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L’Alta Tuscia, i luoghi del mistero
L’itinerario si snoda lungo un percorso circolare cha parte e si ricongiunge a Viterbo, capoluogo della provincia, attraversando un’area che può definirsi come la marca nord-occidentale del Lazio.
Luoghi del mistero etrusco, per le vestigia e le necropoli dell’antica civiltà italica. Ma anche luoghi del mistero paesaggistico che affascinò i viaggiatori stranieri del "Gran Tour". Forre, pianori , boschi di querce e lecci, si alternano alle colture tipiche della zona, cereali e olivo. Ma soprattutto terra di borghi e cittadine di arcaica suggestione che tra Alto Medioevo e tardo Rinascimento hanno vissuto un proprio fulgido e appartato splendore. E infine la terra del tufo, questa tenera rossastra pietra lavica che sembra accomunare natura e civiltà in un unico destino.
Descrizione dell’itinerario.
Da Viterbo a Ferento.
Ferento (Ferentum), città romana con magnifico teatro funzionante nella stagione estiva, le cui suggestive rovine di edifici civili, templi e strutture termali si stagliano sullo sfondo di un ondulato paesaggio, assurse a pieno splendore in età imperiale, decadde nel Medioevo e venne distrutta nel 1172 dalla rivale Viterbo.
Da Ferento a Montefiascone m 590
Cittadina di straordinarie ricchezze monumentali. Antico insediamento etrusco, probabile luogo di riunione della Dodecapoli etrusca nei pressi del leggendario santuario di Volumnia. L’abitato di origine altomedioevale sorge sull’erta che guarda al lago di Bolsena al centro di un’ importante zona vitivinicola.
Principale monumento, la chiesa di San Flaviano, struttura a due edifici sovrapposti risalente al XII sec.. Facciata del 1262 a tre arcate gotiche coronate da una loggia cinquecentesca. Dall’arcata centrale si accede alla chiesa inferiore (1032), a tre navate e corrispondenti absidi disposte ad arco. Sulla destra dell’entrata sorge la celebre pietra tombale del prelato Giovanni Fugger di Augusta , con la scritta in latino che da il nome" Est, est, est" al famoso moscato della zona, riferendosi all’aneddoto in cui un servo siglava con la parola "est" le migliori cantine. Per altro, del suddetto vino l’ecclesiastico tedesco finì per morirne per l’eccessivo consumo..
Si ammirano inoltre un ciborio del duecento e affreschi cinquecenteschi sulle absidi. Nella parete di ingresso a sinistra una Crocifissione e Vita di Santa Caterina, e affreschi quattrocenteschi di scuola senese.
Dal fondo della navata destra si accede alla chiesa superiore, sempre a tre navate divise da basse colonne con archi. Trono di Urbano IV (1262), altare e spazio centrale nella nave mediana con vista sulla chiesa inferiore.
Da visitare inoltre il Duomo, consacrato a Santa Margherita su progetto del Sanmicheli (1519), completato da Carlo Fontana.
La cupola, completata soltanto nell’ottocento, caratterizza fortemente il profilo della città vista dalle campagne circostanti. Resti della Rocca di Urbano IV del XIII sec con vista sui Monti Cimini.
Da Montefiascone a Bagnoregio (Balneum Regis), m 484
Città natale di San Bonaventura, insigne filosofo e teologo del Medioevo. Dalla Porta Albana (1590), si penetra nell’antico abitato. Interessanti la Cattedrale .(1581), che conserva la Bibbia di San Bonaventura, e la chiesa di S.Agostino con crocifisso ligneo del XIV sec.
Nel vicino Seminario, Chiostro su disegno del Sanmicheli con pozzo centrale seicentesco di Ippolito Scalza. Curiosità , il museo dedicato al pilota automobilistico Piero Taruffi.
Il Convento dei Minori è sede di studi bonaventuriani con vista sulla frazione di Civita.
Civita di Bagnoregio. m. 443
Uno dei più singolari e romantici luoghi dell’Italia centrale, minuscolo centro tufaceo aggrappato ai caratteristici "calanchi" prodotti dell’erosione secolare. Viene chiamata anche "la città che muore " proprio a causa di un estremo fenomeno erosivo che la fa apparire quasi sospesa nell’aria. In effetti la sua stabilità è stata minacciata negli ultimi decenni e l’abitato stabilizzato con opportuni interventi di sostegno.
