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STORIA

 

L'origine del toponimo è, secondo alcuni latina: plinianus (ossia possedimento di plinius); secondo altri invece deriverebbe dal greco " peri ‘ ghnatos" , ossia "vicino al passaggio angusto". altri ancora ritengono che il nome sia allusivo alle piante di pero, qui coltivate in abbondanza.

Le origini vere e proprie di prignano sono di difficile individuazione a causa dei limitati studi storici e archeologici condotti, tuttavia le numerose tracce del passato riscontrabili in paese permettono di farsi un’idea. i più antichi reperti risalgono alle epoche greca e romana ; si tratta per lo più di vasellame e monete, pietre scalpellate e connesse senza malta di calce, rottami di bronzo e altro metallo, cocci di terracotta.. ma non mancano frammenti attribuibili in qualche modo a costruzioni.

I primi dati certi si riferiscono soltanto alla seconda metà del viii sec. d.c., quando in alcuni documenti della badia di cava dei tirreni, si racconta che nell’anno 796 prignano fu donato dal principe Agismongo di Salerno ai monaci della stessa Badia.

Il paese appartenne fino al secolo XII alla famiglia dei Sanseverino, passando nel corso dei secoli, in mano a diversi feudatari, fino alla famiglia Cardone, che dal 1701 lo mantenne con il titolo di marchesato fino all'abolizione della feudalità nel 1806.

Prignano era diviso in tre casali : il casale di Poglisi, di cui è rimasta unica superstite la chiesa di SS. Cosma e Damiano ( all’interno del cimitero) , San Giuliano ( che adesso rappresenta il fulcro commerciale del paese ) e Melito ( la parte piu’ antica ).

L’impianto urbanistico originario del paese è riscontrabile ancora oggi, anche se la maggior parte del sistema difensivo è andata distrutta e rimpiazzata da case rurali innalzate su quanto rimasto degli antichi bastioni.

Melito

L’origine del nome melito deriva da " meleto " , boschetto di meli probabilmente per le grandi coltivazioni di queste piante. Il villaggio è registrato per la prima volta nel rilevamento statistico del Regno di Napoli del 1489 ma si suppone che le origini del paesino risalgono a piu’ di duemila anni fa.

Chi viene a Prignano non può andar via senza aver prima visitato il caratteristico "Vico degli Aranci", il vicolo più antico della frazione di Melito ; l’atmosfera che regna in questa stradina è davvero particolare, ricca di ricordi passati e l’ apprensione aumenta se lo si percorre di sera..ricordando che in passato si diceva che nei pressi di un’antica abitazione situata in questo vicolo spesso si verificavano fenomeni di apparizioni di fantasmi luminosi, vestiti a volte di bianco e a volte di nero e di una statura gigantesca; si udivano spesso delle voci lontane, rumori strani, si verificavano lanci di pietre e altri oggetti, lievitazione di mobili di peso enorme e altri fenomeni.

Si è sempre detto che in altre case di Melito , dopo notte, strane apparizioni turbavano il sonno degli abitanti, a volte con le apparizioni del tipico fantasma detto - ò monaciello -.

Sempre in Vico degli Aranci è bello osservare quello che è rimasto dell’antica torre della famiglia Volpe : una struttura che adesso è circa la metà di come doveva essere in origine. ( La sua struttura quadrangolare e massiccia ricalca quella di numerose altre costruzioni di cui rimangono solo i basamenti, utilizzati da costruzioni piu’ tarde quali fondamenta ) .Sul frontespizio della torre si vede scolpito in pietra locale l’antico stemma della famiglia. per quello che ne è rimasto è possibile ancora vedere delle mensole di pietra intorno alle mura a forma di merlatura, le pietre incavate dove si scorgono i segni rimasti dai cardini del ponte levatoio, le feritoie per colpire con le armi gli assalitori. (ma il più caratteristico mezzo di difesa usato a quei tempi per difendersi dagli attacchi nemici doveva essere una specie di "girandola " posta sulla sommità di questa torre che veniva messa in moto dalle braccia degli assediati facendo roteare attorno ad essa delle grosse pietre attaccate a catene di ferro. il roteare continuo impediva al nemico di scalare la fortezza mentre dall’interno, attraverso le feritoie, con le armi da fuoco, venivano colpiti gli assalitori e spesso messi in fuga.)

In occasione della sagra che si tiene in agosto nella frazione di Melito, dedicata all’olio cilentano, è possibile anche visitare il locale di un’ antica abitazione ( casa cirota ), un tempo adibito a frantoio e deposito dell’olio. ancora oggi in questo locale si può ammirare un antico strettoio per la pressione delle olive.

Molto caratteristica è anche la chiesetta di Santa Caterina, situata quasi al centro del casale. pare che sia stata edificata prima del 500, quando sono note tracce che documentano il culto della Santa a Melito. all’interno si ammira un particolare e originale altare in calcina e pietra ed un’antica tela che rappresenta il "mistico sposalizio di S. Caterina con Gesù".

Percorrendo le poche scale che si trovano di fianco alla chiesetta ci troviamo di fronte ad uno scorcio suggestivo offerto dalla sorgente

" fontana vecchia ", racchiusa in una costruzione rurale in disuso ma che in passato ha rifornito di acqua il paese in assenza dell’acquedotto

 

testi a cura del comune di Prignano Cilento

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