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Palermo home StoriaTradizioniMonumenti e bellezze naturaliEconomiaGalleria fotografica

Monumenti e bellezze naturali

 

  • Ex Officine Ducrot: contengono una quarantina di capannoni esempi interessantissimi di archeologia industriale, con una naturale vocazione a diventare una straordinaria cittadella della cultura. Attualmente ne sono stati recuperati dodici, spazi adibiti, di volta in volta, a teatro, danza, mostre, concerti, convegni. In questi anni, i Cantieri sono diventati un importante punto di riferimento culturale, apprezzato anche in Europa, ospitando migliaia di avvenimenti.
  • Complesso S. Anna la Misericordia: ubicato nel cuore del centro storico, dove sorge l’antico mercato dei Lattarini (in epoca musulmana il popoloso mercato Sûq-el-attârin, “mercato dei droghieri”), è formato dall’ex convento francescano della chiesa di S. Anna, una delle più scenografiche del Barocco palermitano, e dai palazzi Bonet e Gangi. Esso mantiene tuttora i connotati dell’architettura residenziale di fine ’400, in stile gotico - catalano, con alcune bifore rimesse in luce (palazzo Bonet) e di una residenza conventuale seicentesca, che si articola attorno ad un magnifico chiostro con colonne in marmo grigio ed arcate a tutto sesto, preceduto da un bel portale d’ingresso, d’impronta manierista, dei primi del ’600. Particolare è  la mossa e fantasiosa facciata (1736) della chiesa, l’unico esempio palermitano in cui il parametro murario s’inflette, abbandonando la consueta bidimensionalità. Il grande chiostro porticato del convento è stato realizzato a partire dal XVII secolo a pianta quadrata; la lunga teoria di snelli elementi architettonici spiccano per la loro bicromia, conferitagli dal grigio della pietra di Billiemi del plinto, della colonna e del capitello, e dal giallo dorato della pietra calcarenitica degli archi.
  • Palazzo Chiaramonte: ha carattere di struttura fortificata. All’interno, nel salone, famoso è il soffitto ligneo con dipinti raffiguranti storie bibliche e cavalleresche. In fondo al cortile si trova la Chiesa di S. Antonio Abate (XIV secolo).
  • Museo etnografico: dedicato all’antropologo palermitano Giuseppe Pitrè, studioso di fama europea, è una delle istituzioni più apprezzate in Europa nel suo genere. Custodisce oltre 4 mila oggetti della tradizione popolare e della vita quotidiana contadina dalla fine del ’700 ai primi del ’900 provenienti da ogni parte dell’Isola: costumi, utensili domestici, manufatti legati all’attività agro - pastorale, alle feste, alla religione ed alla magia, pitture su vetro, ex voto, balocchi, cartelloni e carretti dell’Opera dei Pupi; ed ancora, la collezione dei presepi di terracotta del plasticatore trapanese Giovanni Matera (1658-1718) e le riproduzioni in gesso di forme di pani e dolci tradizionalmente preparati per determinate festività; oltre ad una ricchissima biblioteca di circa 24 mila volumi, tra cui cinquecentine, testi rari, manoscritti di Pitrè, 3.600 tra fotografie, diapositive,  stampe ed un cospicuo archivio. Circonda il Parco della Favorita, adibito a terreno di caccia dal re borbone Ferdinando IV.
  • Palazzo Ziino: nato come “casa della cultura” nel 1999, è un edificio a tre piani, con spazi particolarmente idonei per manifestazioni e iniziative nel cuore della città. Al primo piano, c’è la gipsoteca, dove sono esposti 64 gruppi scultorei in gesso, provenienti dai depositi della Civica Galleria d’Arte Moderna, che portano le firme di celebri artisti siciliani fra ’800 e ’900, come Mario Rutelli, Domenico Costantino, Benedetto Civiletti, Ettore Ximenes, Antonio Ugo.
