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STORIA

Circa le origini di Vibonati si ipotizza un primo insediamento verso l’anno Mille. Alcuni studiosi fanno risalire la fondazione della cittadina al IV sec. a. C. ad opera dei fuggitivi fenici di Tiro (e l’attuale denominazione di Tirone data a una località del paese avvalorerebbe tale ipotesi). Altri ne attribuiscono l’edificazione a Gisulfo, ultimo dei principi longobardi di Salerno.
In base a questa tesi quindi, l’etimologia del toponimo sarebbe longobarda, composta da “Wib” (villaggio) ed “ate” (ruscello) ad indicare appunto un villaggio sorto presso un torrente. Altri, ancora, ne collocano la fondazione in epoca romana, asserendo che Vibonati fosse l’antica “Vibo ad Sicca” di ciceroniana memoria e costituisse, nel periodo della grande potenza di Roma, un porto commerciale e militare di notevole importanza. Un’ultima tesi vuole che un gruppo di persone che risiedevano in una zona chiamata Volle (distante dall’attuale Vibonati circa 2 km), decidessero di spostarsi più in alto perché più protetta dalle incursioni dei Saraceni e dei pirati.
Il paese, dopo essere stato a lungo dominio dei Normanni e dopo gli scompigli ed i disastri delle invasioni barbariche, fu invischiato in una lunga storia medievale, passando nelle mani di numerosi feudatari, dai Longobardi ai Normanni, fino ai Sanseverino ed ai Carafa.

Dopo il 1600 la popolazione di Vibonati crebbe: causa di questa crescita furono le pesti che infestavano i paesi limitrofi, per cui la gente si spostava verso le colline dove il pericolo era minore. Casalis Vibonatorum, già nel 1300, pagava le decime; fatto non trascurabile, in quanto solo i paesi più agiati riuscivano a pagarle.
Nel 1797, dopo una lunga serie di vendite, Vibonati, che all’epoca contava circa tremila abitanti, si trovò infeudata alla principessa Teresa Carafa di Policastro.

Dopo l’abolizione della feudalità, Vibonati si trovò al centro dei sanguinosi moti del Cilento de! 1848 ed il 3 settembre 1860 ospitò Giuseppe Garibaldi, come ricorda una lapide di casa De Nicolelis.

 

 

 

 

 

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Testi: Stefania Maffeo

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