La si raggiunge esclusivamente a piedi attraverso uno stretto viadotto pedonale che inizia dal belvedere del Convento dei Minori.
Si accede all’abitato attraverso la caratteristica porta di Santa Maria o del Cassero, con loggetta a tre arcate che ingloba una porta etrusca. Il borgo è di incredibile suggestione, un grumo di antiche case, vicoli e piazzette con improvvisi scorci sulla campagna circostante, punteggiata di colture e casali.
Importanti la chiesa di San Donato, già cattedrale di Bagnoregio, con facciata rimaneggiata nel ‘600. Interno a tre navate, con crocifisso ligneo della scuola di Donatello (XV sec), tabernacolo e affreschi del tardo cinquecento. Inoltre il Palazzo Mazzocchi-Alemanni e resti della casa natale di San Bonaventura.
Spopolato durante l’erosione, ora è " dolcemente" colonizzato da artisti ed amatori che curano sapientemente il restauro delle case private. Semplici osterie e piccoli romantici ristoranti allietano la visita. Si possono visitare inoltre un museo dell’olio e della civiltà contadina.
Da Bagnoregio a Bolsena m. 350
Erede dell’etrusca e romana Volsinii, domina lungo la Via Cassia l’omonimo lago, il più vasto bacino lacustre di origine vulcanica della penisola italiana. Presenti resti dell’etrusca "Velsna". Il monumento più famoso è la Collegiata di Santa Cristina, dedicata al miracolo eucaristico del 1263, celebrato anche da Raffaello nella sala di Eliodoro dei Musei Vaticani, nonché evento ispiratore della costruzione del Duomo di Orvieto. All’interno dell’abitato medievale troviamo La chiesa di San Francesco, a navata unica con affreschi trecenteschi, una Natività di Maria attribuita a Francesco Trevisani e un Crocifisso di scuola del Pastura. Accanto alla chiesa sorge la porta d’accesso del 1548 in pietra rossa. Il borgo è dominato dal Castello Monaldeschi, costruzione a pianta quadrata con torri angolari costruita dagli orvietani tra il XIII e il XIV sec, semidistrutta in età napoleonica (1815, nella resistenza a Luciano Bonaparte) dalla popolazione stessa. La struttura ospita Il Museo territoriale del Lago di Bolsena. Interessante il Palazzo del Drago, con interni ornati da affreschi di impronta manieristica (splendida la Sala dei Giudizi, ciclo monocromo ispirato a Perin del Vaga e P.Tibaldi) con bella vista sul lago.
La Collegiata di Santa Cristina –breve descrizione
Affacciata sull’omonima piazza impreziosita dal trecentesco Palazzo Ranieri, è uno dei più importanti luoghi di culto dedicati alla liturgia eucaristica. E’ costituita dalla chiesa a tre navate con le cappelle del Rosario (affreschi quattrocenteschi), di San Leonardo, con antiquarium contenente reperti delle catacombe, del Miracolo, con apparenti tracce del miracolo eucaristico sui marmi.
Da quest’ ultima si accede alla grotta, dove fu rinvenuto il corpo della santa con ciborio del IX sec sull’altare.
Un affresco di recente scoperta (1963) rappresenta il più antico reperto iconografico a citazione del miracolo eucaristico. Nell’ipogeo, tomba di Santa Cristina, sarcofago in pietra con statua di influenza robbiesca. Sulla destra Le catacombe.