  • Complesso di S. Maria dello Spasimo: restaurato nel 1995 come affascinante rudere romantico a cielo aperto, con i suoi alberi di sommacco cresciuti all’interno, tuttora cantiere aperto alla ricerca delle tracce di una ricca e variegata memoria, sorge nel quartiere della Kalsa (Al Khalisa, cioè l’Eletta), la cittadella fondata dagli Arabi nel 937. La sua storia comincia, però, nel 1506, quando il giureconsulto Giacomo Basilicò donò il terreno ai padri di Monte Oliveto per costruirvi chiesa e convento; e proprio a lui si deve la denominazione Spasimo, in segno di devozione alla “Madonna che soffre davanti a Cristo in croce”. Devozione che portò gli Olivetani a commissionare un dipinto sul tema al grande Raffaello. Ma lo Spasimo di Sicilia rimase solo per un breve periodo di tempo a Palermo, per poi essere donato a Filippo V di Spagna (oggi si trova al Museo del Prado di Madrid). Frutto di un’architettura tardo-gotica con influssi rinascimentali, la chiesa è caratterizzata dallo slancio verticale dell’abside, possiede un’ampia navata centrale con cappelle laterali e numerosi elementi di stile chiaramontano o carnelivariano, che esaltano la tradizione arabo-normanna. Nel portico ottocentesco è stata messa in luce parte del magnifico chiostro cinquecentesco che porta ad un grande salone, attuale sede di mostre.
  • Teatro Massimo Vittorio Emanuele: fu inaugurato il 16 maggio 1897 su progetto di Ernesto Basile. E’ il secondo teatro d’Europa dopo l’Opera di Parigi.
  • Duomo: con le sue torri gugliate, le sue bifore, i suoi archi intrecciati ed ogivali compare con la sua maestosità. Fu edificata nel 1184 da Gualtiero, un inglese inviato da Enrico II d’Inghilterra come precettore di Guglielmo II di Sicilia, che fu arcivescovo di Palermo per 25 anni. Presenta un esterno gotico. Il portico sud (1453) è un capolavoro dello stile catalano, mentre all’estremità dell’abside si ammira una decorazione policroma ad intarsio. La cupola è del XVIII secolo. All’interno tra le sculture del Gagini, un coro ligneo (1466) bellissimo esempio di arte gotico – catalana, le tombe (l’Arca) di Federico II e di sua moglie Costanza D’Aragona, della madre Costanza, figlia di Ruggero II (ivi sepolto) e del padre Enrico VI. Il tesoro conserva il diadema imperiale di Costanza d’Aragona del XII secolo, rimosso dalla sua tomba. Vi sono anche passi del Corano incisi in una colonna insieme all’urna d’argento che conserva le reliquie di S. Rosalia, protettrice di Palermo. L’insolito campanile si congiunge alla chiesa con due archi.
  • Chiesa e chiostro di S. Giovanni degli Eremiti: costruita da Ruggero II tra il 1130 ed il 1148, re normanno che considerava l’arte come “strumento di regno”, è famosa per le sue cupole rosse a bulbo tipiche dell’arte araba - fatimita. Le cupole rotonde (il cielo) su torri quadrate (la terra), rappresentano il luogo simbolo di Palermo. Un piccolo chiostro è nel giardino che circonda la chiesa ricco dei profumi e dei colori esotici del gelsomino, dell’arancio e del melograno. È uno dei monumenti arabo-normanni più famosi di Palermo.
  • Capo: è un tipico mercato di impianto arabo e sfocia nell’omonima piazza. Sorto nella parte superiore dell’antico Hârat – as - Saqâlibah o quartiere degli Schiavoni, denominato in periodo normanno “Seralcadio”, prende il nome dal fatto che la contrada su cui sorse occupava la parte superiore del quartiere. Insieme con Ballarò è il mercato che consente d’immaginare la vita di una Palermo saracena, offrendo gli odori, i sapori, i colori ed i suoni più caratteristici.
  • Chiesa della Magione: fondata nel 1150 da Matteo d’Aiello, cancelliere di Ruggero II, è una delle maggiori testimonianze della Sicilia normanna. Presenta una pianta a forma basilicale a tre navate sorrette da colonne, mentre internamente la costruzione si presenta molto squadrata e movimentata da una serie di archi ogivali.
  • Galleria regionale siciliana: è ospitata all’interno del Palazzo Abatellis, edificato nel 1495 su progetto di Matteo Carnelivari nelle forme del tardo gotico catalano con soluzioni rinascimentali. Tra le opere più antiche vanno considerati gli elementi architettonici in legno intagliati a motivi geometrici del XII secolo. Tra le opere del ‘400 il famosissimo busto marmoreo di Eleonora d’Aragona, opera di Francesco Laurana ed il S. Vito del Gagini. Di Antonello da Messina il museo conserva la tavola dell’Annunciazione (1473) ed i Tre Santi.
