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I riti della Settimana Santa dalla Costiera Amalfitana al Cilento
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Nel Salernitano molto suggestivi sono i riti della Settimana di Pasqua: una “passione” che si rinnova dalla Costiera Amalfitana al Cilento.
 

Ogni anno il giorno di Pasqua si susseguono le sagre, gli spettacoli, i concerti, gli appuntamenti religiosi e non quali mercati, liturgie, messe di mezzanotte, nelle piazze, nelle chiese, nelle parrocchie per celebrare la morte e la resurrezione di Gesù Cristo e il mistero Pasquale. Il ponte di Pasqua è anche relax, vacanza e viaggi, giochi e divertimento come nel Salernitano si susseguono dalla domenica delle Palme fino al giorno di Pasquetta a suffragio della fine del triste periodo di Quaresima.

Pasqua è la principale festa della cristianità e la Costiera Amalfitana la celebra con la dovuta devozione. Molti sono i momenti suggestivi di questa ricorrenza che celebrano la settimana che ha segnato il mondo occidentale.

Una celebrazione ricca di emozione che rievoca la passione di Cristo si svolge ad Amalfi il venerdì santo, con gli incappucciati vestiti con una tunica bianca che illuminano il Duomo con le loro fiaccole ai piedi del Cristo portato in processione con delle musiche struggenti e la statua della Madonna S.S. Addolorata.

Emozionante e commovente è anche la processione dei Battenti a Maiori, mesta, ma coinvolgente, che ricorda la morte di Dio fatto uomo, ma  invita anche a riflettere sulla condizione umana, condizionata e spesso angosciata dal mistero della morte.

All’insegna della spiritualità, anche un viaggio a Ravello, con le sue tradizionali cerimonie religiose tra cui la toccante Via Crucis.

La settimana di Pasqua è un ottimo periodo per recarsi in Costiera Amalfitana sfruttando le tante offerte speciali che gli operatori propongono per brevi vacanze e week-end in hotel e b&b. Monumenti, tradizioni, paesaggi e natura della costiera possono essere goduti al meglio grazie al minor affollamento rispetto all’estate. Il clima mite del periodo pasquale è l’ideale per chi desideri avventurarsi tra i meravigliosi monti Lattari che sovrastano Amalfi, Praiano, Positano, diretti verso la valle delle ferriere, bella riserva naturalistica dove prosperano diverse specie di orchidee e la Woodwardia radicans, pianta molto rara e vero fossile vivente. Il periodo pasquale è il momento giusto per percorrere il sentiero degli Dei, 8 km di bellezza pura, paesaggi indescrivibili, dove il mare, compagno di viaggio inseparabile, può essere osservato da un’altezza variabile tra i 600 ed i 450 mt.

Nel Cilento molto forte è il valore simbolico della Pasqua: le antiche tradizioni si sposano con la più viva religiosità; la festa della Vita che rinasce tra storia, le usanze di un tempo e le più gustose ricette...

La Pasqua di Resurrezione è, nel linguaggio popolare cilentano, Pasca re l’Ova (Pasqua delle uova) per l’uso antico di regalare alla persona amata e ai bambini ‘u viccio cu l’uovo, cioè una treccia di pane bianco che contiene un uovo, preparata durante l’ultima panificazione prima della festa. L’aspetto che si dà al viccio è molto originale e costituisce oggi una delle pochissime "forme" che esprimono in maniera diretta il significato di un rito arcaico. Ogni paese ha elaborato una sua "forma"; la pasta del pane può essere modellata a tòrtano, cioè rotonda con una piccola cavità al centro nella quale è posto l’uovo; oppure a viccio, cioè intrecciata a creare l’aspetto di un neonato in fasce e l’uovo è collocato nella parte superiore (testa) o più spesso in quella inferiore (ombelico). Il viccio, un tempo, per le bambine che lo ricevevano in dono, costituiva l’occasione del gioco della "mamma": fasciato, diveniva nella loro fantasia, il figlioletto da cullare. Per la Pasqua re l’Ova si usano preparare delle pietanze particolari, per lo più delle pizze, cioè una specie di focacce; il loro nome è dato dall’ingrediente principale (pizza re maccarùni, re grano, re riso). Gustosissima tra tutte è quella detta pizza chiéna, cioè "ripiena" con formaggio di capra fresco, uova sode e molte fette di supressàta (tipico salame di carne di maiale lavorata artigianalmente in casa); il tutto amalgamato da uova sbattute e formaggio grattugiato, sistemato tra due sfoglie in un ruoto; la cottura ideale è nel forno a legna.

Va anche ricordato l’uso cosiddetto della bottiglia, che ormai va scomparendo. I bambini, in attesa che arrivino le confraternite dei paesi vicini, preparano in una bottiglia un intruglio di liquirizia e zucchero sciolti in acqua, che agitano con forza fino ad ottenere un liquido nero e schiumoso, che poi bevono mentre ascoltano i canti delle confraternite, sorbendo da una cannuccia inserita nel tappo di sughero.

Collegata alla Pasqua è anche la processione delle Palme, alla quale tutti i bambini del paese partecipano con la palma fatta di ramoscelli di ulivo ornati di dolciumi e caramelle ed un tempo di molti fichi secchi, non disponendo di altro. Consumate poi avidamente queste leccornie dopo il rito in chiesa, le palme benedette ormai spoglie saranno portate nei campi ed attaccate su un paletto della vigna come propiziazione di un buon raccolto di uva.