Il Lago di Bolsena
E’ il maggiore invaso di origine vulcanica in Italia, a 300 m ca. sul l.m. con una profondità media di 150 m.. Di intenso colore azzurro, coronato dal verde variegato dell’erta dell’antico cratere, presenta una notevole pescosità (lucci, coregoni, carpe, anguille), che alimenta una sviluppata industria ittica nonché una tipica gastronomia lacustre. Verso la costa sud-occidentale emergono le suggestive isole Martana e Bisentina (proprietà privata, visite con autorizzazione da Capodimonte e Bolsena). Sulla Martana resti del Castello e della Chiesa di Santo Stefano (IX sec), dove venne tenuta prigioniera e uccisa nel 535 Amalasunta, figlia di Teodorico. Sulla Bisentina sorge il Palazzo Farnese, forse progettato da Sangallo il giovane. Chiesa dei SS. Giacomo e Cristoforo, sempre attribuita al Sangallo con cupola del Vignola. Inoltre tomba di Ranuccio Farnese (1449) ed Edicola del Sangallo con vista su Capodimonte. Nell’interno le cinque cappelle del 1450 ornate da affreschi della scuola di Benozzo Gozzoli
Da Bolsena ad Acquapendente. m . 420
E’ il più settentrionale comune del Lazio, sulla Via Cassia in direzione di Siena. Interessante Cattedrale, detta Chiesa del Santo Sepolcro con annessa casa dei Cavalieri Templari di cui è visibile un portico superstite dell’antico edificio romanico sulla destra della facciata. Nelle vicinanze, in località Torre Alfina (11km), la riserva naturale di Monte Rufeno, con museo naturalistico del fiore organizzato per percorsi a tema, e centro di ripopolamento della fauna selvatica (cinghiali).
Da Acquapendente a Gràdoli. m. 470
Cittadina dominante il lago di atmosfera medievale. E’ dominata dal Palazzo Farnese eretto da Sangallo il Giovane nel ‘500 sui resti della Rocca del XII sec. Vi è ospitato il Museo del Costume farnesiano. Sulla destra chiesa di S. Maria Maddalena con facciata barocca e campanile settecentesco. Affresco staccato del ‘500 sull’altare maggiore.
Gràdoli è importante centro di produzione vitivinicola (Aleatico). Deviazioni suggerite per l’abitato medievale ma di aspetto seicentesco di Làtera (2km), e il piccolo Lago di Mezzano.
Da Gràdoli a Valentano m .538
Al centro di un’area ricca di cave di lapillo rosso e verde, conserva parte dell’antica cinta muraria. Anche questo borgo e’ dominato da una Rocca Farnese a pianta ottagonale con torre cilindrica. Ospita il Museo preistorico della Tuscia e della Rocca. Nella centrale Piazza Cavour, Collegiata con tele di Carlo Maratta e Sebastiano Conca.
Compresa nell’itinerario è la deviazione rivierasca verso i resti dell’antica "Visentium", e i pittoreschi borghi di Capodimonte e Marta.
Domina il primo un’ennesima testimonianza dell’influenza della famiglia Farnese in quest’area, nonchè dell’arte di Antonio da Sangallo il Giovane. Il Castello Farnese staglia il suo profilo sul promontorio che guarda all’isola Bisentina. E’un attrezzato porto turistico.
A pochi chilometri, sempre protesa sul lago, sorge Marta, pittoresco borgo di pescatori con resti della Rocca di Urbano IV.
Centro di produzione della "Cannaiola", raro vino abboccato rosso che si sposa con la gastronomia ittica lacustre.
Visitabile da maggio a settembre, il Giardino della Cannara, sul fiume Marta, emissario del lago, suggestiva costruzione medievale.
Da Valentano verso Farnese e le rovine di Castro.
Farnese, prossima al confine con la Toscana, avrebbe dato il nome alla storica casata romana. Naturalmente un cinquecentesco Palazzo Farnese domina la piazza principale. Da ammirare inoltre la chiesa parrocchiale di San Salvatore con tabernacolo ligneo e marmoreo del ‘500 e tela di Orazio Gentileschi. Chiesa di San Rocco, con un Sant’ Antonio di Giovanni Lanfranco.
Vivamente consigliabile la parentesi naturalistica della Selva del Lamone, selvaggia foresta di querce e lecci cresciuta sopra un pittoresco terreno roccioso di pietra lavica solidificata dalle forme bizzarre (su tutte la Rosa Crepante, cratere di lava che interrompe la vegetazione simile a una dolina carsica.) Sui sentieri ben tracciati si aprono le antiche carbonaie. Mappa dettagliata reperibile in Municipio.
A 6 km a sinistra del bivio per Pitigliano si raggiungono le rovine di Castro, capitale dell’omonimo Ducato creato nel 1537 da Papa Paolo IV Farnese per il figlio Pier Luigi. Distrutta da Innocenzo X nel 1649 dopo un lungo assedio. Ma notizie della città risalgono all’VIII sec. come sede vescovile succeduta all’antica "Bisentium".
