Entrando a Prignano , proprio di fronte alla chiesa madre c’è il Palazzo Cardone : il palazzo è disabitato. Costruito intorno al 1700, quando i Cardone furono nominati marchesi di Prignano, durante la seconda guerra mondiale è stato utilizzato come ospedale militare dai tedeschi. . Il palazzo, che è diventato il simbolo di Prignano appare in tutta la maestosità delle sue tre ali, i terrazzi, i comignoli, il vecchio parafulmini ; a sinistra dell’ingresso , nascosta tra gli alberi troneggia una robusta torre merlata, quella di destra è stata distrutta nel tempo. All’interno della recinzione muraria si intravede un largo viale ornato da grossi pilastri in pietra , la stalla per i cavalli e una grata piccola e spessa che nasconde la stanza adibita alla prigione. Il portale in arenaria, ormai corroso nel tempo, dava l’ingresso su un ampio cortile ; due piani e soffitta con finestre ad arco in pietra. In soffitta antichi tesori, trascurati, polverosi e collegati da bianche ragnatele, mobili e cio’ che hanno potuto lasciare i ladri, dopo varie visite
Chiesa S. Nicola di Bari
La chiesa Parrocchiale di Prignano, dedicata a San Nicola di Bari risulta essere stata edificata prima del XIII sec; anche se ha subito svariate volte trasformazioni e ammodernamenti, la disposizione è restata la stessa. Negli anni passati le chiese di Prignano hanno subito svariate volte furti : scomparvero candelabri antichi di legno e di metallo, cornici del 700, custodie in legno intarsiato, croci d’argento e molti altri arredi sacri. Scomparvero anche oggetti di rilievo artistico quali tre tele di grande formato, tra cui una raffigurante le anime del Purgatorio con l’effigie della Madonna del Carmelo attribuito al celebre pittore Paolo De Matteis. L’interno diviso in tre navate e’ notevole per la sua ampiezza e per i suoi cinque altari in finissimo marmo bianco di Carrara gli affreschi che ricoprono la navata centrale raffigurano il santo patrono nel compiere il miracolo del salvataggio del fanciullo. Dall’ alto della torre campanaria dove vi si accede attraverso una scala di ferro, si gode un panorama eccellente che si stende amplissimo oltre il paese. Questa chiesa e’ una delle tante del Cilento di semplice e snella costruzione e ha in se dell’attraente anche per il luogo dove e’ stata costruita, a cavalcioni di una collinetta
Chiesa di SS. Cosma e Damiano
Unica superstite dello scomparso casale di Poglisi, la chiesa è ubicata al centro del cimitero di Prignano; ardita costruzione del X secolo, e forse prima, che domina il territorio circostante in una suggestiva panoramica. La chiesa è abbastanza ampia e spaziosa, a tre navi nel sistema basilicale, suddivisa da archi in muratura che fanno da colonnati; il campanile è di singolare forma romanica. Questa chiesa ebbe un’importanza vitale nella storia e nella difesa del casale di Poglisi: ogni qual volta sull’orizzonte costiero si affacciava il pericolo di incursioni di predoni assassini ne fu il centro di unione, con la vicina Torchiara e altri casali per organizzare la difesa contro le orde degli invasori.
Chiesa di San Biagio
Non si conosce l’epoca esatta di edificazione della cappella di S. Biagio, un tempo dedicata a San Giuliano.; l’edificazione dovrebbe risalire intorno al 1300 circa.
