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STORIA

Nella storiografia locale, tutta la campagna dell’Ager Nucerinus viene associata alla stessa sorte delle campagne pompeiane, che subirono l’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. La vita economica, nonostante tutto, riprese e la produttività agricola crebbe a tal punto da destare le mire dei duchi napoletani durante la dominazione bizantina, a partire dal VI secolo. La valle continuò a gravitare nell’area bizantina, finché, nel 601, Arechi, duca di Benevento, l’occupò dopo feroci devastazioni. Nel 652, Arechi, strappata Salerno al ducato di Napoli, costituì il principato salernitano, mentre Sarno passava sotto la dominazione longobarda. Fu così che il territorio di Scafati rimase ancora assegnato al ducato di Napoli, ma la separazione fra i due stati non garantiva certa una pace sicura alle popolazioni poste lungo la linea di confine.

Nel corso del IX secolo, infatti, alcuni mutamenti politici portarono alla ridefinizione dell’assetto territoriale e, dall’anno 848, il territorio di Scafati entrò a far parte, dal punto di vista politico e strategico, della valle del Sarno, passando dalla denominazione bizantina a quella longobarda del principato di Salerno. Questi anni videro la popolazione della valle fare dura esperienza delle lotte intestine e dell’invasione musulmana; a difesa delle scorrerie saracene venne elevata la torre, vicino al fiume. Con l’avvento della dinastia normanna il territorio continuò ad essere prevalentemente demaniale e tale rimase fino all’avvento degli Angioini.

Nel 1254 l’area di scafati fu donata a Riccardo Filangieri da Papa Innocenzo III, divenuto in quegli anni unico e vero padrone dell’Italia meridionale. Estintasi la sua famiglia, la terra di Scafati ritornò al regio demanio e segnatamente alla corona angioina, che si trovava già stabilmente insediata nel Meridione nel 1266. La presenza di una monarchia stabile a Napoli, però, determinò miglioramenti nelle condizioni di vita nella città ed un nuovo e più intenso rapporto con la vicina campagna.

Il territorio scafatese assunse, con gli anni, grande importanza venendo a trovarsi al centro dei commerci e dei transiti nella valle del Sarno, nel momento in cui i traffici si incrementavano ed il passaggio delle merci sul fiume avvertiva un proficuo sviluppo. Il traffico ed il commercio richiamarono, sul posto più vicino al fiume, nuova gente ed altra popolazione, e avrebbero di lì a poco dato inizio ad una floridezza economica senza precedenti, se il signore di Scafati non avesse modificato l’alveo del fiume, causando il disastroso impaludamento di buona parte dei terreni e la recrudescenza della malaria. Connessa all’incremento demografico ed economico fu l’estensione dell’insediamento urbano.

Nel biennio 1647-48 la valle fu nuovamente teatro della guerra che si combatté fra le forze popolari e quelle baronali come riflesso immediato della rivolta di Masaniello, scoppiata pochi mesi prima a Napoli. In questa congiuntura, la torre posta sul fiume a Scafati fu nuovamente considerata punto strategico per il mantenimento delle vie di Calabria e, conseguentemente, contesa da ambedue le frazioni in lotta. La sua caduta in mano alle forze baronali segnò l’inizio di un triste periodo di rassegnata sottomissione del ceto rurale alla volontà dei baroni.

L’ideale rivoluzionario della repubblica partenopea del 1799, nell’Agro ed a Scafati in particolare, ebbe vita brevissima. Fatta eccezione di uno sparuto gruppo, il popolo e la classe intellettuale rimasero indifferenti o volutamente estranei al movimento delle idee, senza lasciarsi travolgere dai fatti immediati.

Nel 1810 Scafati divenne Comune indipendente.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Testi: Stefania Maffeo

 

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