Ritorno a Valentano verso Canino e Vulci.
Canino m. 229
Borgo medievale di origine etrusca, fu feudo di Luciano Bonaparte sepolto nella cappella neoclassica, con bassorilievo attribuito al Canova, situata nella Collegiata trecentesca. La stessa custodisce importanti tesori d’arte: due tavole di scuola toscana del ‘500, un fonte battesimale rinascimentale, un crocifisso ligneo trecentesco. L’area di Canino è forse, insieme alla Sabina, il maggiore distretto di produzione d’olio d’oliva del Lazio, con frantoi sociali e privati che consentono ampie possibilità di degustazione e acquisto di un prodotto dalle notevoli qualità organolettiche.
Vulci e il Ponte dell’Abbadia
Luogo di impareggiabile suggestione sul corso inferiore del Fiora. L’antica abbadia si staglia su un ampio paesaggio al confine con la Maremma toscana, con il turrito aspetto di una fortezza. Un muro liscio domina il fiume sul lato nord, mentre cinque torri con fossato e ponte levatoio delimitano il lato meridionale. Ospita uno splendido e raccolto museo archeologico costituito da reperti dell’abitato di Vulci e da arredi di tombe comprendenti oggetti in bronzo, monili d’oro, fibule e vasi attici di splendida fattura, rappresentativi della cultura materiale del centro etrusco sin dall’epoca protovillanoviana (X sec. a.C.). Il romantico ponte medievale a schiena d’asino sul Fiora, costruito su preesistente struttura etrusco-romana, costituisce il suggello inseparabile di un insieme naturalistico-monumentale solitario e struggente.
L’area archeologica della città di Vulci.
Scarse sono le tracce dell’antico centro della Dodecapoli etrusca ( decumano, complesso termale, e il "Tempio Grande" già di epoca romana). Di origine protovillanoviana (X sec a.C.), raggiunse il massimo splendore tra il VII e il VI sec. grazie ai fiorenti rapporti commerciali con il mondo greco. Sottomessa a Roma nel 280 a. C. e insidiata dal porto di Cosa, nei pressi dell’attuale Ansedonia, visse una lunga decadenza conclusasi con il definitivo abbandono e la costituzione della sede vescovile di Castro nell’VIII sec.
Di maggiore importanza, come caratteristica peculiare dei siti archeologici etruschi, l’area sepolcrale con le antiche tombe purtroppo spogliate degli arredi ormai dispersi.
La più importante è la Tomba François, ricca di pitture raffiguranti scene della mitologia greca e della storia etrusco-romana, recuperate e oggi visitabili a Roma In Villa Albani (abitazione privata di non facile accesso).
Da Vulci a Montalto di Castro e infine Tuscania.
Montalto di Castro m. 42
Interessanti il Castello Guglielmi e parte della cinta muraria. Nelle vicinanze, in località Pian de’ Gangani, sorge la colossale centrale policombustibile che ha sostituito il precedente progettato e contestato impianto elettronucleare. Interessante il centro di documentazione pubblico dell’ENEL.
Tuscania m. 165 – 7700 ab.
Fra le più interessanti e architettonicamente omogenee città d’arte dell’Italia centrale.
Le origini risalgono al periodo protovillanoviano (IX sec. a.C.), cui segue la fase etrusca testimoniata dalle necropoli che circondano l’antica acropoli o sparse fra i dirupi sul fiume Marta.
I Romani la eressero in "Municipium" tra il II e il I sec. a.C. Longobarda dal VI sec d.C. , si espanse urbanisticamente nel ‘200 (dominio di Federico II nel 1240, visita di San Francesco nel 1222). Sotto il controllo diretto del papato dal XIII sec., venne ribattezzata con il forse riduttivo nome di "Toscanella"(assumerà il bel toponimo attuale solo nel 1911.).
Libero comune tra il XIV e il XV sec., fu teatro di lotte intestine fra le varie famiglie patrizie per il suo controllo.
Il successivo periodo di decadenza condusse alla perdita della sede vescovile (1653).
Rifiorì soltanto in epoca post –risorgimentale.