La chiesetta, ubicata alle pendici della collinetta di San Giuliano, ha avuto un’importanza vitale nella storia di Prignano; ne fu il centro commerciale, come il casale di Poglisi, per un mercato settimanale che si svolgeva nella località e di una fiera di due giorni. C’è una leggenda che aleggia intorno alla chiesa : pare che in un certo periodo la cappella fu ridotta allo squallore, le erbe e i rovi la invasero ricoprendola . In seguito, in un periodo non bene identificato, la gente del luogo notava che un Vescovo e gente a cavallo ogni qualvolta passavano davanti ai resti della chiesetta si inginocchiavano in atto di pregare a ricordo di qualcosa che ormai non era più visibile. Allo sparire del vescovo e del suo seguito avvolti tra una fumata tra il bianco e il grigio si gridò al miracolo; la cappella fu riedificata con il concorso di tutto il popolo
Chiesa di S. Antonio da Padova
La chiesa di S. Antonio da Padova è tutto cio’ che resta dell’ Antico Convento degli Agostiniani, assieme ad alcune case addossate ad essa che, anche se ristrutturate dai proprietari attuali, conservano ancora l’aspetto di piccole celle-dormitori dei religiosi. Il complesso risale all’incirca al XII sec, ma il convento fu soppresso con bolla di Papa Innocenzo X nell’Ottobre del 1652. Nell’interno la chiesa si presenta architettonicamente piuttosto semplice e spoglia per i vari restauri che si sono susseguiti fino ai nostri giorni. Essa si imponeva con un antico tempietto in legno andato distrutto durante i restauri del 1971. Del tempietto, che oggi si può ammirare solo in fotografia, rimane un complesso di cinque statue e una custodia in legno di epoca non meno antica ( XV secolo ) .
Melito
Chi viene a Prignano non può andar via senza aver prima visitato il caratteristico "Vico degli Aranci", il vicolo più antico della frazione di Melito ; l’atmosfera che regna in questa stradina è davvero particolare, ricca di ricordi passati e l’ apprensione aumenta se lo si percorre di sera..ricordando che in passato si diceva che nei pressi di un’antica abitazione situata in questo vicolo spesso si verificavano fenomeni di apparizioni di fantasmi luminosi, vestiti a volte di bianco e a volte di nero e di una statura gigantesca; si udivano spesso delle voci lontane, rumori strani, si verificavano lanci di pietre e altri oggetti, lievitazione di mobili di peso enorme e altri fenomeni.
Si è sempre detto che in altre case di Melito , dopo notte, strane apparizioni turbavano il sonno degli abitanti, a volte con le apparizioni del tipico fantasma detto << O’ monaciello >>.
Sempre in Vico degli Aranci è bello osservare quello che è rimasto dell’antica Torre della Famiglia Volpe : una struttura che adesso è circa la metà di come doveva essere in origine. ( La sua struttura quadrangolare e massiccia ricalca quella di numerose altre costruzioni di cui rimangono solo i basamenti, utilizzati da costruzioni piu’ tarde quali fondamenta ) .Sul frontespizio della torre si vede scolpito in pietra locale l’antico stemma della famiglia. Per quello che ne è rimasto è possibile ancora vedere delle mensole di pietra intorno alle mura a forma di merlatura, le pietre incavate dove si scorgono i segni rimasti dai cardini del ponte levatoio, le feritoie per colpire con le armi gli assalitori. (Ma il più caratteristico mezzo di difesa usato a quei tempi per difendersi dagli attacchi nemici doveva essere una specie di "girandola " posta sulla sommità di questa torre che veniva messa in moto dalle braccia degli assediati facendo roteare attorno ad essa delle grosse pietre attaccate a catene di ferro. Il roteare continuo impediva al nemico di scalare la fortezza mentre dall’interno, attraverso le feritoie, con le armi da fuoco, venivano colpiti gli assalitori e spesso messi in fuga.)
In occasione della sagra che si tiene in Agosto nella frazione di Melito, dedicata all’olio cilentano, è possibile anche visitare il locale di un’ antica abitazione, un tempo adibito a frantoio e deposito dell’olio. Ancora oggi in questo locale si può ammirare un antico strettoio per la pressione delle olive.
Molto caratteristica è anche la Chiesetta di Santa Caterina, situata quasi al centro del Casale. Pare che sia stata edificata prima del 500, quando sono note tracce che documentano il culto della santa a Melito. All’interno si ammira un particolare e originale altare in calcina e pietra ed un’antica tela che rappresenta il "mistico sposalizio di S. Caterina con Gesù".
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