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L’Anello delle Sette Fontane: dove l’acqua racconta la storia di un popolo

    Un percorso ad anello sul Monte Paflagone, tra le sorgenti del Sele e i boschi dei Monti Picentini

    C’è un angolo d’Appennino campano dove l’acqua non è semplicemente acqua: è storia, memoria, fatica, scorrendo nelle vene di due province per dissetare milioni di persone. Qui  corre lungo un antico tracciato di montagna dove si rivela a chi cammina in una sequenza di sette fontane che sembrano scandire il ritmo di un viaggio fuori dal tempo.

    Benvenuti nell’Anello delle Sette Fontane, uno dei percorsi più suggestivi del Parco Regionale dei Monti Picentini, a cavallo tra la provincia di Avellino e quella di Salerno, nel cuore dell’alta Valle del fiume Sele.

    Il punto di partenza: Caposele e il segreto delle sue acque

    Il cammino inizia a Caposele, a 420 metri sul livello del mare, un paese che custodisce un primato straordinario: le sue sorgenti alimentano uno degli acquedotti più lunghi d’Europa, quello che porta l’acqua fino in Puglia, percorrendo circa 24 000 chilometri. La scelta di questo fiume per l’opera che ha dissetato la Puglia, come spiegano le guide del posto, è stata motivata da una caratteristica che lo contraddistingue da altri fiumi, magari più prossimi alla regione Puglia: presenta la sua portata massima di acqua nel periodo estivo. La captazione delle sue acque ha comportato una diminuzione della portata d’acqua che scorre libera nel suo antico letto, pur lasciandone comunque abbastanza da permettere la vita dell’habitat fluviale e la spettacolarità del paesaggio.

    Prima di calzare gli scarponi, vale la pena di fermarsi al Museo delle Acque, per rendersi conto della portata letterale  di ciò che scaturisce da questi monti, e poi, per chi ha voglia di vivere un’emozione semplice e autentica, avvicinarsi alla sorgente e bere direttamente l’acqua come ne sgorga: batteriologicamente pura, freschissima, dal sapore piacevole e leggero.

     

    Il percorso: 18 chilometri sulle tracce dei pastori

    L’anello si sviluppa per circa 18 chilometri e raggiunge i 1.325 metri di quota sul Monte Paflagone, con un dislivello complessivo di oltre 900 metri dalla base di partenza. Ma non spaventatevi: il tracciato si snoda prevalentemente su tornanti, il che lo rende progressivo e mai brutale, accessibile anche a chi non è un escursionista esperto, purché si abbia una buona resistenza e si parta con calma.

    E la calma, qui, è la parola d’ordine.

    Questo sentiero non era nato per il turismo. Lo percorrevano gli allevatori di queste montagne, stagione dopo stagione, guidando il bestiame tra i pascoli d’altura. Le sette fontane, storici abbeveratoi costruiti dalla sapienza e dalla necessità,  erano i punti di sosta, i riferimenti della giornata di lavoro. Lungo la strada, le edicole votive che si incontrano raccontano la fede semplice e profonda di quegli uomini e di quelle donne: una religiosità  nata dalla fatica quotidiana, non dai libri.

     

    Le sette fontane: ogni sorgente, un nome, una storia

    Le fonti che danno il nome al percorso si incontrano una dopo l’altra, come grani di un rosario:

    Fontana del Pignuolo, Fontana del Serracino, Fontana Cerasuolo, Fontana Mauta, Fontana di Carminella, Fontana Canale e Fontana S. Biagio

    Ognuna ha il suo carattere, la sua posizione nel paesaggio, il suo microclima. E ognuna vi permette di dissetarvi, senza dovervi caricare di pesanti riserve d’acqua. Sulla via dei pastori, l’acqua non manca mai.

     

    Il bosco: un teatro naturale a ogni passo

    Il Parco Regionale dei Monti Picentini è uno scrigno di biodiversità  e l’Anello delle Sette Fontane ne attraversa alcune delle zone più integre. Il bosco cambia continuamente intorno a voi: castagni, faggi, lecci e abeti altissimi si alternano, creando un tetto che in gran parte ripara dal sole diretto, rendendo il percorso piacevole anche nella stagione estiva.

    Lungo il tragitto, a circa 1.200 metri di altitudine, un ciliegio ultracentenario vi aspetta silenzioso. È là da secoli, e ha visto passare generazioni di pastori, famiglie, e ora escursionisti. Fermatevi. Vale il momento.

    Tutto intorno, il sottobosco profuma di origano selvatico, timo e altre erbe aromatiche spontanee che rendono l’aria densa e inebriante. Dicono che respirare a pieni polmoni in questi boschi equivalga a una vera cura di benessere: non è esagerazione.

    Anche la fauna è varia ed interessante: volpi, lepri, cinghiali e finanche i lupi dell’Appennino meridionale frequentano questi boschi insieme a decine di specie di uccelli che animano le chiome con i loro canti.

     

    I Lagarelli: il belvedere che vi ferma il fiato

    Raggiunto il punto panoramico dei Lagarelli, il paesaggio si apre all’improvviso sul verde irpino. Valli, creste, boschi infiniti. È il momento giusto per sedersi, mettere giù lo zaino, e lasciare che gli occhi spazino liberi,  riempiendosi di quello che le città  non possono dare.

     

    Rifugio e area pic nic: il piacere della sosta

    Lungo il tragitto troverete un rifugio e un’area pic nic attrezzata: un invito a rallentare, a mangiare qualcosa di buono con vista sul bosco, a lasciar riposare le gambe prima di affrontare la seconda parte dell’anello.

     

    Quando andare

    Il periodo ideale è la primavera o l’autunno: i colori sono straordinari, le temperature miti, e il bosco è al massimo della sua espressività . D’estate il percorso rimane comunque godibile grazie alla copertura arborea, ma è meglio partire al mattino molto presto. D’inverno, invece, la neve e il ghiaccio possono rendere il tracciato insidioso.

    Difficoltà: media è adatto a camminatori con una discreta preparazione fisica.
    Lunghezza: circa 18 km
    Dislivello: oltre 900 m
    Quota massima: 1.325 m s.l.m.
    Punto di partenza: Caposele (AV), 420 m s.l.m.

     

    Perchè vale il viaggio

    L’Anello delle Sette Fontane non è un percorso qualsiasi. È un viaggio nella memoria della montagna appenninica, nelle storie di chi ha vissuto di questa terra, nell’abbondanza silenziosa di un’acqua che ancora oggi nutre un vasto territorio al di fuori della regione. È un invito a uscire dai circuiti del turismo di massa e ad addentrarsi in un’Irpinia che non fa rumore, ma che, quando la si incontra, non si dimentica.

    Portate le scarpe da trekking, un po’ di cibo e tanta voglia d’ immersione in un’esperienza coinvolgente, il resto ve lo danno questi monti.

     

    Percorso situato nel Parco Regionale dei Monti Picentini tra i comuni di Caposele (AV) e il confine con la provincia di Salerno.

     

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