Nel 1971 un violento terremoto ha semidistrutto l’abitato facendo numerose vittime, devastando le celebri basiliche romaniche di San Pietro e Santa Maria Maggiore. Il tragico evento è stato tuttavia occasione per un appassionato e accuratissimo restauro che ha ripristinato monumenti e impianto urbano forse con maggiore eleganza e omogeneità.
Le Mura - L’attuale perimetro di 3km, inferiore a quello originario, merlato e di materiale tufaceo, è ben visibile dalla strada per Viterbo.
Santa Maria del Riposo – Di origine duecentesca, quattrocentesca nell’attuale struttura, mostra un’elegante facciata con portale del ‘500.
Interno a tre navate con pala d’altare di Perin del Vaga (XVI sec). Si ammirano inoltre una Madonna con Bambino del Pastura (XV sec),
una Deposizione e adorazione dei pastori di scuola toscana sugli altari della navata destra, una pala del Sermoneta nella navata sinistra.
Nei locali dell’annesso convento è ospitato il Museo Nazionale Tuscanese con reperti etrusco-romani e medievali.
Santa Maria della Rosa – Antica Cattedrale della città, presenta un interno a tre navate con affreschi duecenteschi e di epoche successive.
Nelle vicinanze San Marco (portale con colonne tortili affreschi all’interno), e San Silvestro, duecentesca, con affreschi in controfacciata di Gregorio e Donato d’Arezzo (XIV sec.)
Palazzo Spagnoli – Trecentesco, presenta il caratteristico profferlo, scala esterna poggiata su arconi, dettaglio architettonico assai diffuso nell’urbanistica medievale del viterbese fin quasi a simboleggiarla.
Duomo – Eretto su più antichi resti nel 1566-72, consacrato a San Giacomo, presenta aggiunte settecentesche nel campanile e nella cupola. Varie e preziose le opere d’arte ospitate all’interno. Sei formelle di marmo di Isaia da Pisa (XV sec.), polittico trecentesco di scuola senese, un trittico del Balletta, una Madonna della Misericordia, e un San Bernardino e due Angeli di Sano di Pietro.
Sulla piazza antistante spicca la seicentesca Fontana Grande, con giochi di luce e acqua tipici del manierismo architettonico.
Torre di Lavello e parco omonimo – Situata oltre il Palazzo Fani-Ciotti, dal bel cortile a logge, venne innalzata da Angelo Tartaglia nel XV sec., ed estende il nome al parco adiacente. Impareggiabile la vista del vallone di Tuscania su cui spiccano isolate le basiliche romaniche. Nei pressi il Palazzetto Baronale, costruzione trecentesca con bifore a figurazione e capitelli lavorati. In basso, nell’antica Piazza del Mercato (1209), la fontana delle Sette Cannelle, costruita su basamenti etrusco-romani.
Piazza Basile – Centro culturale e mondano della città, con vista sul parco della Torre di Lavello. Nei pressi Chiesa di San Leonardo (XIV sec.) sul largo del Teatro dove sorge la colonna infame o dei Bandi, e la Chiesa di San Francesco, duecentesca, con annessa la Cappella Sparapane, con una Crocifissione quattrocentesca di scuola umbra.
Le Basiliche romaniche di San Pietro e Santa Maria Maggiore.
Insieme monumentale "topico" e simbolico della cittadina alto-laziale, le due basiliche sono tra le testimonianze più insigni del romanico in senso assoluto. Esterne ma prossime al centro abitato, ne simboleggiano il ruolo storico e religioso come importante sede arcivescovile.
San Pietro
Elegante e austera, sovrasta con il suo slancio verticale la città, il paesaggio, la basilica inferiore come vero e proprio "Dominus"
ambientale. I resti delle torri e delle mura e l’annesso palazzo arcivescovile testimoniano dell’originaria estensione della città.
Iniziata nell’VIII sec., vennero aggiunte nel secolo successivo le navate laterali e la cripta, per essere completata definitivamente con la facciata nel XIII sec.. Quest’ultima presenta elementi ornamentali assai complessi e simbolici, lunette a decorazione musiva, con cornice in marmo e mosaici. In posizione superiore un loggiato a colonnato marmoreo con grifoni laterali.
Ancora più in alto il rosone, composizione a marmi e mosaici, con simboli laterali degli evangelisti (angelo, bue, leone, aquila).