Casalvelino, nel cuore del Cilento, organizza in occasione della Santa Pasqua la tradizionale Via Crucis che si svolgerà nelle due giornate giovedì 9 e venerdì 10 Aprile 2009 per le strade del paese, con oltre 150 figuranti impegnati provenienti da ogni parte del Cilento. Nella prima giornata sarà possibile assistere alla rievocazione dell’interrogatorio nel Sinedrio da parte dei sacerdoti capeggiati da Caifa a Gesù, seguita dalla rappresentazione dell’ultima cena, preghiera nell’orto degli ulivi, tradimento di Giuda, cattura di Gesù e rinnegamento di Pietro. Il venerdì santo sarà la volta del processo di Gesù davanti a Pilato, rilascio di Barabba e flagellazione di Gesù, avvio al monte Calvario e crocifissione. Durante il tragitto Gesù incontra la Madonna, il Cireneo, la Veronica e la Maddalena.

Nell’ambito delle sacre rappresentazioni, va inclusa anche la processione del Sabato Santo di Roccagloriosa che rievoca la passione di Cristo. Due cortei con la confraternita in saio bianco partono da Rocca con le statue dell’Addolorata e del Gesù morto: raggiungono la chiesa di Rocchetta ove porgono il cordoglio. Uno stuolo di ragazzi li precede suonando i carrozzùni e le taràcciole, strumenti che emettono rumore continuo, ottenuto dal battere di alette di legno, il primo, e dallo strofinio di linguette egualmente di legno su un piccola ruota dentata, il secondo. I fedeli di Rocchetta formano poi un terzo corteo: tutti, percorrendo vie diverse che non li portano mai ad incontrarsi, giungono al luogo del Calvario ove il rumore aumenta a dismisura per rievocare la partecipazione della natura alla morte di Gesù descritta nei Vangeli. Questo è uno dei rari esempi di sacra rappresentazione che conserva ancora traccia di una teatralità popolare antica e che coinvolge tutto l’abitato, ove le vie sono il palcoscenico.

Il periodo pasquale acquista in alcuni paesi anche il sapore della festa patronale.

A S. Mauro Cilento inizia, con la processione di mezzogiorno, la settimana dedicata all’Addolorata, durante la quale la statua è esposta alla venerazione dei fedeli nella chiesa madre; si conclude con la fiera del sabato e la festa grande la domenica successiva.

A Prignano Cilento, il Lunedì in Albis si recita l’Opera ri Turchi, la sacra rappresentazione che chiude la processione in onore di S. Nicola, vescovo di Mira ma molto famoso in occidente. Si narra che salvò tre giovani donne dalla prostituzione offrendo loro una borsa di danaro. L’Opera "ri Turchi" a Prignano Cilento é un evento che si ricorda attraverso due rappresentazioni teatrali riproducenti episodi della vita del Santo. Dai tre bambini offerti dall’oste a S. Nicola come carne prelibata, al giovane Teodato ridotto in schiavitù dai Turchi. Si tratta certamente di una commistione di alcuni elementi pagani ed altri legati alla religiosità popolare, ma la rappresentazione costituisce il momento in cui i legami comunitari si saldano e fanno presa su tutta la popolazione.

L’opera (proposta anche il 6 dicembre) l’Angelo è mandato da S. Nicola, invocato da un bambino, di nome Teodato, fatto schiavo dai Turchi. Tutta la piazza antistante la chiesa parrocchiale diventa un palcoscenico, con quattro punti di recita dislocati lontani tra di loro. Da dietro la chiesa i personaggi vengono accompagnati sulla piazza con marcette da alcuni componenti della banda musicale, in tre gruppi separati: il Turco e la sua corte, Teodato ed un soldato, infine S. Nicola con due assistenti; i quattro "palcoscenici" sono la taverna, la cucina, la dispensa (su un alto baldacchino) e la prigione. L’azione scenica si svolge lentissima, anche per gli spazi che gli attori devono percorrere; pochissime ed elementari le battute, scandite tra intervalli di silenzi e di attesa, per cui la sacra rappresentazione dura circa un’ora. Sul palcoscenico principale, il capo dei Turchi e alcuni commensali pranzano (il cibo è veramente cucinato al momento, per cui la scena è lunghissima); viene a servire Teodato che, ai ripetuti inviti del Turco affinché mangi anche lui, risponde che non può perché angustiato dal fatto che egli è lontano dal suo paese dove si celebra la festa di S. Nicola. Il blasfemo signore lo deride, invitandolo a chiedere aiuto al Santo affinché lo liberi. Compare allora un angelo, impersonato da un bambino e sospeso ad un cavo d’acciaio, che attraversa tutta la piazza partendo dal campanile. Liberato il bambino, si presenta allora S. Nicola in persona - indossa piviale e mitria - e si reca in cucina come un semplice cliente ad ordinare il pranzo e chiede di vedere la dispensa. Qui vede in un tinello le membra di tre bambini trucidati, pronti per essere serviti in tavola, ed opera il noto miracolo, resuscitandoli. Il malvagio oste viene cacciato in prigione e lì bruciato vivo: i fuochi d’artificio simboleggiano la pena inflitta a costui ed il trionfo del Santo.

 

 Testi: Stefania Maffeo

 
 
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