C. Nel 734 a.C. i Fenici, provenienti da Tiro, vi stabilirono una fiorente colonia commerciale a cui diedero il nome di Mabbonath (che in fenicio significa “alloggiamenti” cioè città abitata) in rapporti e contrapposizione ai Siculi, occupanti la parte orientale dell’isola. Essa divenne ben presto la più importante del cosiddetto triangolo fenicio, comprendente Mozia e Solunto. Fra l’VIII ed il VI secolo a.C. i Greci le diedero il nome di Panormos, tutto porto (a sottolineare la peculiarità geografica di una penisola circondata dalle foci di due fiumi, Papireto e Kemonia, e quindi facilmente difendibile) e mantennero i commerci con i Cartaginesi. Rimase una città fenicia fino alla Prima guerra punica (264 - 241 a.C.), a seguito della quale la Sicilia venne conquistata dai Romani divenendo parte della provincia di Siracusa. Con le guerre puniche Palermo fu al centro dello scontro fra Cartaginesi e Romani, finché nel 254 a.C. la flotta romana assediò la città, costringendola alla resa e rendendo schiava la popolazione che venne costretta al tributo di guerra per riscattare la libertà. Asdrubale tentò ancora di riprendersela, ma il console romano Metello ottenne una splendida vittoria. Vano anche il tentativo di Amilcare nel 247 a.C. che si accampò alle falde del monte Pellegrino, chiamato Ercta, senza riuscire a vincere, poiché la città rimase fedele a Roma ed ebbe i titoli di Pretura, l’Aquila d’oro ed il diritto di battere moneta, restando una delle cinque città libere dell’isola. Risentì della decadenza dopo Vespasiano, subendo le invasioni barbariche dal 445, con Genserico, re dei Vandali che mise a ferro e fuoco la città, fino al dominio di Odoacre, Teodorico e dei Goti. Nel 535 Belisario la espugnò con la sua flotta navale, sottraendola ai Goti dando inizio così il periodo bizantino che si protrasse fino all’830 quando gli Arabi, sbarcati a Marsala quattro anni prima, ne fecero la capitale del loro regno in Sicilia definendola “paradiso della terra”. Sede di un potente emirato che, grazie alla capacità amministrativa dei Kaglebiti, divenne una terra ricca e florida. Gli Arabi dapprima perseguitarono i Cristiani, ma poi lasciarono libertà di culto facendo loro pagare la “gìzia”, un tributo annuo per mantenere fiorenti i commerci grazie alla pacificazione. Nel 1072, dopo quattro anni d’assedio, il conte Ruggero d’Altavilla il Normanno espugnò Palermo. I Normanni ripristinarono il cristianesimo, dichiarando la città capitale dell’isola e nel 1130 Ruggero II d’Altavilla cingeva la corona di Re di Sicilia, una specie di stato federale con un primo parlamento, creato nel 1129, e l’organizzazione del catasto secondo una moderna concezione. Ai due Ruggero successero Guglielmo I (detto il Malo) e Guglielmo II (detto il Buono), i quali tentarono d’opporsi alle mire dell’imperatore Federico Barbarossa, deciso ad annientare il Regno dei Normanni in Sicilia. Un matrimonio di stato fra Enrico VI, figlio dell’imperatore tedesco, e Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II, nel 1185 favorì la conquista sveva e nel 1194 Palermo venne conquistata dal sovrano tedesco. A Palermo nacque la “Scuola poetica siciliana” con la prima poesia italiana in volgare. Federico II volle essere sepolto nella cattedrale di Palermo, quando nel 1250 si concluse improvvisamente la sua vita, conseguentemente scatenando le lotte di successione in cui Manfredi, suo figlio naturale, venne sconfitto a Benevento da Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia. Egli dette inizio alla dominazione angioina che durò fino al 1282. Carlo ed i suoi funzionari cercarono di sfruttare con tasse e tributi la Sicilia, mentre la capitale venne spostata a Napoli. Il malcontento dei Siciliani culminò nella rivolta del Vespro, il 31 marzo 1282, quando dinanzi alla chiesa del Santo Spirito – si narra – esplose la reazione popolare in seguito all’offesa fatta da un certo Drouet ad una bella donna palermitana. Tale avvenimento fu l’occasione per cacciare gli odiati Angioini, mentre veniva invitato ad assumere la corona del Regno Pietro III d’Aragona. Cominciò una guerra che si concluse con la pace di Caltabellotta nel 1302 e di Catania nel 1347. Nel 1494 la Sicilia venne annessa alla Spagna e Palermo divenne sede dei Viceré, i governatori a cui veniva affidato il potere nell’isola da condividere con i baroni. Furono espulsi gli Ebrei, istituito il Sant’Uffizio e crebbero i privilegi nobiliari. Dopo Ferdinando d’Aragona il governo più tirannico fu quello di Carlo V, della dinastia degli Asburgo di Spagna, e di Filippo II suo figlio, che esercitarono il potere da lontano servendosi dei baroni, i quali si circondavano di bravacci per esercitare la loro prepotenza. Coinvolta nelle guerre europee tra Francia, Austria e Spagna, nel 1713 col trattato di Utrecht la Sicilia passò a Vittorio Amedeo II di Savoia per breve tempo, finché, dal 1734, ritornarono i Borboni con Carlo III che scelse Palermo per la sua incoronazione del Regno delle due Sicilie. A lui successe il figlio Ferdinando, non molto gradito dai Palermitani, ma, nel 1798, gli eventi della Rivoluzione francese costrinsero il sovrano a rifugiarsi proprio a Palermo. Garibaldi nel 1860, con la Spedizione dei Mille, entrava trionfante in città il 27 maggio, dopo aver assunto la dittatura dell’isola col proclama di Salemi, chiamato a liberare la Sicilia dai Borboni da Rosolino Pilo. Tra Ottocento e Novecento Palermo visse una stagione di grande crescita economica e culturale (guadagnandosi l’appellativo di “Floriopoli”). Le lotte più significative dell’età contemporanea sono state quelle contro la mafia ed il banditismo di Salvatore Giuliano, che ebbe il suo regno nelle zone limitrofe di Montelepre e Palermo, ha vissuto purtroppo il peso del dominio mafioso per decenni, caratterizzati dalla speculazione edilizia, dal cosiddetto “Sacco di Palermo”. Nella lotta alla mafia sono stati colpiti uomini dello Stato, come il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ed il presidente della Regione Piersanti Mattarella e soprattutto i coraggiosi magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi nelle stragi di Capaci e Via D’Amelio, fino a Don Puglisi, martire nella sua difesa dei deboli nei quartieri più degradati.

 

 

 

 

 

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Testi:
Stefania Maffeo

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