A destra dello stesso figura di demonio a tre facce con serpente, e raffigurazione simbolica forse di Atlante sulla sinistra. Elegantissime bifore sovrastano le due immagini. Un toro e una giovenca che sostengono paraste, completano il complesso simbolismo della facciata, rappresentazione scultorea e architettonica dell’eterna lotta tra il bene e il male.
L’interno
Di grande suggestione, vasto e severo, è a tre navate con colonne e pilastri che sorreggono arcate a ghiera. Presenta una sopraelevazione finale a copertura della cripta nella zona presbiteriale. Tre absidi ne chiudono lo spazio. Antichissime lastre marmoree (VIII-IX sec.) separano navate e presbiterio. Il pavimento è di fattura musiva a motivi geometrici. Presenti un ciborio non originale, l’antica cattedra vescovile e un elegante ambone dell’VIII sec..
Pitture bizantineggianti ornano il catino absidale e le absidi laterali, e scene di vita petrina il presbiterio superiore.
Misteriosa e arcana è la cripta, accessibile scendendo dal piano presbiteriale, sorretta da una fitta "foresta" si sottili colonne e ornata da resti di antichi affreschi.
Santa Maria Maggiore
Situata in basso rispetto alla Basilica di San Pietro, sorge sui resti di una costruzione romana.
Venne riedificata nel XII sec. con l’aggiunta delle navate laterali e completata con l’attuale facciata nel XIII sec..
Quest’ultima è caratterizzata da un loggiato ceco che scorre sopra il portale centrale, il tutto sormontato da un prezioso rosone a doppio ordine radiale con colonnine in marmo bianco.
L’interno
Alla ieratica monumentalità di San Pietro si contrappone il ricchissimo microcosmo artistico di questo minuto e prezioso edificio liturgico, vero scrigno di affreschi e delicati elementi architettonici.
Un fonte battesimale per immersione (VIII-IX sec.) occupa la navata destra, mentre un ambone finemente decorato sormontato da un ciborio gotico si trova nella navata sinistra. Sul fondale della navata centrale troviamo il Giudizio Finale di Gregorio e Donato d’Arezzo. Degli stessi autori, un Annunciazione e un Presepe sulla destra e Il dono della Cintoia sulla sinistra, ed altri episodi figurativi sulle colonne.
Figure di Apostoli bizantineggianti nell’abside maggiore (XIIIsec.). Non visibile perché staccato per restauro, il frammento del transetto destro raffigurante la traslazione delle reliquie nella Basilica nel 1183, risalente al 1637. Suggestiva vista dal basso dell’abside di San Piretro all’esterno.
Siti etrusco-romani
Nei dintorni si sviluppa l’area sepolcrale etrusca e anche romana.
Visibili, con visita a richiesta presso l’ufficio turistico, le necropoli dell’Olivo, della Peschiera, del Pian delle Mole. Spiccano la Tomba della Regina e La Tomba a Dado.
Tuscania è un attivo centro di attività culturali, soprattutto teatrali, musicali e di danza.
Il Teatro Rivellino, di architettura moderna ben inserito nell’impianto urbano, propone un’interessante stagione teatrale con spettacoli di avanguardia o riletture non convenzionali di classici.
Una comunità di artisti e artigiani spesso stranieri da alla città un tocco bohemièn e di simpatico cosmopolitismo.
Ritorno a Viterbo.
Il rientro nel capoluogo, offre una parentesi distensiva fra le sorgenti minerali di acqua sulfurea a ovest della città. La polla del Bulicame si apre in prossimità dell’Orto Botanico (6 ettari in strada Santa Caterina).
Conclude l’itinerario un ultimo tuffo fra le vestigia archeologiche e sepolcrali di Castel d’Asso.
L’area è dominata dall’omonima Rocca medievale (m. 215), costruita forse sui resti dell’Axia ricordata da Cicerone e più antichi insediamenti etruschi.
Di quest’ultimi sono visibili numerose tombe rupestri scavate sui fianchi dei valloni alla confluenza del Freddano con il Riosecco
L’ambiente bucolico, la presenza di solitarie greggi di ovini fra i prati e le boscaglie dei valloni, le vestigia antiche, sintetizzano nell’ultimo luogo toccato nell’itinerario, tutte le suggestioni di una terra forse non pienamente valorizzata.
Paolo Grego |