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Prati fioriti, animali al pascolo, splendide passeggiate, escursioni in montagna, divertenti pedalate in bicicletta, un trenino variopinto che la percorre annullando le distanze. Dove? In Alto Adige, in Val Venosta, terra di contrasti piacevoli tra natura allo stato puro e piccole modernità dalle mille sfaccettature.
Contadini operosi hanno trasformato la terra con amore e dedizione: in alto i ghiacciai eterni del gruppo Ortles, i boschi ordinati, i prati “pettinati”. Più a valle, invece, i meleti rendono romantici i paesini in una fusione armonica fra uomo e natura. In questo contesto, partendo dal lago di Resia con il caratteristico campanile che spunta dalle acque e nei cui pressi sgorgano le sorgenti del fiume Adige, il secondo corso d’acqua d’Italia dopo il Po, per passare ai ruscelli gorgheggianti ed ai canali d’irrigazione, la Val Venosta è anche la valle dell’acqua. Scorrono silenziosi i “Waale”: antichi canali che garantivano l’irrigazione d’ogni campo favorendo così una buona semina. Oggi lungo i Waale si snoda una fitta rete di sentieri amati dagli escursionisti e, in generale, da chi ama passeggiare in compagnia del rumore dell’acqua in un idillico alternarsi di prati verdi e freschi boschi. Percorrerli è ritornare alle origini ed è un po’ scoprire la Val Venosta, territorio ricco di religiosità, cultura e storia.
Terra di confine, scorrerie, ma anche “ponti” fra diverse culture e civiltà, con alcuni capisaldi irrinunciabili. Unico nel suo genere è Marienberg o Monte Maria, il convento benedettino più alto d’Europa che troneggia sul paesino di Burgusio a 3140 mt d’altitudine e che ricorda le storie del “Nome della Rosa”. Fu costruito dai monaci provenienti da Ottobeuren e conserva nella cripta pregevoli affreschi romani del XII secolo. Con circa 1000 abitanti, è il comune più piccolo delle Alpi: le mura perimetrali del XVI secolo sono ancora perfettamente conservate ed abbracciano viuzze, angoli caratteristici, antiche case e bassissimi portici. In zona una puntatina va fatta a Castel Coira a Sluderno, maniero gioiello con una delle collezioni d’armi ed armature più ricche d’Europa.
La terra di Ötzi (la mummia del Similaun) riserva notevoli sorprese per gli appassionati di storia: nella laterale Val Senales sorge un parco archeologico ricco di mistero e fascino a 1500 mt d’altitudine. In lontananza si scorge il Giogo di Tisa, luogo di ritrovamento dell’uomo venuto dal ghiaccio conservato nel museo di Bolzano. Un vero e proprio “Archeoparc”, un museo all’aria aperta con la ricostruzione di un villaggio palafitticolo del neolitico, che illustra le condizioni di vita ai tempi dell’ominide nei dintorni del suo luogo di provenienza ed organizza dei laboratori sulla vita nel neolitico, come il tiro con l’arco, la cottura del pane, attività di cucito.
Da non perdere è l’Aquaprad di Prato dello Stelvio: ci si potrà virtualmente tuffare nell’affascinante mondo della fauna ittica ispezionando un Bachacquarium (dedicato ai rii di montagna), una vetrata sulla vasca esterna ed ammirare i pesci scoprendone segreti e curiosità. Sempre nel Parco dello Stelvio conoscere Solda, sentire il respiro delle grandi montagne, il ritmico scampanellio degli animali all’alpeggio, il fruscio ed i sussurri del vento consente di vivere grandi emozioni. La località presenta una vitalità travolgente: ore di divertimento, serate musicali ed un’intrigante vita notturna. Vicino a Solda, a Trafoi, si trova il centro visite del Parco Naturale “naturatrafoi”: attraverso vari strumenti i visitatori entreranno a conoscenza della vita d’alta montagna, una vita di “confine”. Ancora , a Solda, da non perdere gli yak dello scalatore Reinhold Messner che danno agli alpeggi un’aria di piccolo Tibet ed una visita ad uno dei cinque Mountain Museum Messner.
