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Gli antichi mestieri in mostra a S. Potito Ultra
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Viaggio nel centro dell’Irpinia alla scoperta dei mestieri perduti con una interessante visita al Museo del Lavoro di S. Potito Ultra (Avellino). Antichi mestieri e tradizioni di un tempo che fu in un paese che riserva piacevoli sorprese.
 
 

Il comune di S. Potito Ultra (Avellino), posto ad una quota di 517 metri sul livello del mare e beneficiato da un clima salubre, è un delizioso paesino da visitare, che vanta anche la sua vicinanza con località di soggiorno come l’Altopiano del Laceno. L’antica “Radicozzo”, villaggio distrutto da Annibale nel III secolo a. C., ha modificato il toponimo per onorare la memoria del giovane martire predicatore Potito.

Nel territorio comunale l’area ambientale di maggior pregio è quella attraversata dal torrente Salzola, tipico esempio di “corridoio di connessione biologica” che parte dalle pendici dei monti Picentini e, continuando lungo la valle del Sabato, si collega al Parco del Picentino, garantendo la continuità ambientale all’ecosistema. La zona attraversata dal torrente presenta splendide oasi naturalistiche e soprattutto importanti testimonianze di archeologica industriale tipiche di un’economia fluviale, come i numerosi mulini ad acqua, tutti del XIX secolo, di Don Nicola con i resti di un’antica cartiera), di Porfido (con vasche di raccolta), di Cavaliere (con sistema di captazione e raccolta delle acque) e l’imponente manufatto della Ramiera e del suo borgo di fabbrica, dove è presente anche una caratteristica chiesetta di campagna. L’opificio contiene gran parte della strumentazione originaria, compresi due magli a doppio battente e resti del sistema di ingegneria idraulica che alimentava l’attività di lavorazione. Un prezioso bene di interesse storico – artistico è il settecentesco Palazzo dei baroni Amatucci, sede del Municipio. Da vedere la cappella privata della famiglia, nella quale erano conservate le reliquie di S. Potito martire e le copie di brevi apostolici. Impreziosito con importanti portali e giardini interni, ospita, nelle sue cantine, il Museo del Lavoro, frutto della donazione De Felice – Sbriziolo. La raccolta antologica di oggetti dei più diversi attrezzi e strumenti di lavoro del tempo passato è forse uno dei più ricchi e variegati musei in Campania. Non un museo di civiltà contadina, ma di quel lavoro manuale, svolto in botteghe, frutto di una sapiente socializzazione dell’arte del fare. La varietà dei manufatti raccolti aprono una forte suggestione evocativa di percorsi diversi che conducono dal raffinato ambiente della moda, della sartoria, dell’oreficeria e dell’orologeria, all’armonioso retrobottega di un artigiano di strumenti musicali, dalla frenetica attività di una tipografia, alle scrivanie di pennini o compassi di emergenti professioni liberali. Per poi cambiare repentinamente quadro accompagnando gli utenti negli sgangherati e polverosi spazi di una falegnameria o di un fabbro – ferraio. Filo conduttore dell’esposizione è il tempo, come quello scandito dal grande orologio della torre campanaria in marmo di Carrara con cornice in ghisa che, con le sue lancette cesellate in ferro battuto, accoglie il visitatore invitandolo a proseguire il suo viaggio nella dimensione del tempo passato ed a scoprire oggetti dei più disparati mondi del lavoro per recuperarne la memoria. Non manca anche la capacità presepiale con preziose miniature di alcuni mestieri (lo scalpellino, il tipografo, il falegname, il “cucipiatti”, il barbiere, il ferraro) o scene di vita materiale riprodotte con sorprendente realismo (l’uccisione del maiale), che fanno irrompere nel museo una dimensione antropologica ed artistica davvero emozionante. Il viaggio nel tempo offerto dal museo del lavoro di S. Potito Ultra è l’espressione di una storia della cultura popolare.

Meritano una visita anche la Congrega di Santa Maria del Soccorso, costruita nel XVI sec. A croce latina, e la Chiesa di S. Antonio di Padova, che presenta un importante portale con decorazioni floreali, frutta e volatili. Sono anche molto belli palazzi di origine gentilizia di proprietà privata come il Tecce-Maffei (XVIII sec.), con giardino di forma regolare e cortile interno in pietra con una ricca biblioteca; Palazzo Cimirro, il Complesso ex Convento dei Cherubini con un caratteristico susseguirsi di portali ed una suggestiva corte interna; Palazzo Natellis con portali che “incorniciano” l’ingresso al paese.

Da non dimenticare che l’Irpinia vanta tre produzioni enologiche di altissima qualità riconosciute con la Denominazione di origine Controllata e Garantita (DOCG) che si possono assaporare anche a S. Potito Ultra, ossia Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo. La zona olivicola irpina rappresenta la seconda area di concentrazione dell’olivicoltura campana e comprende quattro grandi zone di grande interesse naturalistico.

Fiorente anche la produzione del torrone, dei latticini e della lavorazione delle castagne. Tipico è il dolce pasquale “‘ginetto”, ancora prodotto dalle sapienti massaie locali.


Stefania Maffeo

 
 
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