  • Palazzo reale: detto anche dei Normanni, fu costruito nel IX secolo su resti punici e romani e costituisce da sempre la sede del potere palermitano e siciliano, sede degli Emiri, Re e Vicerè, oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana. Al suo interno le sale di Ruggero, sala Gialla, Rossa, del Duca Montalto, d’Ercole e Pompeiana. La meravigliosa Cappella Palatina fonde elementi di stili diversi: il bizantino, l’islamico ed il normanno. È ricca di mosaici, intarsi marmorei con oro, pietre e vetro. Di notevole importanza anche la Torre Pisana o di S. Ninfa con la Stanza dei Tesori.
  • Mondello: baia di pescatori, ora affermata stazione balneare con numerose grotte d’interesse geologico e preistorico lungo la strada costiera alle pendici del Monte Pellegrino.
  • Museo archeologico Salinas: ha sede nel settecentesco Convento dei PP. Filippini annesso alla chiesa di S. Ignazio all’Olivella. Contiene frammenti architettonici, sculture e manufatti provenienti dai grandi siti fenici, greci e romani della Sicilia. Degne di nota due statue di grandi dimensioni raffiguranti Zeus databili al II secolo a.C. Nel chiostro maggiore è esposta la collezione di statue di età ellenistico - romana proveniente da Tindari e Selinunte.
  • Castello della Zisa: secondo la tradizione all’interno vi sarebbe nascosto un tesoro in monete d’oro, custodito dai diavoli raffigurati su uno degli archi del portico. I lavori di costruzione iniziarono per volere di Guglielmo I nel 1165 e fu completato sotto Guglielmo II.
    Il suo nome deriva dall’arabo Al - Aziz ossia splendido, ed ancora oggi, per le sofisticate strutture, è ritenuto uno dei più belli edifici arabo-normanni del mondo. È adibito a Museo dell’Islam e raccoglie testimonianze del mondo Arabo in Sicilia. Sono esposti alcuni significativi manufatti di matrice artistica islamica provenienti da paesi del bacino del Mediterraneo. Tra questi sono di particolare rilevanza le eleganti musciarabia (dall’arabo masrabiyya), paraventi lignei a grata (composti da centinaia di rocchetti incastrati fra di loro a formare, come merletti, disegni e motivi ornamentali raffinati e leggeri) e gli utensili di uso comune o talvolta di arredo (candelieri, ciotole, bacini, mortai) realizzati prevalentemente in ottone con decorazioni incise e spesso impreziosite da agemine (fili e lamine sottili) in oro ed argento.
  • Chiesa di S. Teresa: si trova nella Kalsa, ex quartiere arabo. Presenta una facciata barocca opera di G. Amato e decorazioni interne a stucco di Giacomo Serpotta.
  • Arsenale: edificio rettangolare a due piani costruito nel periodo tra il 1621 ed il 1630 su progetto dell’architetto Smiriglio, uno dei più celebri rappresentanti del manierismo italiano. Qui sono stati costruiti gli sciabecchi e le galere che hanno assicurato la vittoria sui pirati che infestavano il Mediterraneo.
  • Vucciria: termine che deriva dal francese “bouccherie” che significa macelleria, fu inizialmente un grande mercato destinato al macello ed alla vendita delle carni. Successivamente divenne un mercato per la vendita del pesce, della frutta, della verdura e di altri prodotti alimentari. Caratteristico è l’intenso odore di pesce ed il frastuono delle abbanniate (grida in siciliano) dei commercianti. È lo specchio di un mondo, è il tumulto della vita, come suggerisce il famosissimo quadro di Renato Guttuso, è una festa di colori, di suoni, una festa della gente.
  • Chiesa della Martorana: fu eretta attorno al 1140 da Giorgio di Antiochia, ammiraglio di Ruggero II e cristiano greco – ortodosso (perciò detta anche dell’Ammiraglio). Oltre al bellissimo campanile con intarsi policromi, va ammirata all’interno la ricchissima decorazione a mosaico del più puro stile bizantino. Nel vicino convento, fondato da Eloisa Martorana nel 1193, si radunò il parlamento siciliano (1295) che decise, alla vigilia della rivolta dei Vespri, di cedere la corona a Federico d’Aragona.
  • Convento dei Cappuccini: nei sotterranei è disposta una delle più macabre collezioni del mondo. Centinaia di cadaveri di nobili e di ricchi palermitani, di tutte le età, uomini e donne, morti tra il 1600 ed il 1881, elegantemente abbigliati, riposano in quelle catacombe a ricordare la vanità delle cose umane. 
  • Chiesa del Gesù: costruzione barocca  conosciuta come la chiesa della Casa Professa, ha un interno che costituisce un eccellente esempio dell’abilità degli artigiani siciliani nella lavorazione del marmo. È la più antica chiesa gesuita della Sicilia.