Alla ricerca di equilibri psico – fisici perché non visitare il Südtirol con treno e bici? Tutto l’Alto Adige diventa percorribile, visitabile e vivibile grazie alla “Mobilcard” ed alla “Museomobilcard” che spinge ad utilizzare le piste ciclabili che si estendono in una rete di circa 600 km, magari con la “Frisbee”, la bici elettrica a pedalata assistita tutta “made in Alto Adige”. Muoversi docilmente, in armonia con la natura e con se stessi è l’obiettivo anche per chi pratica il “nordic walking”, uno sport molto popolare.
Oltre al Parco Nazionale dello Stelvio, vi sono altre zone contemplate dall’Unesco per il loro meraviglioso patrimonio naturale: i parchi delle Dolomiti di Sesto, del Puez – Odle, dello Sciliar – Catinaccio, del Fanes – Senes – Braies e la Gola del Rio delle Foglie “Bletterbach”.
A pochissimi chilometri dal capoluogo Bolzano vi è la Val d’Egea, scrigno incantevole circondato dalle magiche Dolomiti, al cui interno brilla un lago di straordinaria bellezza come quello di Carezza. Una vallata punteggiata da amene località votate all’accoglienza, paesini incantati votati al turismo e meta di appassionanti escursioni. Nova Ponente, Nova Levante, Obereggen, Ega e Monte San Pietro offrono aria sana, un paesaggio suggestivo ed una vista magnifica sulle quote del Catenaccio e del Latemar, che si tingono di un rosso splendido al tramonto. Entrambi i costoni rocciosi offrono percorsi ed itinerari escursionistici di varia difficoltà. Imperdibili sono le camminate fra le malche ed una tappa in alta montagna fra le quali spicca quella classica alla Torre di Pisa, cocuzzolo chiamato così perché pendente come l’edificio toscano in Piazza dei Miracoli.
Ci troviamo nel regno di Laurino, il re dei nani e delle leggende del giardino delle rose (Rosengarten). Secondo la tradizione, sul Catinaccio, laddove oggi si intravede fino a primavera inoltrata una grande chiazza di neve racchiusa in una sorta di catino, si adagiava una volta il giardino di rose di Re Laurino. Regnava su un popolo di nani che scavava nelle viscere della montagna alla ricerca di cristalli, argento ed oro e possedeva due armi magiche: una cintura, che gli forniva una forza pari a quella di 12 uomini, ed una cappa che lo rendeva invisibile.
Un giorno il re dell’Adige decise di maritare la bellissima figlia Similde e per questo motivo invitò tutti i nobili del circondario ad una gita di maggio, tranne Re Laurino. Questi decise allora di partecipare comunque, ma come ospite invisibile. Quando sul campo del torneo cavalleresco ebbe modo di vedere Similde, colpito dalla sua stupenda figura, se ne innamorò all’istante, la caricò in groppa al suo cavallo e fuggì a spron battuto. I combattenti si lanciarono subito all’inseguimento per riportarla indietro, schierandosi in breve davanti al Giardino delle Rose. Re Laurino allora indossò la cintura magica e si gettò nella lotta. Quando si rese conto che nonostante tutto stava per soccombere, indossò la cappa e si mise a saltellare qua e là nel giardino, convinto di non essere visto. Ma i cavalieri riuscirono ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi. Lo afferrarono, gli tagliarono la cintura e lo imprigionarono. Il re dei nani, irritato per il destino avverso, si girò verso il Rosengarten, che lo aveva tradito, e gli lanciò una maledizione: né di giorno, né di notte alcun occhio umano avrebbe potuto più ammirarlo. Laurino però dimenticò il tramonto e così da allora accade che il Catinaccio, sia al tramonto sia all’alba, si colori come un giardino di ineguagliabile bellezza.
Tappa finale a Lagundo, a due passi da Merano: presenta innumerevoli sfaccettature ed altrettante opportunità. Le palme da una parte ed i verdi alpeggi in quota, piacevoli contrasti per chi cerca relax e vacanze dinamiche. In basso distese di frutteti e vegeti che si estendono a fondovalle per risalire le dolci colline verdeggianti. In alto il territorio si spinge sino alla frazione di Velloi. Più su ancora le maestose cime del Parco Naturale del Gruppo Tessa. Sopra il paese un fitto reticolo di sentieri invita a lunghe camminate nel verde, sempre punteggiate da accoglienti punti di ristoro.
Stefania Maffeo |