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Una Costiera Amalfitana da scoprire
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Itinerari alternativi in Costa d’Amalfi sulle tracce di antichi mulini e cartiere tra paesaggi stupendi, borghi incantati ed un mare da togliere il fiato. Luoghi ricchi di storia, con tracce e testimonianze che attendono soltanto di essere scoperti. Come? A piedi….fino a Sorrento.
 
 

Camminare per meravigliarsi, per conoscere,per difendere l’ambiente, per liberare la mente dallo stress accumulato, per ritrovare il benessere e le energie necessarie per tornare ad affrontare gli impegni di tutti i giorni. Può esserci un bellissimo gioco di sfumature nel cielo, la forma di una roccia che si erge all’orizzonte, c’è sempre un fiore nuovo, un insetto, un colore in grado di stupire, un profumo in grado di evocare emozioni. Un’autentica ricarica naturale, insostituibile medicina allo stress della vita metropolitana in grado di entusiasmare anche il turista più pigro.

Le cartiere di Amalfi si possono raggiungere inerpicandosi su ripidi sentieri alla scoperta delle valli fluviali della Costiera. La Valle dei Mulini (o anche detta delle Ferriere), nell’entroterra amalfitano, è un vero e proprio spaccato su un passato lontano, ma ricco di fascino. I resti di antiche cartiere, di una vecchia centrale elettrica e di una ferriera, tracce di tempi andati, riportano a galla la storia gloriosa di questi luoghi. Altra finestra sulla storia amalfitana è la Valle del Canneto, poco fuori la città da cui prese il nome l’antica repubblica marinara. Luoghi questi che, sin dal Medioevo, ospitarono tra le prime cartiere del continente europeo. Un’arte, quella della carta, ancora legata a queste terre, che affonda le proprie radici nella tradizione araba (che la appresero dai Cinesi) e della quale gli Amalfitani fecero da tramite in Europa. Impossibile dunque non far visita al Museo della Carta, dove è possibile ammirare stampe ed incisioni antichissime, ma anche ruote, presse e telai. Ben evidenti sono gli antichi magli in legno che, azionati da una ruota idraulica, battevano e trituravano gli stracci di lino, cotone e canapa precedentemente raccolti nelle possenti “pile in pietra”; la macchina olandese datata 1745; la pressa settecentesca utilizzata per l’eliminazione dell’acqua in eccesso dei fogli; la macchina continua “in tondo” o “a tamburo”. Il Museo della Carta si avvale anche di una sala operativa e di un’interessante biblioteca di settore. Quale occasione migliore per assistere alla realizzazione di fogli “fatti a mano”, oltre che ammirare gli antichi mulini ad acqua (tuttora ancora funzionanti grazie al torrente Canneto). La carta prodotta ad Amalfi, la cosiddetta bambagina, era molto pregiata soprattutto le filigrane con stemmi, simboli e disegni e si diffuse talmente che Federico II°, nel 1220, ne vietò l’uso per gli atti pubblici. Delle sedici cartiere che operavano nella Valle soltanto due sono ancora attive, mentre le altre sono abbandonate ed in rovina lungo il corso del Canneto. All’interno della riserva, nel 1710, il botanico Micheli individuò la Woodwardia radicans, splendido esempio di felce gigante del terziario che può raggiungere anche 1.80 mt di altezza.


Gli amanti della natura e del trekking non possono rinunciare a percorrere il sentiero degli Dei. I Monti Lattari costituiscono uno scenario unico e suggestivo di scoscesi dirupi a contatto con la florida vegetazione. L’itinerario escursionistico si svolge nel silenzio e nella tranquillità di una natura superba. Panorami incorniciati dal turchese del mare. Il sentiero, che parte da Agerola, conduce alla “Grotta del Biscotto” e di qui prosegue, di vallone in vallone, verso Nocelle dove la macchia mediterranea diventa più rigogliosa e folta, ricca di lecci, corbezzolo, erica e rosmarino. Da Nocelle (440 mt) è possibile raggiungere Positano scendendo 1500 scalini oppure prendere il sentiero per Monte Pertuso e scendere nel borgo marino.


In Costiera Amalfitana è anche possibile percorrere un itinerario che unisce il sacro con il profano, ovvero i panorami mozzafiato sul Golfo di Salerno e sulla Costiera Amalfitana e la ricerca del divino fortemente favorita dalla lunga ascesa a piedi verso il santuario mariano dell’Avvocata e gli ampi spazi aperti a picco sul mare che, naturalmente, spingono il visitatore verso la contemplazione dell’Infinito. L’edificio religioso, eretto sul monte Falerzio a picco su una parete rocciosa, si può raggiungere partendo da una lunga scalinata che parte da Maiori.


Punta Campanella è uno degli itinerari paesaggistici di maggiore interesse naturale, storico ed archeologico della Penisola Sorrentina. La punta Campanella delimita ad est il golfo di Napoli, separandolo da quello di Salerno. Per raggiungerlo, bisogna partire dalla piazzetta di Termini (frazione di Massalubrense) a piedi, attraversando un sentiero di campagna da dove si gode un panorama unico: la costa, un susseguirsi di insenature ed anfratti creati dal vento e dal mare, molto ripida e frastagliata con falesie a picco e pareti di rigogliosa macchia mediterranea che degradano dolcemente verso il mare. Meno note ma ugualmente suggestive le escursione ai bagni della regina Giovanna o alla baia di Crapolla, consigliabili per potersi concedere un bagno nelle calette nascoste. Il nome deriva da un antico tempio ad Apollo di cui restano pochi resti e si dice che l’Apostolo Pietro approdò in questa piccola insenatura nel suo viaggio dalla Palestina verso Roma. Piccola insenatura naturale, con una spiaggetta incantevole dove il tempo sembra essersi bloccato. La discesa parte dalla via Nula, nei pressi della Piazza San Tommaso Apostolo del borgo di Torca, frazione di Sant’Agata sui Due Golfi. In prossimità del rivo Iarito si imbocca sulla sinistra l’antico sentiero per giungere alla scalinata di 700 gradini in pietra calcarea che conducono fino alla spiaggetta. All’inizio della discesa si possono ammirare le isole dei Galli e degli scogli d’Isca e Vetara. Da qui si può raggiungere anche la chiesetta di S. Pietro e le rovine di un piccolo monastero benedettino. Dalla parte opposta, invece, si staglia l’antica torre difensiva di Crapolla, fatta costruire per fronteggiare gli assalti dei saraceni. Giunti infine sulla spiaggia si possono ritrovare antiche tracce di approdi greco-romani.


Stefania Maffeo

 
 
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