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Storia

 

Già nel II millennio a.C. tutto il territorio della provincia di Trieste fu sede di insediamenti protostorici: i castellieri, villaggi di dimensioni ridottissime, difesi da cinte di pietre squadrate arroccati sulle alture, i cui abitanti appartenevano ad una popolazione illirica di stirpe indoeuropea. Si narra che il fondatore della città fosse Tergeste, un amico del mitologico eroe greco Giasone che qui volle fermarsi. Giasone era alla ricerca del “vello d’ora” e sbarcò con gli Argonauti alle foci del Timavo. Nel 50 a.C. circa, il piccolo borgo di pescatori divenne colonia romana con il nome di Tergeste. Ci sono due ipotesi sull’etimologia del nome antico di Trieste: la prima rimanda a Ter-egestum, che significa costruita tre volte, mentre l’altra suggerisce che il nome sia formato dalla radice indoeuropea Terg (che significa mercato) e dal suffisso veneto Este, ovvero città. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente fu sotto il controllo di Bisanzio fino al 788, quando passò sotto il controllo dei Franchi; quando il vescovo Giovanni acquistò da Lotario, re dei Franchi, il potere sulla città, cominciò una fase storica caratterizzata da maggior stabilità. Trieste riuscì ad affermarsi come libero comune appena nel 1300, ma, nel momento in cui venne nuovamente minacciata la tanto sospirata autonomia, la città, dopo secoli di battaglie contro la rivale Venezia, nel 1382, si pose spontaneamente sotto la protezione di Leopoldo III d’Austria, instaurando il lungo e fecondo rapporto con la dinastia asburgica pur conservando una certa autonomia fino al XVII secolo. Dopo una breve dominazione spagnola nel XVI secolo, nonché eventi calamitosi quali pestilenze e carestie, nel corso del Settecento si aprì per la città un nuovo orizzonte. Il passaggio alla Trieste moderna avvenne nel 1719, quando Carlo VI decretò, con un editto, la libertà di navigazione, aprendo così le porte al commercio ed assegnando alla città il privilegio di Porto Franco. Successivamente, sotto Maria Teresa e Giuseppe II, i benefici concessi alla città accrebbero i già prosperi traffici, attirando al contempo persone di varia provenienza e creando così quel cosmopolitismo che ancora oggi si ritrova nei luoghi di culto, nel dialetto e nei cognomi stessi dei triestini. Trieste diventò, nel 1867, capoluogo della regione del Litorale Adriatico dell’Impero (il “Küstenland”). Trieste fu, assieme a Trento, il centro dell’irredentismo, movimento che puntava alla annessione all’Italia di tutte quelle terre abitate da secoli da popolazioni di cultura italiana (o italica) ma che ancora non facevano parte dell’Italia d’allora (terre “irredente” appunto). Il ritorno all’Italia, lungamente atteso, avvenne nel 1918, ma tale annessione retrocesse Trieste al ruolo di “porto qualunque”, avendo perso, una volta svincolata dal contesto mitteleuropeo, la sua unicità. Nacque in queste terre anche il cosiddetto “Fascismo di frontiera”, precursore di quello che sarà il fascismo a livello nazionale. Il secondo conflitto mondiale comportò la perdita delle terre della penisola Istriana, passate alla neocostituita Jugoslavia. Nel periodo che va dall’armistizio (8 settembre 1943) all’immediato dopoguerra, Trieste fu al centro di una serie di vicende che hanno segnato profondamente la storia della città. Durante l’occupazione nazista la Risiera di San Sabba- oggi Monumento Nazionale - venne destinata a campo di prigionia e di smistamento per i deportati in Germania e Polonia ed a campo di detenzione ed eliminazione di partigiani italiani e slavi, detenuti politici ed Ebrei. La Risiera fu l’unico campo di concentramento in Italia e nell’Europa Meridionale, munito di forno crematorio, messo in funzione il 4 aprile 1944. Fu triestina la prima staffetta partigiana d’Italia: Ondina Peteani, deportata ad Auschwitz n. 81672. Il 30 aprile 1945 insorse il CLN di Trieste, appena un giorno prima dell’arrivo delle forze jugoslave. Le truppe tedesche resistettero fino al pomeriggio del 2 maggio, arrendendosi solo quando arrivarono in città i primi soldati neozelandesi. L’esercito jugoslavo del maresciallo Tito mantenne il controllo di Trieste fino al 12 giugno (i quaranta giorni di Trieste), durante i quali si svolsero esecuzioni sommarie ed infoibamenti nel Carso triestino. Successivamente gli alleati presero il controllo della città. Trieste è tra le Città decorate per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale. Le rivendicazioni jugoslave ed italiane nonché l’importanza del porto di Trieste per gli Alleati furono la spinta nel 1947, sotto l’egida dell'ONU, all’istituzione del “Territorio libero di Trieste” (TLT), in pratica uno stato a sé, diviso in due zone d’occupazione militare: la Zona A amministrata dagli Alleati e la Zona B dagli Jugoslavi. Questa situazione continuò fino al 26 ottobre del 1954 quando il problema venne risolto semplicemente dividendo il territorio libero di Trieste secondo le due zone già assegnate: anzi, la Jugoslavia riuscì a strappare ancora qualche territorio, arrivando fino ai monti che sovrastano la periferia della città. Tale situazione provvisoria fu resa definitiva nel 1975, col Trattato di Osimo, intercorso tra Italia e l’ex Jugoslavia.  

 

 

 

 

 

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Testi:
Stefania Maffeo

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