  • Chiesa dello Spirito Santo: situata all’interno del cimitero di S. Orsola, dove motivi ornamentali in stile normanno s’inseriscono in una sobria architettura articolata da archetti ogivali e portali d’ingresso.
  • Chiesa di S. Cataldo: costruzione normanna del 1160, dalla caratteristica facciata tripartita sormontata da tre cupole rosse emisferiche realizzate su tamburo, che meglio conserva il suo aspetto originario. All’interno è notevolmente interessante il pavimento musivo; la pianta è a tre navate sorrette da colonne antiche.
  • Palazzo Arcivescovile: ospita il Museo Diocesano, che raccoglie opere d’arte di notevole interesse, provenienti dalle chiese soppresse o distrutte durante l’ultima guerra.
  • I Quattro Canti: o teatro del Sole, una piazza ottogonale che costituiva il centro fisico e simbolico della città settecentesca, ossia i quattro mandamenti. Le facciate di ogni cantone sono in stile barocco e ciascuna è decorata da tre statue in omaggio ad una stagione, ad un sovrano ed alla protettrice del mandamento.
  • Chiesa di S. Caterina: iniziata nel 1556, questa chiesa unica nel suo genere presenta al suo interno molte decorazioni risalenti al XVII e XVIII secolo. Felice esempio di barocco palermitano, è ricca di sculture, colori ed intarsi marmorei. Gli affreschi del soffitto sono di Filippo Randazzo nella navata e di Vito D’Anna nella cupola.
  • Fontana Pretoria: in stile manierista, fu eretta nel 1544 e detta della vergogna per le sue statue nude. Composta da 600 pezzi, nella piazza che la ospita iniziarono i moti del 1848.
  • Palazzo Sclafani: fu costruito nel 1330 dal feudatario Matteo Sclafani, conte di Adornò, in competizione con il coevo Palazzo Chiaramonte fatto innalzare dal cognato.
  • Porta Nuova: fu eretta dal viceré Marcantonio Colonna nel 1583, rifacendosi al modello di uno degli archi trionfali effimeri eretti in città al passaggio dell’imperatore Carlo V vittorioso a Tunisi. La versione attuale risale al 1669 ed è caratterizzata da una copertura a piramide ricoperta di maioliche colorate. Collegata al Palazzo dei Normanni, è il fondale monumentale del Cassaro o via Toledo, l’asse principale che attraversa il centro storico di Palermo.
  • Chiesa di S. Domenico: fu realizzata dal maestro del barocco siciliano Tommaso Maria Napoli. All’interno l’opera più interessante è il bassorilievo di S. Caterina (1528) di Antonello Gagini.
  • Oratorio del Rosario di S. Domenico: presenta un elegante decoro barocco del maestro – stuccatore Giacomo Serpotta (1715). La pala d’altare è la famosa Madonna del Rosario con S. Domenico e le Patrone di Palermo di Antonio Van Dyck, mentre sulle pareti compaiono affreschi di Luca Giordano e Pietro Novelli.
  • Villa Giulia: Goethe riteneva stupendi i giardini con statue e fontane di uno dei più bei giardini pubblici d’Europa.
  • Oratorio di S. Lorenzo: il gioiello della chiesa, le cui pareti sono decorate con scene in stucco delle vite dei santi Lorenzo e Francesco, figure allegoriche e putti di Giacomo Serpotta, è l’arco trionfale (1468) di Francesco Laurana e Pietro da Bonitate. Nel 1969 fu rubata la Natività con S. Francesco e S. Lorenzo (1609) di Caravaggio.  
  • Oratorio di S. Zita: il pannello sulla parete di fondo rappresenta la battaglia di Lepanto,  mentre altri rilievi raffigurano scene del Nuovo Testamento, tutte dipinte con stravagante realismo da Giacomo Serpotta.
  • Museo Internazionale delle Marionette: una collezione di pupi, marionette, ombre e pannelli provenienti da tutto il mondo.
  • Palazzo Aiutamicristo: esempio fra i più belli ed elaborati di Gotico fiorito costruito dal Carnelivari nel  1490. Bello è il cortile con portico a loggiato.
  • Palazzo Orleans: dove visse in esilio, dal 1810 al 1814, Luigi Filippo d’Orleans, futuro re di Francia, oggi sede della Regione Sicilia.
  • Teatro Politeama: al suo interno è ospitata la Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo.

 

 

 

 

 

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Testi:
Stefania Maffeo

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